Lo zio Kurt è tornato. Feltrinelli ha riportato in libreria due libri assolutamente necessari per comprendere il nostro tempo: Mattatoio N. 5 e Ghiaccio-Nove. Discutere, commentare, aggiungere parole a questi due purissimi capolavori della letteratura mondiale è impresa impossibile o quantomeno insulsa.
Kurt Vonnegut è uno scrittore che in Italia non ha avuto ancora la diffusione che meriterebbe, eppure la forza della sua creatività letteraria è immensa, capace di creare una stratificazione di livelli complessa ma fortemente leggibile, sicuramente godibile.
Un romanzo di Vonnegut può esser esperito a più livelli, e tutti con pari dignità di lettura. La vicenda, la riflessione filosofica, l’aspetto fantascientifico, la burla, sono piani autonomi dei romanzi, vivibili separatamente o in armoniosa relazione. In questa diversificazione di piani, Kurt Vonnegut è riuscito non soltanto ad ingabbiare la realtà ma anche ad intuirne e descriverne gli orientamenti, le pulsioni recondite, i cortocircuiti. E’ uno dei rarissimi autori, che è riuscito a mostrare con lo strumento narrativo e con l’invenzione satirica l’influenza dei mass-media sulle coscienze, l’assoluta irrazionalità di ogni tipo di potere che si legittima proprio su di una presunta autorevolezza della ragione e della logica che Vonnegut ridicolizza, demolisce. Una delle qualità maggiori dell’ironia vonnegutiana è quella di mostrare la reale insensatezza e criminalità d’ogni tipo di potere (politico, economico, letterario, scientifico, religioso), sviluppando nella narrazione le caratteristiche fondamentali del dominio, allargando in una distopica visione ciò che avviene sommandolo a ciò che potrebbe accadere. Non v’è troppa differenza in Vonnegut tra fantascienza e realtà poiché lo scrittore raccoglie dati storici che appaiono assurdi, irreali, ed inventa elementi fantascientifici che invece sembrerebbero i più ordinari possibili. Scienza e fantascienza, possibile ed impossibile in Vonnegut sono ambiti intercambiabili che assumono un significato piuttosto che un altro solo alla luce dell’interpretazione del lettore e delle volontà di questo. Kurt Vonnegut è uno scrittore anarchico, oltre ad odiare ogni manifestazione di potere, detesta costringere in gerarchie narrative lo sguardo del lettore, e così lo lascia libero di vedere nell’invenzione, una ludica forma narrativa oppure una sagace metafora storica, un’allusione provocatoria alla disumanità della borghesia. Nato ad Indianapolis nel 1922, Kurt Vonnegut ha partecipato alla Seconda guerra mondiale. Era soldato dell’esercito degli Stati Uniti d’America quando visse il bombardamento di Dresda, una delle più mastodontiche tragedie della storia che in una manciata di ore generò più morti che a Hiroshima e Nagasaki, pur non usando la bomba H. Mattatoio N. 5 in qualche modo diviene romanzo autobiografico, ed è una vera e propria accozzaglia schizoide d’esperienze disarticolate nella dimensione temporale. Il pianeta Tralfamadore a 713.700.000.000.000.000 chilometri di distanza dalla terra è luogo equidistante per il personaggio, Billy Pilgrim che vive nel corso della sua vita, tutto ciò che ha vissuto, sempre contemporaneamente. Dalla cucina di casa sua, passa alle rovine di Dresda, allo zoo del pianeta Tralfamadore, tutto nella dimensione della vita, poiché questa, Vonnegut la considera nel tempo infinito dello spazio, dalla cui smisurata traccia non è possibile cassare nessun momento. Mattatoio N. 5, è forse soprattutto questo, saper ritrovare ciò che si è vissuto e si vuol vivere !!
Ghiaccio-Nove è una ricognizione sulla possibilità umana e la sua potenza principale: la scienza. Cercare di capire cosa stesse facendo Felix Hoenikker fisico nucleare, nel momento in cui grazie alla sua abilità scientifica venivano sganciate le bombe atomiche sulle due cittadine giapponesi, diventa un modo per squarciare l’umano agire e comprendere se nel gesto biografico, nella qualità e forza di una ricerca è possibile già scorgere, come epifenomeno, il destino ed il percorso della specie umana. Se, insomma, nel battito d’ali della farfalla in oriente è realmente possibile cogliere il conseguente uragano ad occidente. Vonnegut è scrittore di fantascienza dicono in molti, ma in realtà non possiede la necessaria rigidità degli autori di genere. I suoi mondi sono invenzioni di possibilità, sintesi di elementi esistenti e di fantasie surreali, veri e propri esperimenti filosofici che Vonnegut imbastisce con la letteratura. E’ con Vonnegut, l’anarchico, l’anticlericale, l’umanista, che bisogna attraversare quest’inizio di secolo. E’ uno scrittore che allarga a dismisura il perimetro in cui all’uomo è dato di scrutare ed agire, mischia le coordinate temporali, concede nello spazio dei suoi libri la possibilità di smarrirsi e ritrovarsi nell’arco del tempo considerato non solo nella dimensione della civiltà umana ma di più, nell’ambito infinito del cosmo stesso.
Kurt Vonnegut

Kurt Vonnegut

Kurt Vonnegut (Indianapolis, 1922 - New York, 2007) nacque in una famiglia colpita dalla Grande Depressione del ’29. Nel 1940 si iscrisse a biochimica all’università, poi andò sotto le armi e da prigioniero dei tedeschi assisté al bombardamento di Dresda. Tornato in America, ha studiato antropologia e ha fatto vari lavori fra cui il cronista, nello stato di New York. Esordisce come scrittore nel 1950 e pubblica il suo primo romanzo, Piano meccanico, nel 1952. Membro dell’American Academy and Institute of Arts and Letters, è considerato uno dei massimi scrittori di fantascienza e uno dei maggiori autori americani. Con Feltrinelli ha pubblicato: Mattatoio n. 5 (2003), da cui è stato tratto il film di Roy Hill nel 1972, Ghiaccio-nove (2003), Un pezzo da galera (2004), Piano meccanico (2004), La colazione dei campioni (2005), Le sirene di Titano (2006), Madre notte (2007), Barbablù (2007), Ricordando l’Apocalisse (2008), Guarda l’uccellino. Racconti inediti (2012), Perle ai porci (2015), Il grande tiratore (2019) e, nella collana digitale Zoom, Da tutte le strade si alzeranno lamenti (2012).

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