Achille va veloce, scrutando la vita " con la crudeltà degna del miglior Artaud". Non è Brad Pitt in Troy, ma l'ultimo Pelide giunto in libreria, quello di Stefano Benni, Achille piè veloce, che Walter Porcedda ha presentato all'ExMa' insieme all'autore. Storia d'amicizia narrata in una cornice tragica. ma anche sguardo sul nostro tempo che corre tra tv, giornali e rete, persino per dei ed eroi. E siccome sulle tracce dell'eroe solitario si sono mossi in tanti, moltissimi sono accorsi a sentire Benni leggere di Ulisse, lettore editoriale per una piccola casa editrice, perseguitato da tanti fantasmi quanti sono gli autori dei manoscritti che gli arrivano, e Achille "Un uomo incompiuto... col sorriso da cane, oppure un grosso cane a cui abbiano fatto uno scherzo mettendolo su una sedia a rotelle", L'uno parla, l'altro scrive, Romanzo di riflessione continua su scrittura, lettura, parola. La stessa che ha accompagnato con leggerezza la serata con Benni lettore-narratore, immerso tra rumori metropolitani, fruscii di microfoni e squilli cellulari. "Se ho conosciuto Achille? Ho avuto un amico con gravissimi problemi motori che si esprimeva attraverso il computer. Oggi non c'è più. Era velocissimo, parlava pochissimo. Comunicava attraverso la scrittura. Un'amicizia difficile, che impone l'esigenza di considerare l'integrità fisica dell'altro, i litigi, le cattiverie a volte. Il libro rispetta la verità di quest'amicizia, è un libro vero".
Benni legge il capitolo ottavo, il primo incontro di Ulisse e Achille: il buio della stanza, il computer illuminato come un tabernacolo, gli odori. i rumori, i silenzi; due uomini che si trovano, uno davanti all'altro, con il difficile compito di dire la verità: "Poesia e merda, e tutt'e due insieme", la verità della malattia e quella della scrittura. In una parola, la vita "Non quello che voglio, ma quello che è".
Ogni anno Stefano Benni torna nel Sinis in un villag-gio di pescatori, ospite del suo amico Gianni Usai. Ormai conosce il sardo, lo ha citato spesso nelle battute, nei soprannomi. Un omaggio alla Sardegna? "Gli omaggi si fanno ai morti, la Sardegna è ben viva, Sono un meticcio e me ne vanto, sono emiliano e molisano. Voi avete parole che brillano perché hanno una storia e io ve le rubo, le uso. Avere cinque ingue: è una grandissima ricchezza. In Achille mi interessava la rivisitazione del greco antico che non è affatto morto. C'è una storia geologica del linguaggio che è la sua ricchezza. In tv si usano non più di 600 parole, è il luogo dell'impoverimento. Chi ha detto che leggere deve essere facile? Un bambino un giorno mi ha fatto un complimento bellissimo dicendo "Ho letto il tuo libro e ho imparato 24 parole nuove".
Per il personaggio di Ulisse, consulente editoriale, Benni ha attinto alla sua breve esperienza come direttore della collana Ossigeno, otto volumi pubblicati, più di mille letti "Mi interessava descrivere quel mondo con tutta la cattiveria che c'è nel considerare con atteggiamento sprezzante chi scrive e aspetta una risposta. Scrivere è comunque qualcosa di nobile, anche solo una lettera d'amore, un biglietto. Critico solo chi ha fretta, chi non vuole aspettare, uno, due anni. Bisogna casomai scrivere per passione e non per che un editore te lo chiede. Certo un brutto libro - e non ce l'ho con Vespa che tanto non li scrive lui i suoi libri - toglie spazio ad almeno altri cinque libri veri". I giovani non leggono? "Sono tutte bugie. C'è un'inversione di tendenza: i lettori forti sono cresciuti del 5%, e la Tv
ha perso il 15% di spettatori, le donne leggono più degli uomini. Gli unici che non leggono sono gli uomini di quaranta, cinquanta e sessant'anni che governano questo paese. Il premier dice di non leggere romanzi perché ha paura dei libri". E a proposito di lettori, Benni confessa un debole per Zola che ha incontrato alla presentazione: "Quindi leggi anche tu?", gli ha detto. "Sono un calciatore, mica un cretino" ha risposto quello. Affascinato dal rapporto tra oralità e scrittura, Benni ritrova nell'Iliade lo slittamento di piani narrativi: "C'è la lontananza dell'eroe, la solitudine degli dei e poi all'improvviso sei dentro la battaglia, Non mi infastidisce la mancanza di unità stilistica". E a chi gli chiede com'è cambiata la sua scrittura risponde che in trent'anni è diventata più orchestrale "Riscrivo una pagina anche dieci volte, con fatica. Prima usavo il registro comico, la sommatoria, la dilatazione, portare tutto altrove. Ora è come se sapessi suonare cinquanta strumenti e li usassi tutti. Cerco la scrittura della sorpresa, di modo che nessuno sappia cosa succede dopo. Ho della comicità un'idea diversa: prima pensavo fosse la chiave per comunicare. Oggi so che può essere volgare, ruffiana, di regime".

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