Ha disegnato mille donne, anche più belle e disinibite di lei, ma ha avuto un solo grande amore: lei, Valentina. Quando la disegnò la prima volta nel 1965, facendola apparire nel quarto numero dello storico mensile Linus su richiesta di Giovanni Gandini, che gli suggerì di disegnare una donna al posto del personaggio maschile Rembrandt - con cui Crepax aveva esordito sulla rivista -, Guido Crepax forse non immaginava di dare vita ad una creatura che rappresentava contemporaneamente il suo desiderio maschile e il suo doppione femminile. E dalla quale non si sarebbe più liberato, neppure adesso che si è arreso - a 70 anni, la notte scorsa - ad un’implacabile malattia, la sclerosi a placche, dopo una resistenza durata anni. Tutti noi non riusciamo a scrivere di Crepax - mancato ingegnere e mancato architetto e grande fumettaro - senza scrivere di Valentina. E questo, nonostante alcuni anni fa lui avesse tentato di liberarsene: "Considero Valentina finita. Le ho fatto nascere un figlio ed è cresciuto anche lui. È arrivato il momento di lasciarla perdere", disse nel 1996, subito dopo averla disegnata, nella sua ultima storia, un po’ rinsecchita e stanca e con qualche ruga e qualche capello bianco.
Anche se molti, spietatamente, lo riportavano a lei, Crepax cercava, quasi come un innamorato scottato o deluso, di parlare delle altre, di Belinda, di Emmanuelle, di Bianca, "la più bella di tutte", di Anita, di Justine e poi dei personaggi rubati alla letteratura come il dottor Jekyll, Dracula e Frankestein. La fine di quell’amore aveva una ragione profonda: nasceva dalla scelta (figlia dell’identificazione tra autore e personaggio) di farsela invecchiare accanto. Scelta coraggiosa e insolita nell’universo delle strisce dai miti indistruttibili dei sempreverdi Paperino, Tex Willer e Dylan Dog, tanto per fare alcuni nomi noti. Quando era apparsa per la prima volta, in veste di fotografa free-lance e alla guida di una spumeggiante Due Cavalli, Valentina Rosselli aveva poco più di vent’anni. Era bella; alta e con i capelli a caschetto. Proprio come la protagonista femminile di alcune vecchie pellicole statunitensi come "Il vaso di Pandora" o "Il diario di una donna perduta": l’efebica e sensualissima Louise Brooks (ma anche come la moglie Luisa, dall’inconfondibile pettinatura, ricorda ora Caterina, una dei tre figli del fumettista).
Era stato proprio vedendo una sua foto sulla rivista teatrale Sipario, che Crepax era capitolato per il classico colpo di fulmine. Anche se nacque per caso, come tutte le meraviglie umane e no, Valentina divenne, quasi inconsapevolmente anche per lo stesso Crepax, il simbolo degli anni Sessanta e Settanta, anni di grandi trasformazioni e di ancora più grandi progetti di libertà e di emancipazione. I lettori di Linus se ne innamorarono perdutamente perché era bellissima, grandissima seduttrice e soprattutto perché si dimostrava, in ogni striscia, assolutamente refrattaria alla tirannia dei moralismi e delle ipocrise, imperanti allora ­ forse - più di adesso. Il mito nacque e si rafforzò sebbene, col passare degli anni e l’inaridirsi dei sogni rivoluzionari, Valentina rischiasse, avventura dopo avventura, di perdersi in storie private a tratti incomprensibili e in passioni che facilmente s’ingarbugliavano con i suoi incubi. La scelta di farla invecchiare, col passare del tempo, si rivelò una trappola. Quando Crepax decise di abbandonarla, Valentina era già sulla soglia dei sessanta, età nella quale possono diventare più complicate le avventure erotiche e meno attraenti gli infiniti spogliarelli ai quali aveva abituato i suoi lettori. Crepax decise di farla morire non solo per questo. "Mi sono stancato dell’erotismo, ma anche di sentirmi criticare per un mio presunto anti-femminismo o maschilismo. Una critica del tutto immeritata. Non nego che mi piacciano le donne, ma posso assicurare che, nelle mie storie, non sono mai state donne-oggetto, ma sono sempre protagoniste e assolute padrone delle loro esistenze".
Scomparsa Valentina, forse scomparve la parte più vitale e orginale di Crepax. Il grande fumettaro milanese ha comunque dato molto al mondo dell’arte. Ha, ad esempio, praticato e insegnato una tecnica assolutamente originale di montaggio delle tavole, tanto da essere considerato l’unico vero grande regista del cartoon italiano. E poi è stato un maestro del racconto per immagini. "Il mestiere del fumettaro era l’unico che potevo fare, visto che non so scrivere, ma so disegnare abbastanza bene e mi piace raccontare delle storie", disse con molta modestia alcuni anni fa. L’elenco delle opere di Crepax, per lo più basate sui capolavori della letteratura, è lunghissimo, così come quello delle sue illustrazioni, vendute a caro prezzo nel mercato pubblicitario, ma anche regalate generosamente nel mondo della solidarietà e della militanza politica. I più vecchi non possono non ricordare il bellissimo manifesto che denunciò la "Strage di Stato" dopo l’esplosione della bomba nella Banca Nazionale dell’Agricoltura a Piazza Fontana nel 1969. Mentre i più giovani conoscono bene quell’immagine della raccolta di "Kufia", riprodotta decine di volte in varie iniziative pacifiste, che mostra due vecchi accovacciati, un palestinese e un israeliano che dialogano fraternamente sotto un ulivo. Parlando della sua vasta produzione, anche noi cerchiamo di convincerci: Crepax è stato molto di più di Valentina. Ma è indubbio che sarà per il suo amore, condiviso con milioni di altri innamorati, e per Valentina che sarà ricordato. Forse non per l’eternità, ma per tanto tempo ancora.
Guido Piccoli

Guido Piccoli

Guido Piccoli, giornalista e sceneggiatore, ha vissuto a Bogotá gli anni più caldi della "guerra ai narcos". Sulla Colombia ha scritto la biografia di Escobar, Pablo e gli altri (Ega edizioni 1994) e la guida della Clup (1996).

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