Lo "sceriffo" sbuca in piazza all´ora delle rondini e dei frizzantini, ha l´occhietto vispo da sparviero, sale con passo littorio i gradini del palazzo dei Trecento agitando tre grandi chiodi da maniscalco. Quei chiodi mica gli servono per fissare una trave. Servono a scuoiare, annuncia alla plebe, "l´orsetta siberiana". Chi? Diavolo, l´avversaria "comunista". Maria Luisa Campagner, che già dà per liquidata dopo dodici sezioni scrutinate.
Esulta Giancarlo Gentilini, il famigerato sindaco leghista che vorrebbe impallinare gli immigrati come "oseleti". I sondaggi dicono che i Serenissimi padani hanno ribaltato l´umiliazione del 2001, quando Forza Italia divenne il primo partito di Treviso. Ha vinto la Lega barbara, la Lega dura e pura, presentandosi da sola. Ha vinto contro la Sinistra, ma soprattutto ha schiacciato i fighetti azzurri, gli alleati dell´Umberto a Roma.
Dilaga il sindaco capocantiere, è abbronzato e brillantinato, distribuisce manate a raffica, figurarsi chi lo tiene ora che anche da Vicenza arrivano buone notizie, il nemico sovietico è battuto, il sindaco uscente di Forza Italia, Enrico Hullweck, ha portato a casa un risultato tondo. "L´orsetta, ha ha ha. Quella spinta dal vento della steppa, ha ha ha. La ciapemo, la pichemo con do ciodi, cussì. E dopo la scotenniamo pian pian. Come i conigli, ha ha ha ha".
Ride il popolo trevigiano. Invita a nozze il Giancarlo cui la pelliccia piace sempre al femminile. Una volta spiegò il teorema-Pivetti. La traditrice della Lega, la lupa romana "che andava rasata a zero". E dopo, lo provoca la gente, dove la va a buttare l´orsa? "Nel Tevere! Sicuro! Non la buttiamo certo nel nostro Sile". Poi spiega: è l´ora. Di fare che cosa? Di cominciare a fare "pulizia etnica delle sinistre". Ha ha ha ha.
"Con me avrete il nuovo Rinascimento, con loro avreste avuto i gironi dell´inferno!". È come se fosse di nuovo lui il sindaco. Ha ragione. I giornalisti lo cercano, la folla lo saluta, nei manifesti trionfa la sua faccia, nello stemma della Lega non c´è scritto "Lega Nord", ma il suo nome. E´ un´illusione ottica perfetta. E poi nessuno guarda l´onorevole padano Gian Paolo Gobbo, che sarà anche il vero nuovo sindaco, ma ha fatto tutta la campagna dicendo: Gentilini continuerà a fare quello che ha sempre fatto. Il capocantiere e l´acchiappa-immigrati. "Siamo marito e moglie intercambiabili" si sganascia Gentilini, "siamo diventati bisessuali". Mai nella storia del voto in Italia un travaso di voti è funzionato con tanta automatica precisione.
Cosa accadrà al secondo turno? Se ne fotte lo sceriffo, di chiedere il voto ad An e Forza Italia. Prima li ha presi per i fondelli, poi li ha umiliati col voto. "Io non mi metto con quelli che mi hanno pugnalato. Finché Forza Italia sarà piena di transfughi leghisti e di correnti che si combattono fra loro, non ci sarà nessun accordo. E se Bossi me lo volesse imporre, potrei anche dire quello che dicevo da bambino. Me ne frego".
Gioca duro Gentilini. Gli apparati di Forza Italia, An e Udc non sono in grado di porre condizioni. Ma l´elettorato del Polo morde il freno. Ne ha patite troppe, e ora c´è sempre il rischio che al secondo turno alcuni vadano al mare. O votino addirittura per la Campagner. Nemmeno Bossi può porre troppe condizioni. Se il Senatur esiste ancora politicamente, non lo deve al vento del Nord. Lo deve a Treviso, ultima roccaforte. A lui, Gentilini razza Piave. All´ombra di un sindaco che nemmeno succede a se stesso, ma ha prestato solo la sua immagine.
"E´ andata bene a Treviso" dice del centrosinistra Massimo Cacciari, "meno bene a Vicenza". Ma lo scontro vero, insiste, sta altrove. Tra una politica calata dall´alto e una che nasce dal basso. "Per questo – insiste – l´Ulivo può farcela solo se sa costruirsi sul territorio". Per questo, sorprese sono ancora possibili l´8 giugno. In quello che un tempo fu l´immobile Mar Bianco d´Italia, oggi il voto è capace di salti impressionanti. A Nordest è nata la prima rivolta antiromana del Paese, la Lista per Trieste. A Nordest la Dc è diventata Lega in una notte e, altrettanto in fretta, due anni fa, la Lega è implosa diventando azzurra. Oggi tutto si spariglia di nuovo. "Qui il voto è come un leasing – ti dice la gente - un contratto da disdire quanto vuoi".
Paolo Rumiz

Paolo Rumiz

Paolo Rumiz, triestino, è scrittore e viaggiatore. Con Feltrinelli ha pubblicato La secessione leggera (2001), Tre uomini in bicicletta (con Francesco Altan; 2002), È Oriente (2003), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale (2008), L’Italia in seconda classe. Con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740 (2009), La cotogna di Istanbul (2010, nuova edizione 2015; Audiolibri “Emons-Feltrinelli”, 2011), Il bene ostinato (2011), la riedizione di Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014), Il Ciclope (2015), Appia (con Riccardo Carnovalini; 2016), Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa (2019), Il veliero sul tetto. Appunti per una clausura ​(2020) e, nella collana digitale Zoom, La Padania (2011), Maledetta Cina (2012), Il cappottone di Antonio Pitacco (2013), Ombre sulla corrente (2014), Gulaschkanone (2017).

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