Caro Antonio Tabucchi, desidero metterti al corrente di un episodio avvenuto a Piadena il 28 dicembre 1999 di cui siamo stati protagonisti io stesso, il signor Gianfranco Azzali, la signora Anita Pini, agente di polizia municipale di Piadena, e la signora Jeu Chan, in seguito denominata, secondo gli atti del processo, la "donna orientale" o la "giovane asiatica". Io ti parlo da vecchio ariano, come sei tu, e come è ariano il dottor Vacchiano, giudice monocratico del Tribunale di Cremona che ci ha giudicato, e come è arianissima la signora Anita Pini, agente di polizia municipale di Piadena.
In breve i fatti.
Essendo entrato per caso nell'ufficio della signora Pini (io stesso sono un dipendente del Comune di Piadena) ho visto la signora Jeu Chan accasciata per terra, di fronte all'agente di polizia municipale, che usava nei suoi confronti atteggiamenti arroganti e irridenti. Trovando insopportabile un tale spettacolo, ho chiesto ragione all'agente di polizia municipale e ho provveduto a convocare, vicesindaco, assessori e consiglieri di maggioranza e minoranza.
Interpellata sul suo atteggiamento prevaricatorio e volgare nei confronti di una persona indifesa (si trattava di una cittadina extracomunitaria, che vendeva povere cose per strada, alla quale l'agente Pini aveva sequestrato la mercanzia, conducendola, a mio avviso abusivamente, nel suo ufficio) l'agente rispose che stava esercitando il suo potere e che ciò le procurava diletto.
Offeso nella mia dignità di uomo nel vedere una persona umiliata e offesa nella mia stessa città, tornato a casa ho redatto un manifesto, firmato Lega di Cultura di Piadena, di cui sono uno dei fondatori, a cui ho dato il titolo "La vigilessa si diverte" e che mi è costato una denuncia per diffamazione a mezzo stampa, seguita da una condanna pecuniaria di 600 euro, oltre al pagamento delle spese processuali e a risarcire alla parte civile (la vigilessa) 4.000 euro e alla rifusione di 1.000 euro per spese di costituzione e difesa, sentenziata dal giudice monocratico dottor Vacchiano.
Ti cito tra virgolette i passi incriminati nel mio manifesto: "nell'ufficio della vigilessa si sono presentati consiglieri comunali della maggioranza e minoranza consiliare per risolvere senza danno il problema della povera cinese, mentre la vigilessa rispondeva che ad eseguire in questa maniera il suo lavoro si divertiva. Bella umanità! Questo è razzismo bello e buono".
Ti cito altresì alcuni passi della motivazione della sentenza:
"Nel caso specifico riguardante la giovane asiatica, i testimoni hanno negato che la sig.ra Pini abbia infierito nei suoi confronti o che le si sia rivolta con parole o toni sprezzanti; anche il semplice fatto che la ragazza si trovasse china a terra in posizione quasi fetale non significa di per sé che tale postura sia stata assunta per imposizione della vigilessa. Vi sono, al contrario, fondati elementi atti a confermare l'ipotesi secondo cui in siffatta posizione l'extracomunitaria si fosse posta volontariamente, denotando un atteggiamento di sottomissione e marcata deferenza, naturale e tipico dei costumi orientali; basti pensare che la teste Oneda ha dichiarato di aver fatto sedere su una sedia la giovane, ma il collega Torchio, entrato nella stanza pochi minuti dopo, ha affermato di averla trovata nuovamente accovacciata per terra con il capo chino.
Pertanto si desume che i libelli distribuiti dalla Lega di Cultura di Piadena debbano essere letti come volti a deformare e travisare un fatto determinato che di per sé può anche essere realmente accaduto, ma come ha riferito puntualmente chi vi assistette, certamente non nei termini in cui è stato ivi ricostruito".
Caro Tabucchi, su questa vicenda mi piacerebbe avere la tua opinione.

