Ieri, all´udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro, il Papa, citando Isaia, è tornato a parlare, come già aveva fatto due mesi fa, del "silenzio di Dio" che, di fronte alle atrocità della storia, può generare "perplessità" e, per l´uomo giusto, perfino "scandalo". Ma questa volta il Papa ha aggiunto che "il silenzio di Dio non sta ad indicare la sua assenza, quasi che la storia sia lasciata in mano ai perversi, nell´indifferenza e nell´impassibilità del Signore". Quel tacere, ha proseguito il Papa citando un passo del Libro di Giobbe, "sfocia in una reazione simile al travaglio di una partoriente che s´affanna, sbuffa e urla".
Anche nel dolore, quindi, anche nel dolore più atroce non c´è il buio della cieca insensatezza che talvolta sembra colpire la storia individuale e quella collettiva, ma la trama nascosta di un senso che il silenzio di Dio non indica, ma la sua presenza silente custodisce. Il discorso non è propriamente cristiano, perché il Dio che il Papa indica non è il Padre misericordioso e disposto al perdono, a cui i Vangeli fanno continuo richiamo, ma è il Dio biblico che si chiude nel silenzio, perché le azioni degli uomini non sono buone per sollecitare la sua benedizione, e neppure cattive per provocare la sua maledizione, ma perverse. Il bene e il male rientrano in un quadro di ordine e disordine, dove il senso della storia resta comunque segnalato dalla benedizione o dalla maledizione di Dio, ma la "perversione" abolisce il senso, ne fa perdere le tracce, inabissa la storia nel caos dell´insensatezza, ammutolisce Dio che resta presente come testimone dello spettacolo del male. Non il male che è il contrario del bene e per il quale è previsto anche il perdono di Dio, ma il male radicale, quello che antecede la stessa distinzione tra il bene e il male, perché lo spettacolo che dischiude non è quello dell´ordine o del disordine, ma quello dell´insensatezza che inabissa la storia nella luce nera dell´assenza di senso, dove la parola di Dio non solo non è ascoltata, ma neppure udita. E allora Dio tace. E nel suo silenzio accade il pianto del giusto e la ferocia dell´ingiusto, la morte dell´innocente e la parola vana di chi vuol riordinare la storia dopo aver ammutolito Dio.
Proprio perché non "cristiane", ma "veterotestamentarie" queste parole del Papa non sono di parte, non difendono il cristianesimo contro l´islamismo, perché sia i cristiani, sia i musulmani, sia gli ortodossi, sia i protestanti si riconoscono nel Vecchio Testamento, da cui il papa trae le immagini e le parole che restano dopo che Dio s´è chiuso in quel silenzio che non è assenza, ci ricorda il papa, ma impietrita presenza che vigila sull´accadere fragoroso del Male. Il Papa parla un linguaggio simbolico. Ma che significano le sue parole per un laico, o in generale per chi non crede che la storia sia governata da Dio, lo stesso Dio invocato a giusto titolo dal Papa, ma senza titolo, e quindi con effetti tragici, sia da Bush sia da Saddam? Dico "tragici" perché quando il conflitto tra gli uomini si ammanta di sacralità la ragione collassa, sommersa dalla dimensione simbolica la cui potenza infiamma i cuori e ottenebra le menti. La storia umana è uscita dalla dimensione simbolica solo da due secoli e limitatamente all´Occidente, che con l´Illuminismo ha promosso il primato della ragione e quel suo corollario che è il laicismo, essendo Dio il fondamento di ogni dimensione simbolica. Ora è necessario che l´Occidente non rinneghi se stesso e gli strumenti razionali che ha faticosamente guadagnato nel corso della sua storia, e non ripiombi nel simbolico e nella violenza che sempre accompagna questa dimensione, per la quale il bene sta tutto da una parte e il male dall´altro: "O con noi o contro di noi" come inopportunamente dicono Bush e Saddam, con chiaro riferimento alla lettera e allo spirito biblico.
La cristianità teocratica del Medioevo da un lato e la teocrazia islamica dall´altro avevano trasmesso alla modernità il loro paradigma universalistico. In forza di un privilegio stabilito da Dio toccava all´Islam su un versante e alla cristianità sull´altro difendere le proprie forme culturali fino ai confini della terra. L´Islam è rimasto prigioniero di questa vocazione. Non vorrei che l´Occidente che ritiene di essersene liberato grazie al processo di secolarizzazione che nel suo seno è in corso da due secoli oggi non riprenda, sotto nuove forme e nuovi metodi, la vocazione messianica in cui è cresciuto per diciotto secoli. E con la forza delle armi e del denaro scelga, di fronte a un´aggressione terribile come è stata quella dell´11 settembre, la via della distruzione e dell´integrazione, proponendo se stesso come totalità, invece di cogliere la possibilità di crescita umana implicita nel confronto con la diversità.
Ogni tanto la storia si incarica di rendere la soluzione dei problemi non più rinviabile. E chiede una scelta. Per quanto riguarda noi occidentali la scelta è se proseguire, sia pure in forme laicizzate, la vocazione messianica che fa coincidere l´Occidente con la totalità umana, o se invece non è meglio percorrere l´altra via che visualizza l´Occidente come una parte nell´orizzonte più ampio della totalità umana. Nel primo caso la guerra in corso, anche se non è chiamata guerra santa, in nulla si distinguerà da una vera e propria Jihad, perché quando il bene è tutto da una parte e il male tutto dall´altra il simbolico ha già fatto il suo lavoro più importante e devastante, e l´Occidente avrà rinunciato alla sua prerogativa, che è poi quella dell´uso costante della ragione, da salvaguardare ogni giorno dalla potenza devastante dei simboli che, sotto la protezione delle religioni, ancora regola gran parte dell´umanità. A questo punto il "silenzio di Dio", così drammaticamente segnalato dal Papa, per un laico può voler dire un benevolo tacere della dimensione simbolica, affinché i deboli strumenti della ragione, che il simbolico sopprime, possano di nuovo riapparire per diffondere quella luce che, anche se non è sfolgorante come quella di Dio, può consentire a uomini finora distanti, perché provenienti da culture diverse, di guardarsi in volto e riconoscersi.
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca' Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology.

Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania:
Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970.
La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973.
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978.

Di Heidegger ha tradotto e curato:
Sullessenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Opere

1975 - Heidegger, Jaspers e il tramonto dellOccidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994).
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1979 - Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
1983 - Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983).
1984 - La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984)
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1985 - Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino.
1986 - Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano.
1987 - Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, Milano.
1988 - La parodia dell'mmaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L'immaginario sessuale, Cortina, Mila no.
1989 - Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano.
1992 - Dizionario di psicologia, Utet, Torino. (Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999).
1992 - Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano.
1994 - Parole nomadi, Feltrinelli, Milano.
1996 - Paesaggi dell'anima, Mondadori, Milano. (Nuova edizione: Feltrinelli, Milano, 2017).
1999 - Psiche e techne. Luomo nelletà della tecnica, Feltrinelli, Milano.
2000 - E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi , Torino.
2000 - Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001).
2001 - La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona.
2003 - I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano.
2004 - Le cose dell'amore, Feltrinelli, Milano.
2005 - Il tramonto dellOccidente, Feltrinelli, Milano.
2006 - La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano.
2007 - Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano.
2008 - Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine, Apogeo, Milano.
2009 - I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano.
2012 - Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano.
2018 - La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli, Milano.
2018 - Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, Feltrinelli, Milano

 

 

È in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Traduzioni all'estero

Francese: (Il corpo) Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998
(Le cose dell’amore) Qu'est-ce-que l'amour?, Payot, Paris, 2008;

Tedesco: (Gli equivoci dellanima) Die Seele. Eine Kulturgeschichte der Innerlichk eit, Verlag Turia + Kant, Wien, 2003
(Le cose dellamore) Liebe, Beck, Monaco, 2006;

Greco: (Storia dellanima) Historia tes psyches, Apollon, Thessaloniki, 1989
(Paesaggi dellanima)Topia psyches, Itamos, Athina, 2001
(Gli equivoci dell’anima) Parermeneíes tes psyches, University Studio Press, Athina, 2004;

Spagnolo: (Dizionario di psicologia) Diccionario de psicologia, Siglo Veintiuno Editores, Città ; del Messico 2002
(Le cose dell’amore), Las cosas del amor, Imago mundi, Madrid, 2006;

Portoghese: (Orme del sacro) Rastros do sagrado, Paulus, São Paulo, Brasil, 2003
(I vizi capitali e i nuovi vizi) Os vícios capitais e os novos vícios, Paulus, São Paulo, Brasil, 20 04
(Psiche e techne. Luomo nell'età della tecnica) Psiche e techne. O homen na idade da t&eac ute;cnica, Paulus, São Paulo, Brasil, 2005
(Le cose dellamore), Coisas do amor, Caleidoscopio, Casal de Cambra, 2009;

Giapponese: I vizi capitali e i nuovi vizi, Tokio, 2004;

Sloveno: (Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani), Grozljivi Gost: Nihili zem in mladi, Modrijan, Ljubljana, 2009;

Olandese: (I miti del nostro tempo), Mythen van onze tijd, Ambo, Amsterdam 2011.

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