Non penso e non ho mai pensato che fumarsi una canna ogni tanto significhi essere dei tossici, così come bersi del vino o della birra o un bicchiere di whisky non fa di noi degli alcolisti. E così come uscire a comprarci qualcosa di buono in una pasticceria se siamo un po’ giù non fa di noi dei mangiatori compulsivi né tanto meno saltare qualche pasto perché abbiamo litigato col moroso farà di noi degli anoressici.
A farsi una canna ogni tanto non ci vedo niente di male e conosco un sacco di persone giovani e adulte assolutamente rispettabili che da un sacco di anni tirano fuori il famoso spinello per rilassarsi un po’, perché magari la giornata è stata pesante o perché è un buon momento da stare in compagnia. La mia prima cannetta me la sono fatta a quindici anni, poi non mi è capitato per un po’ di tempo, poi mi è ricapitato, e non ho mai preso né eroina né cocaina, nemmeno un’ extasy mi sono mai fatta, e credo che il mio cervello funzioni ancora passabilmente. Non mi è mai venuto in mente di passare ad altro. So che questo fatto della canna come primo gradino verso sostenaze più pesanti non lo sostengono solo Fini e compagnia, so che ci sono dei dirigenti di comunità bravi e seri che sostengono che invece sì, loro conoscono persone che hanno cominciato dalle canne e sono finiti a bucarsi e hanno distrutto la loro vita e quella delle loro famiglie. Non dico che non sia vero, ma non potrebbe essere, come dire, una percentuale fisiologica che sta nelle cose? Non potrebbe trattarsi di persone particolarmente fragili e sofferenti? Non tutti i ragazzi che si sbronzano una volta diventano alcolisti. Ci si può distruggere con qualunque cosa se si sta male.
Mi è sembrato buffo il paragone che è stato tirato fuori: ma voi prendereste un aereo sapendo che il pilota si è sfumacchiato un po’ d’erba? Ma come si fa a dire? Non lo prenderei nemmeno se è incazzato nero perchè la compagnia aerea sta facendo dei licenziamenti, magari. Nemmeno se si è tirato giù degli antidepressivi perché la vita è quello che è, o se è stato sveglio tutta la notte a fare l’amore con la sua ragazza... e come fare a saperlo? Anche se non sono qui per fare l’elogio e l’esaltazione dello spinello (non mi interessa proprio) quello che vorrei dire è che mi sembra ridicolo e fasullo adesso prendere di mira questi ragazzi e le loro innocenti cannette perchè a me personalmente fanno già una tenerezza infinita e un po’ di malinconia, questi pischelli con i loro attacchi di panico, i loro casini e le loro ansie, questi ragazzi a cui stanno per scippare il futuro, che forse non avrannno nemmeno più acqua da bere e aria buona da respirare, questo ragazzi che studiano in scuole sempre più disastrate per avviarsi a un tranquillo futuro horror. Questi ragazzi tutti flessibili, tutti precari, che quando riusciranno a trovare qualcosa che assomigli a un lavoro gli sarà impedito pure di andarsene in pensione.
Rossana Campo

Rossana Campo

Rossana Campo (Genova 1963) vive tra Roma e Parigi. Con Feltrinelli ha pubblicato: In principio erano le mutande (1992), da cui il film omonimo di Anna Negri (1999), alcuni racconti nella raccolta a cura di Gianni Celati, Narratori delle riserve (1992), Il pieno di super (1993), Mai sentita così bene (1995), L’attore americano (1997), Il matrimonio di Maria (1998), nato come radiodramma trasmesso da Radio Tre nel gennaio 1997, Mentre la mia bella dorme (1999), il libro per bambini La gemella buona e la gemella cattiva in Feltrinelli “Kids” (2000), Sono pazza di te (2001), L’uomo che non ho sposato (2003), Duro come l’amore (2005), Più forte di me (2007) e Lezioni di arabo (2010). Per i “Classici” ha tradotto e curato Peldicarota (2007) di Jules Renard.

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