Giuseppe Morandi


La risposta di Tabucchi

Caro Morandi, in Italia non ci sono solo pini marittimi, ci sono soprattutto pini ariani. Magari di razza Piave. E giudici monocratici. Vedi, Morandi, la mononucleosi è una malattia infettiva che colpisce le cellule che non riescono a scaricare le scorie infettive sui tessuti destinati a questo scopo. Probabilmente una forte mononucleosi ha colpito il nostro Paese. Molte volte esso è vestito da tutta una serie di articoli del Codice, e i codici, come si sa, possono essere monolitici. Basta applicarli in un certo modo. Tu sai meglio di me che nel 1938 Vittorio Emanuele III firmò le "leggi razziali" secondo le quali i cittadini italiani di "razza ebraica" - allora si chiamavano così - non erano uomini come gli altri; e dunque meritavano un trattamento speciale. I giudici monocratici o mononucleari dell'epoca che le applicarono, non erano delle cattive persone, ubbidivano semplicemente al vento che spirava allora in Italia.
Che dire del giudice Vacchiano che ti ha condannato? Non direi mai che aderisce forse inconsapevolmente al vento che soffia sulla razza italica. No. Secondo me, egli è a suo modo un antropologo. Lo rilevo dalle diciture con cui definisce la signora Jeu Chan, chiamandola "giovane asiatica", "la donna orientale", e denotando una rara competenza scientifica sui costumi dei popoli che sono lontani dal nostro Paese. Egli sa che la signora Jeu Chan, accasciata a terra sotto l'atteggiamento arrogante della vigilessa, non si trovava nella condizione di una creatura umiliata, intimidita, impaurita dal burbero atteggiamento di un agente in divisa (la vigilessa). Sa che in "siffatta posizione", come egli dice, "la donna orientale" si era posta "volontariamente, denotando un atteggiamento di sottomissione e marcata deferenza, naturale e tipico dei costumi orientali". Quale profonda conoscenza dei popoli orientali dimostra il giudice monocratico!
Ultimamente, come saprai dai giornali, alcune agenzie di viaggio italiane organizzano escursioni in certi paesi dell'Oriente (di solito i più poveri) affinché bravi cittadini arianissimi di razza Piave, e non solo Piave, possano dare sfogo a certe loro libidini che sulle rive italiche non si possono esercitare. Vanno, costoro, e ben pagando; e là arrivando, negli Orienti, sottomettono, con la potente convinzione del dollaro (e euro che si voglia), delle giovani, dei giovani e spesso dei giovanissimi. E come si accucciano costoro, e quali atteggiamenti di sottomissione e marcata deferenza manifestano nei confronti del bravo occidentale visitatore! Secondo me il giudice Vacchiano ha studiato gli usi orientali sugli articoli e reportage pubblicati dai nostri quotidiani e settimanali.
Egli ha probabilmente esercitato la sua cultura antropologica appresa da questi testi per scrivere la sua sentenza. Naturalmente gli mancano alcuni capitoli, perché l'Oriente è grande, e il giudice Vacchiano usa il termine in maniera un po' spiccia. Perché come c'è Occidente e Occidente, c'è anche Oriente e Oriente. Vorrei ricordarti che durante l'ultimo conflitto mondiale, per un senso dell'onore incomprensibile a noi occidentali, i piloti giapponesi si buttavano sugli obiettivi nemici, facendosi esplodere con il proprio aereo. Da cui la parola "kamikaze". Non è propriamente un segno di sottomissione, tanto che gli americani, per risolvere il problema, dovettero lanciare due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.
Tu, che hai qualche anno di più di me, forse ricorderai l'episodio accaduto in Germania negli anni cinquanta a una donna italiana, quando noi italiani eravamo un popolo di emigranti. Quella donna, una lavoratrice, fu aggredita nel capannone dove lavorava dal caporeparto tedesco che tentò di violentarla (o la violentò, questo non lo ricordo). Al processo, il giudice assolse l'aggressore con la motivazione che le donne italiane, dati i lavori che tradizionalmente debbono svolgere nei campi (il giudice si riferisce alle mondine, forse aveva visto Riso amaro) assumono notoriamente posizioni corporee che possono risultare provocanti. E l'emigrante italiana, col danno subì la beffa e fu condannata a pagare le spese processuali: le donne italiane, all'epoca, stavano notoriamente piegate in due offrendo il proprio corpo ai passanti.
Vedi, caro Morandi, io temo che il mononucleare, voglio dire una mentalità monolitica che pensa che la propria civiltà sia l'unica del mondo, abbia come reazione il kamikaze. Perché, a suo modo, anche il monolita è un kamikaze. Anzi, il peggior kamikaze. Perciò auguro a te un diverso esito rispetto alle carte che mi hai fatto leggere. Carte che fanno gravi affermazioni: una delle quali è che tu "appartieni notoriamente alla Lega di Cultura di Piadena". Cosa vuol dire? E' una sorta di segnalazione come si usava in Italia nel ventennio? Oppure, cos'è? Perché, se ragioniamo con la sua mentalità, anche il giudice Vacchiano è "notoriamente" un giudice monocratico. E la signora Pini è "notoriamente" una vigilessa di Piadena. Se io dicessi questo, li indicherei forse come obiettivi di qualcosa o di qualcuno, in questa Italia in cui negli ultimi trent'anni tutti siamo stati nel mirino di qualcosa o di qualcuno, magari senza saperlo? Ma no. Auguriamoci che il giudice invece di guardare la televisione, che gli insegna un Oriente che non esiste e un Occidente che non c'è e invece di imparare l'antropologia dai giornali si iscriva, magari, nel tempo libero, a una istituzione culturale, dove possa imparare ancora tante cose sull'Oriente e sull'Occidente. Cose che gli permettano di scrivere frasi di altra competenza rispetto a quelle che ha sottoscritto nella sua sentenza.

