The Daily Telegraph, 8 marzo 2003
(…) Swift è rimasto lontano dai clamori del pubblico per lungo tempo.
La luce del giorno è il suo nuovo romanzo, il primo dopo il successo di Ultimo giro, vincitore del Booker Prize nel 1996. E questa sua nuova opera ha richiesto un lungo periodo di gestazione: due anni per scriverla - "un periodo abbastanza rapido, per quanto mi riguarda", afferma l’autore - , preceduti da un altro periodo caratterizzato da un’enorme quantità di "pensieri disordinati".
La sua narrazione spesso ha origine nella lunga osservazione di un’immagine iniziale.
In questo caso l’autore è ossessionato dall’idea di un uomo che fa visita a una donna in carcere. E afferma: "Te ne stai sempre lì a pensare… chi diavolo saranno mai quei due? quale sarà la loro storia? E nel frattempo non puoi fare in modo che la storia cominci…"
Ma lentamente le cose emergono, assumono dei contorni sempre più definiti. Il narratore, George, è un investigatore privato di Wimbledon. George viene assunto da Sarah, una donna di mezza età; suo marito ha avuto una relazione, ma alla fine ha acconsentito a troncarla e a rimettere la sua amante su un aereo per la Croazia. E il compito di George è proprio quello di accertarsi che i due amanti si separino davvero, definitivamente, all’aeroporto.
Sembrerebbe tutto semplice, tuttavia George si innamora della sua cliente quando lei finisce in prigione per l’assassinio del marito.
Sarah dunque finisce dietro le sbarre, e George la corteggia. Lei, a sua volta, sembra divenire una sorta di insegnante per il detective, e lo incoraggia a prendere in mano la penna, a scrivere, a descriverle tutto il mondo di fuori, che la donna sta inevitabilmente perdendo.
Il romanzo è colmo di desiderio struggente, che inquieta. Swift lo definisce una "storia d’amore", ma certo non è il solito, scontato romance a cui siamo abituati.
Come in Ultimo giro, Swift manipola con destrezza i suoi materiali, quasi fosse un uomo con otto braccia e quattro cervelli, e giunge a creare la sensazione di uno spazio interno, a gestire contemporaneamente un gran numero di piani temporali e di fili narrativi, tutti racchiusi in un’unica, semplice cornice: un singolo giorno nella vita di George.
"Strutturato" è un termine che si applica splendidamente al lavoro di Swift ma, come ci avverte l’autore, "l’unica struttura che paga davvero è quella basata sull’emozione. Non scrivo mai una pianificazione elaborata, tutto nasce dalla sensibilità. (…)
Nella mia opera spesso trovate degli scossoni, dai balzi, dei bruschi cambiamenti temporali. Ma la logica emotiva conduce sempre il lettore a continuare, ad andare avanti, o almeno così spero… E dopo tutto, i nostri stessi ricordi non procedono certo con alcuna logica sequenziale".
Malgrado i molti elementi storici nei suoi primi romanzi, Swift non è un appassionato della ricerca o del tocco autobiografico… Il mondo, vasto, enorme, risulta sempre una sorta di rumore in sottofondo, lieve, impercettibile, ai margini dei drammi personali dei suoi personaggi…
Swift preferisce essere fedele alle cose di tutti i giorni, si affida agli avvenimenti comuni. "Non sono uno scrittore che cerca il fantastico o il sensazionale," dice. "Io amo il mondo che abbiamo, che esiste davvero. E se da qualche parte c’è qualcosa di speciale e di magico, ebbene, io lo devo trovare nelle cose comuni, ordinarie, di tutti i giorni." (…)

