anta Maria delle Grazie stracolma, anziani e ragazzi in coda per due ore e gente seduta sugli scalini delle cappelle, qualcuno sospetta che fossero stipati persino i confessionali. E per che cosa? Per ascoltare una lectura Dantis . D'accordo, lo sappiamo che Vittorio Sermonti è abituato a riempire le sale con le sue letture quasi perfette e i suoi commenti capaci di essere accuratissimi e non banali. Ma poco meno di duemila persone non si erano mai viste. Nemmeno per sentire il commento dell’incipit più famoso della letteratura: «Nel mezzo del cammin di nostra vita». Che cosa succede? Un impazzimento generale? Oppure qualcosa di più. Qualcosa che ha a che fare, per esempio, con i cortili pieni di Mantova durante il Festivalletteratura e con l'apertura di Piazza Grande a Modena per poter contenere l'afflusso di pubblico pagante previsto (50 mila presenze) per il Festival di Filosofia del prossimo fine settimana? Roba da matti. Lo scorso febbraio, una conferenza sulla nuova traduzione di Heidegger aveva raccolto al Teatro Parenti di Milano mille persone. Un pienone per ascoltare Severino, Cacciari, Vattimo, Volpi, Reale che litigavano sui «Sentieri erranti nella selva».
Incredibile. Altrettanto incredibile, in proporzione, è che la nuova facoltà di filosofia dell'Università San Raffaele, presieduta dallo stesso Cacciari, raggiunga le ottanta iscrizioni (per di più a pagamento). Che cosa succede? Strano Paese, il nostro. La stessa sera in cui la Rai ha trasmesso uno degli appuntamenti più squallidi di cui è annualmente capace, l'elezione di Miss Italia, in una chiesa di Milano risuonavano i versi del primo canto dell'Inferno, con la folla assiepata fuori, sulla piazza.
Che cosa succede? A giudicare dal silenzio, dall'attenzione e dal rispetto con cui giovani e anziani, colti e meno colti, seguono la lezione di Sermonti sulla «selva oscura» o il dibattito sulle teorie morali rispetto all'ambiente nelle aule del San Raffaele, succede qualcosa che potevamo aspettarci. C'è qualcuno che ne ha piene le scatole della routine politica e della cronaca quotidiana, che chiede risposte sui princìpi fondamentali, sul senso delle cose, non dettate dall'occasione di giornata.
C'è probabilmente la voglia di interrogarsi sulla nostra desolazione quotidiana, di affrontare grandi temi, di fuggire dalla prigione domestica televisiva, dove il politichese dei talk show e miss Italia finiscono per confondersi. C'è la voglia di accomodarsi in luoghi più autorevoli e raccolti, dove non ci siano consigli per gli acquisti e battaglie per lo share. C'è voglia di discorsi complessi, che superino i cinque minuti, articolati in una sintassi ipotattica, magari con qualche congiuntivo messo al posto giusto. C'è voglia di ascoltare senza necessariamente guardare. Ascoltare non uno spettacolino divulgativo o un litigio tra compari, ma ascoltare religiosamente, con allegria e ammirazione, le lingue della creatività o i gerghi precisi della scienza, magari senza capirci molto. Ma c'è voglia di fare uno sforzo per capire, purché ne valga la pena. C'è voglia di ammirazione per signori che stimiamo, perché hanno studiato, hanno riflettuto e la sanno più lunga di noi. Non perché ci impongano il loro pensiero, ma perché ce lo propongano. C'è anche voglia di allegria, di stare insieme fuori del salotto di casa e del cerchio luminoso dell' abat-jour . Se non sono tutti, sono tanti. Duemila a Santa Maria delle Grazie, cinquantamila in Piazza Grande, ottanta nelle aule del San Raffaele sono tanti. Davvero tanti. Altri, forse, verranno.
Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano, nato ad Avola (Siracusa) nel 1956, giornalista e scrittore, già responsabile della pagina culturale del “Corriere della Sera”, dove attualmente è inviato speciale, ha lavorato anche per “la Repubblica” e per la casa editrice Einaudi come editor. Ha insegnato Cultura giornalistica alla facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano. Tra le sue opere ricordiamo: la raccolta di poesie Minuti contati (Scheiwiller, 1990), l’intervista con Giulio Einaudi, Tutti i nostri mercoledì (Casagrande, 2001), il romanzo Nel cuore che ti cerca (Rizzoli, 2008), La catastròfa (Sellerio, 2011, premio Volponi), sulla tragedia di Marcinelle; Giallo d'Avola (Sellerio, 2013), Ogni altra vita (il Saggiatore, 2015), I pesci devono nuotare (Rizzoli, 2016), La parrucchiera di Pizzuto (con il nome di Nino Motta, Bompiani, 2017), Respirano i muri (con il fotografo Massimo Siragusa, Contrasto 2018) e il romanzo per ragazzi Sekù non ha paura (Solferino, 2018). Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Baci da non ripetere (1994, premio Comisso per la narrativa), Azzurro, troppo azzurro (1996), Tutti contenti (2003, premi super Flaiano, super Vittorini, Chianti, finalista premio Città di Bari), Aiutami tu (2005, premio Mondello 2006), e il reportage La famiglia in bilico (2001), oltre a l’introduzione a La mite (1997) di Dostoevskij per i “Classici”.

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