Quello che gli effetti speciali non dicono può saltare fuori dalla videocamera di un ragazzino un po' rompiscatole alla ricerca di se stesso. Si mette d'impegno per dimostrarlo il film francese in programma questa sera alle 20,30 al festival del cinema gaylesbico di Milano: Ma vraie vie a Rouen di Jacques Martineau e Olivier Ducastel. Etienne, liceale dei giorni nostri, riceve una videocamera in regalo e comincia a usarla senza risparmio (e a volte anche con poco ritegno) come strumento di indagine sulle proprie crisi adolescenziali. Sopravvivere, in effetti, può essere faticoso quando preferisci il pattinaggio artistico al pallone, i discorsi del tuo migliore amico sulle ragazze ti fanno l'effetto di una lezione di astrofisica e l'uomo più sexy del vicinato è il tuo professore di geografia, che per inciso è anche il fidanzato di tua madre. La videocamera di Etienne si tuffa con entusiasmo ossessivo sull'ambiente umano di riferimento, trovando nelle immagini la distanza da sé necessaria per comprendere e per cambiare. La riproduzione filmata, anche se in un primo momento non sembrerebbe proprio, si rivela terapeutica. Il ragazzo scoprirà cosa c'è «che non va» nella sua percezione del mondo e i suoi presentimenti d'amore troveranno uno sbocco accettabile. Ciò non toglie che ogni tanto si solidarizzi con i personaggi che non ne possono più di essere spiati nei loro momenti di intimità. Il coming out di Etienne è descritto con sensibilità e intelligenza, nel continuo gioco di sguardi tra l'obiettivo e i personaggi della storia. Intanto, il videodiario registra anche il passare del tempo collettivo, facendo comparire gli attori direttamente nella cronaca della manifestazione dei primo maggio 2002 a Parigi contro Le Pen (allora sfidante di Chirac alle presidenziali). È una Francia simpatica e di sinistra quella dove vive Etienne (sua madre al primo turno aveva votato per i Verdi e il professore di geografia addirittura per la Lega comunista rivoluzionaria). Martineau e Ducastel fanno dell'evidente propaganda antropologica sfornando esempi dell'umanità come sarebbe meglio che fosse.
Lo avevano già fatto nel precedente film Drole de Felix (La strada di Felix), raccontando le straordinarie scoperte affettive di un sieropositivo parente dell'Alice di Carrol in viaggio da un capo all'altro della Francia. Lo ribadiscono con Ma vraie vie a Rouen, dove Etienne ha una famiglia che molti altri giovani gay gli invidierebbero. Le intenzioni pedagogiche non impacciano comunque la fluidità narrativa, che scorre dalla confusione alla chiarezza perfino con qualche tocco di suspence. Il film, presentato al festival di Toronto dello scorso anno, non uscirà nelle sale in Italia ma sarà distribuito a breve in dvd da Emik. Altra proposta serale del festival (alle 22,30) è Do I love you? (Gran Bretagna, 2003) di Lisa Gornick, in anteprima italiana dopo il recentissimo esordio ai festival di cinema gaylesbico di Londra e Miami. Il personaggio centrale è qui Marina una trentenne lesbica in vena di bilanci esistenziali. In cerca di indizi su cosa fare della sua vita incrocia varie persone con le quali imbastisce una serie di quadretti aotoironici sul lesbismo contemporaneo e non solo. La rassegna milanese prosegue fino a lunedì. Tra i vari titoli ancora in programma segnaliamo Lily Festival (domani sera alle 20,30) della regista giapponese Sachi Hamano. È un film che si inserisce nel filo conduttore magico-favoloso di questa edizione del festival affrontando i temi delle relazioni tra donne e della sessualità oltre la soglia della terza età.
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>