Hermione Lee, "The Guardian", 8 marzo 2003
Someone to watch over you
Voi potete investigare come e quanto volete, come detective o come romanzieri, ma non tutte le cose verranno alla luce.
Non potete certo sollevare i tetti delle case e guardare cosa sta succedendo all’interno. E come potrete spiegare le tante, inesplicabili cose della vita? La stranezza dell’amore a prima vista, l’amore come un soffio al cuore, l’amore che dura una vita…
Una delle tenere, durissime domande che il romanzo porta con sé è questa: quanto possiamo prenderci cura l’uno dell’altro?
Il narratore, così come il suo autore, è un osservatore "per contratto". Egli ha dedicato tutta la sua vita a vegliare sulla persona che ama. Ma non c’è nulla che possa indicarci perché questo debba diventare un dovere, o una regola umana. Anzi, spesso non è affatto così: "La verità è che ci incontriamo, ci lasciamo, prendiamo strade diverse… Non ci sono leggi, né regole. Non siamo qui per seguirci l’un l’altro, o per custodire uno la vita dell’altro".
C’è sempre una sorta di compulsione nei grandi romanzieri - verso una scena, un particolare soggetto, un’ossessione - qualcosa che essi devono mantenere, sempre, libro dopo libro.
Per Swift la scena-chiave che ricorre è la visita a una persona in carcere. Qualcuno arriva – per amore, senso di colpa, o per dovere - dal mondo di fuori, una, due, molte volte, e viene per vegliare su una persona che ha avuto un crollo, un esaurimento, che non può parlare, che è squilibrata o malata terminale. (…)
La visita in prigione in La luce del giorno è un passo "in un altro paese, in un altro mondo": "Chiunque dovrebbe essere spinto a farlo, forse… Spinto a sapere cosa si prova a lasciare il mondo e a ritornarvi, poi, nuovamente". È una scena di isolamento all’interno dello spazio di per sé già ristretto, limitato. Ed è anche un legame con il tema dell’alienazione nel mondo odierno.
C’è più di un esilio nella storia: Kristina a Dubrovnik, Sarah in prigione, il marito di Sarah, nelle ultime ore della sua vita, in una sorta di esilio da se stesso, uno spettro. (…)
I sobborghi sicuri, civilizzati, diventano improvvisamente una sorta di limbo ove si aggirano anime perdute. E l’investigatore privato George può trasformarsi in un Orfeo che tenta di riportare la sua Euridice alla luce del sole, fuori dalla caverna e dagli inferi.
Noi sappiamo cosa accadde a Orfeo e Euridice… eppure questo accanirsi dei personaggi di Swift - così tristi e scoraggiati in apparenza - a vivere nella speranza, è, infine, proprio ciò che maggiormente ci attrae e commuove.

"The Independent on Sunday", 2 marzo 2003
Una vera stella letteraria…
Il nuovo, lungamente atteso romanzo di Graham Swift affronta le agonie dei rapporti interpersonali su piccola scala… eppure il suo impatto e le sue implicazioni sono immensi.
Un semplice sguardo a questa prosa rivela uno scrittore di formidabile talento e di penetranti intuizioni. Il lavoro di Swift combina acute osservazioni sul singolo dettaglio umano con meditazioni riservate, discrete, sui massimi sistemi che danno forma, articolano e apportano significato al singolo dettaglio.
Un libro costruito in maniera straordinaria, che scorre, quasi musicalmente, attorno ai suoi temi centrali. Le idee circolano e poi tornano alla superficie come ritornelli, il ritmo è delicato ma brillantemente sostenuto, e le associazioni di idee sono intricate ma sempre raggiunte con un tocco magicamente delicato…
Un libro che merita di essere gustato, con bramosia, in una singola seduta di lettura…

"The Independent", 1 marzo 2003
Un libro sulla perdita di controllo che è assolutamente, saldamente controllato. La luce del giorno mostra come la vita accade al di fuori e al di là della legge. Nelle mani salde e sicure di Swift la storia si svolge al di là della soglia di consapevolezza, in momenti densi di mistero e meraviglia che si schiudono tra cucine dei sobborghi e umidi alberi di un trasandato parco cittadino.
Un libro che si insinua e cresce nell’immaginazione dei suoi lettori.

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