«Il nome lo inventammo a tavolino, sotto il pergolato di Sindelsdorf, Marc ed io. A tutti e due piaceva l´azzurro, a Marc i cavalli, a me i cavalieri. Così il nome venne da sé. E il favoloso caffè di frau Maria Marc lo gustammo ancora di più».
Secondo il racconto di Wassily Kandinsky, la storia del Cavaliere Azzurro (Der Blaue Reiter) comincia semplicemente così, con un caffè in casa Marc nell´estate del 1911. Di lì a pochi mesi questo nome dalle risonanze insolite - il fiore blu è quello del romanticismo, mentre il cavaliere è un simbolo antico del nuovo che l´arte sostiene - diventa il titolo di una rivista-almanacco e poi la bandiera di un gruppo di pittori fra i più originali delle avanguardie storiche. Alcuni di loro, oltre a Kandinsky, Gabriele Münter, Alexej Jawlensky e Marianne von Werefkin, venivano dalla Nuova Associazione degli Artisti di Monaco (Neue Künstlervereinigung München). Altri, come Paul Klee, August Macke e lo stesso Marc, erano cani sciolti, ambiziosi e dotati ma ancora alla ricerca di un´identità artistica precisa. Il gruppo, che espone un paio di volte insieme, nell´11 e nel ´12, in due grandi rassegne con molte presenze straniere (che restano fondamentali nella cultura tedesca), non è mai davvero compatto e omogeneo, ma fino allo scoppio della guerra si pone piuttosto come galassia di idee e ricerche differenti, il laboratorio di linguaggi e generi espressivi più avanzato nella Germania del tempo: nel cui ambito si approfondisce una originale variante dell´espressionismo basata sul colore caldo e acceso, e nasce l´astrazione lirica.
Il Cavaliere Azzurro è un corpo con molte anime, come testimonia la bella rassegna, organizzata dalla Fondazione Mazzotta in collaborazione col Consiglio Regionale della Lombardia e con il Goethe-Institut, che inaugura stasera alle 18 in Foro Buonaparte 50. Le curatrici, Magdalena M. Moeller e Tulliola Sparagni, hanno raccolto 114 opere, fra dipinti, gouaches, disegni e grafiche, più qualche fotografia e riviste originali, che in tre sezioni ripercorrono le vicende del movimento monacense. La prima è dedicata alla Neue Künstlervereinigung e al lavoro "preliminare" svolto da Kandinsky e dai suoi amici durante le estati fra il 1908 e il 1911 trascorse a Murnau, nelle Alpi bavaresi. La seconda è dedicata invece alle opere su carta, compresa una parte delle grafiche e disegni esposti nella mostra del 1912 alla Galleria Hans Goltz di Monaco, che aveva lo scopo di fare del Blaue Reiter il punto di riferimento delle avanguardie internazionali. C´era di tutto, dalle stampe popolari russe a Picasso, già famosissimo. Una varietà rispecchiata dai pezzi esposti a Milano, che comprendono dei Kubin, dei Kirchner e degli Heckel (entrambi membri del movimento Die Brücke, Il Ponte) e delle stampe popolari russe appartenute a Kandinsky.
Infine, la terza sezione è dedicata all´età forte del movimento: con un bellissimo Kandinsky astratto, Macchia nera I del '12, e ahimè soltanto un olio di Marc (Capriolo nel giardino del convento, 1912), un pittore, peraltro, morto in guerra a 36 anni, poco prolifico e molto difficile da ottenere in prestito. In mostra, la sua veloce evoluzione stilistica è ricostruita attraverso gouaches e tempere, che nel pur sapiente allestimento fanno rimpiangere i capolavori. Un po´ come accade per Klee, di cui sono esposte solo carte, affascinanti ma «minori». Emerge invece col giusto rilievo la figura molto interessante della von Werefkin, trascuratissima fino ad anni molto recenti e capace invece di visioni profonde e personali, fra simbolismo, lirismo ed espressionismo. Come prova per esempio l´ambiguo ritratto di Alexander Sacharoff, del 1909.
Martina Corgnati

Martina Corgnati

Martina Corgnati (Torino, 1963), critica d’arte e giornalista, insegna Didattica dell’Arte all’Accademia Carrara di Bergamo. Per Feltrinelli ha pubblicato Dizionario d’arte contemporanea (1994).

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