Così parla il sentimento nella sua forma primitiva, quando è lasciato allo stato puro, nell´assoluta assenza di quel regolatore delle passioni che si chiama "ragione".
La ragione è una figura equidistante sia dal perdono sia dalla vendetta che, scaturendo dall´accecamento del dolore, non sa misurare la giusta punizione. La ragione, che deriva da reddere rationem, è un calcolo che sa commisurare la causa con l´effetto, la colpa con la punizione, evitando che l´effetto sia sproporzionato alla causa e la punizione alla colpa.
Al regime della ragione l´umanità è giunta con molto ritardo nel corso della sua storia, dopo aver visto nelle culture più avanzate, la greca e l´ebraica, gli effetti devastanti della vendetta, così ben illustrati nella cultura greca dalla tragedia e nella cultura ebraica da quell´occhio per occhio, dente per dente, vita per vita, che non faceva fare un solo passo avanti verso la pacificazione.
Ma la giusta contropartita al torto, il redde rationem in cui la ragione consiste, non può essere individuata dalla parte offesa, dove emotività e sentimento seguono la legge cieca del tutto/nulla, ossia della vita e della morte, senza mediazione, senza riflessione, senza proporzione, senza giusta misura. Per questo, tra i due contendenti che regolano i propri gesti solo sulla violenza delle passioni, occorre l´intervento di un terzo che, non coinvolto dal regime passionale, sappia valutare con quella freddezza che è il tratto tipico della razionalità. La ragione, infatti, è spassionata.
Per questo sono nati i tribunali: qui dove si amministra la giustizia che, rispetto alla vendetta, non soffre l´eccesso delle passioni le quali, nel commisurare la pena alla colpa, non conoscono la giusta misura. Se l´umanità, nella sua lunghissima storia, è arrivata negli ultimi duemila anni, e non dovunque e non sempre, a percepire i vantaggi di un giudizio pronunciato non dalla passione di un sentimento arroventato, ma da una ragione, se volete fredda in quanto spassionata, è perché troppo lunga e interminabile è stata la catena di sangue e di morte cui ha dovuto assistere quando il regime era quello della vendetta. Questo, diffondendo ovunque terrore, non consentiva al gruppo, alla tribù, alla popolazione quella crescita che solo la pacificazione consente. Una pacificazione che non si raggiunge col perdono (esso, quando non umilia, chiede troppo all´offeso), ma con la giustizia amministrata da terzi secondo le regole di quel redde rationem in cui la ragione consiste.
Che significa allora che a Rozzano si sentono espressioni che chiedono vendetta e non giustizia? Significa che le relazioni sociali lì sono regolate solo dalla furia del sentimento? Significa che la ragione e quel suo prodotto che è l´istituzione che amministra la giustizia disertano quella periferia? Se è così vuol dire che il faticoso percorso dell´umanità che ha portato a contemperare il sentimento con la ragione non ha ancora raggiunto quel luogo.
E siccome il contenimento razionale del sentimento è esattamente quel che chiamiamo cultura e civiltà, allora a Rozzano bisogna costruire scuole, cinema, luoghi di ritrovo e di socializzazione, punti di incontro e di scambio di idee.
E tutto questo bisogna farlo alla svelta, perché non si migliora il tasso di convivenza cambiando la fontana in piazza Duomo a ogni cambio di giunta comunale, ma offrendo occasioni e strutture concrete di processi educativi e di socializzazione alle periferie che, quando sono lasciate a se stesse, significa che gli abitanti sono lasciati a se stessi. E quando un uomo è lasciato a se stesso si fida di più dei suoi sentimenti, anche i più primitivi come il sentimento della vendetta, di quanto non si fidi della ragione che può farsi strada solo quando le condizioni minime di convivenza sono garantite.
Nasciamo tutti primitivi, e diventiamo civili quando avvertiamo che la convivenza secondo regole condivise è più vantaggiosa che l´abbandono all´impeto sentimentale. Ma per questo è necessaria una distribuzione massiccia di cultura che non si misura con i piccoli o i grandi eventi a cui di solito si dedicano gli assessori alla Cultura, ma con la costruzione di strutture che diffondono istruzione e socializzazione, e perciò consentono alla periferia di accedere a quel buon livello di regole di convivenza che siamo soliti chiamare vivere civile, dove la vendetta non è ospitata, perché da subito appare come il passato remoto di una storia.
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca' Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology.

Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania:
Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970.
La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973.
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978.

Di Heidegger ha tradotto e curato:
Sullessenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Opere

1975 - Heidegger, Jaspers e il tramonto dellOccidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994).
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1979 - Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
1983 - Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983).
1984 - La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984)
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1985 - Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino.
1986 - Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano.
1987 - Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, Milano.
1988 - La parodia dell'mmaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L'immaginario sessuale, Cortina, Mila no.
1989 - Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano.
1992 - Dizionario di psicologia, Utet, Torino. (Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999).
1992 - Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano.
1994 - Parole nomadi, Feltrinelli, Milano.
1996 - Paesaggi dell'anima, Mondadori, Milano. (Nuova edizione: Feltrinelli, Milano, 2017).
1999 - Psiche e techne. Luomo nelletà della tecnica, Feltrinelli, Milano.
2000 - E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi , Torino.
2000 - Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001).
2001 - La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona.
2003 - I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano.
2004 - Le cose dell'amore, Feltrinelli, Milano.
2005 - Il tramonto dellOccidente, Feltrinelli, Milano.
2006 - La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano.
2007 - Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano.
2008 - Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine, Apogeo, Milano.
2009 - I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano.
2012 - Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano.
2018 - La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli, Milano.
2018 - Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, Feltrinelli, Milano

 

 

È in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Traduzioni all'estero

Francese: (Il corpo) Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998
(Le cose dell’amore) Qu'est-ce-que l'amour?, Payot, Paris, 2008;

Tedesco: (Gli equivoci dellanima) Die Seele. Eine Kulturgeschichte der Innerlichk eit, Verlag Turia + Kant, Wien, 2003
(Le cose dellamore) Liebe, Beck, Monaco, 2006;

Greco: (Storia dellanima) Historia tes psyches, Apollon, Thessaloniki, 1989
(Paesaggi dellanima)Topia psyches, Itamos, Athina, 2001
(Gli equivoci dell’anima) Parermeneíes tes psyches, University Studio Press, Athina, 2004;

Spagnolo: (Dizionario di psicologia) Diccionario de psicologia, Siglo Veintiuno Editores, Città ; del Messico 2002
(Le cose dell’amore), Las cosas del amor, Imago mundi, Madrid, 2006;

Portoghese: (Orme del sacro) Rastros do sagrado, Paulus, São Paulo, Brasil, 2003
(I vizi capitali e i nuovi vizi) Os vícios capitais e os novos vícios, Paulus, São Paulo, Brasil, 20 04
(Psiche e techne. Luomo nell'età della tecnica) Psiche e techne. O homen na idade da t&eac ute;cnica, Paulus, São Paulo, Brasil, 2005
(Le cose dellamore), Coisas do amor, Caleidoscopio, Casal de Cambra, 2009;

Giapponese: I vizi capitali e i nuovi vizi, Tokio, 2004;

Sloveno: (Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani), Grozljivi Gost: Nihili zem in mladi, Modrijan, Ljubljana, 2009;

Olandese: (I miti del nostro tempo), Mythen van onze tijd, Ambo, Amsterdam 2011.

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