Saluti e auguri.

Antonio Tabucchi
Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi (Pisa, 1943 - Lisbona, 2012) ha pubblicato Piazza d’Italia (Milano, 1975), Il piccolo naviglio (Milano, 1978), Il gioco del rovescio (Milano, 1981), Donna di Porto Pim (Palermo, 1983), Notturno indiano (Palermo, 1984), I volatili del Beato Angelico (Palermo, 1987), Sogni di sogni (Palermo, 1992), Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa (Palermo, 1994), Marconi, se ben mi ricordo (Roma, 1997), La gastrite di Platone (Palermo, 1998), Racconti con figure (Palermo, 2011) e, con Feltrinelli, Piccoli equivoci senza importanza (1985), Il filo dell’orizzonte (1986), I dialoghi mancati (1988; nuova edizione che comprende anche Marconi, se ben mi ricordo, 2019), la nuova edizione de Il gioco del rovescio (1988), Un baule pieno di gente (1990, nuova edizione 2019), L’angelo nero (1991), Requiem (1992), la riedizione di Piazza d’Italia (1993), Sostiene Pereira (1994, premio Viareggio-Rèpaci, premio Campiello, premio Scanno, premio dei Lettori e Prix Européen Jean Monnet), La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997), Gli Zingari e il Rinascimento. Vivere da Rom a Firenze (1999), Si sta facendo sempre più tardi (2001, Prix France Culture 2002), Autobiografie altrui (2003), Tristano muore (2004, miglior libro dell’anno secondo la rivista francese “Lire”), Racconti (2005), L’oca al passo (2006), Il tempo invecchia in fretta (2009), Viaggi e altri viaggi (2010), la riedizione de Il piccolo naviglio (2011), Romanzi (2012), Di tutto resta un poco (2013), Per Isabel (2013). Ha curato l’edizione italiana dell’opera di Fernando Pessoa e ha tradotto le poesie di Carlos Drummond De Andrade (Sentimento del mondo, Torino, 1987). Ha ricevuto il Prix Médicis étranger e il Prix Européen de la Littérature in Francia;

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