Premetto, mi piacciono moltissimo i polpettoni storici. Dunque, ho visto con grande divertimento questo Augusto, un personaggio - inutile a dirsi - che mi ha sempre affascinato. La sua intelligenza politica, la sua capacità di trasformare una Repubblica in un Impero mantenendo formalmente in vita le istituzioni repubblicane, la sua politica culturale, che consentì a Roma di vivere uno straordinario periodo di splendore intellettuale Gran personaggio, insomma: la curiosità di vederlo impersonato da Peter O' Toole era grande. Ma com' è questo Augusto-O' Toole? Tutto sommato, direi, tacitiano, quantomeno per quanto riguarda la descrizione del suo rapporto con la moglie, la gelida Livia, cui presta il volto Charlotte Rampling. Una donna fortissima, determinata e temibile, la cui influenza non si limita all' ambito familiare. E' Livia infatti, sostanzialmente, a determinare la sorte dell' Impero alla morte di Augusto, ottenendo che il trono vada a Tiberio, figlio non di Augusto, ma del suo primo marito. Ma vediamo la storia un po' più da vicino. Celebrato nel 38 a.C., il matrimonio di Augusto e Livia merita di essere ricordato, per una non irrilevante particolarità: quando Augusto si innamorò di lei, Livia era sposata con Tiberio Claudio Nerone, e avendo gia avuto un figlio da questi (Tiberio, appunto), era incinta di Druso. Ma Augusto non voleva aspettare, voleva sposarla subito, ancor prima che nascesse il secondo figlio. E così fu. Secondo Tacito Augusto impose A Claudio Nerone di divorziare immediatamente da Livia: un tentativo, da parte di Tacito, di tratteggiare l' immagine di un principe-despota? L' ipotesi è possibile, anche se, formalmente, Tiberio Nerone fece buon viso a cattivo gioco. Cominciò, così, un rapporto matrimoniale non facile a definire. Le ambizioni di Livia erano enormi e quantomeno nel film ben chiare ad Augusto: il trono di Augusto doveva passare a Tiberio. Ma Augusto aveva due nipoti maschi, figli di Giulia, suoi eredi di sangue. I rapporti tra le due donne, chiaramente, non erano idilliaci. Una lotta sorda, vinta dalla temibile Livia. Morti in giovane età i figli di Giulia, Augusto adottò Tiberio, pressato dalla moglie (sul cui ruolo nella morte dei giovani Tacito sembra avere qualche dubbio). E Giulia venne condannata all' esilio, in esecuzione di una legge voluta dal padre. Un' altra storia che val la pena raccontare: nel tentativo di moralizzare la vita familiare, Augusto aveva fatto approvare una legge che puniva l' adulterio con una forma particolare di esilio, la relegazione su un' isola. Non immaginava , Augusto, nel momento in cui l' aveva proposta, quali devastanti conseguenze la legge avrebbe avuto sulla sua vita privata. Giulia infatti, l' amatissima Giulia, era, si diceva, di costumi alquanto liberi. E non ne faceva mistero, se è vero quanto racconta Macrobio: data in moglie in primo matrimonio ad Agrippa, gli aveva dato dei figli che erano la copia esatta del padre. Interrogata su come questo potesse spiegarsi, Giulia avrebbe risposto: «Non accetto mai un passeggero, se la nave non è gia carica». Libera e spiritosa, insomma. Un problema per il padre, soprattutto quando, morto Agricola e andata sposa a Tiberio, divenne l' amante di Iullo, figlio di Antonio, che congiurava contro il Principe. A questo punto, Augusto non ebbe scelta, Giulia venne relegata sull' isola di Pandataria (oggi Ventotene). Vittoria totale di Livia. Vittoria su Giulia, ma anche su Augusto. Un Augusto forse un po' troppo debole, un augusto del quale il film sottace alcuni meriti: la sua politica culturale, l' intuizione (politica) di ammettere al suo circolo i migliori intellettuali e artisti dell' epoca, il sostegno economico sempre offrì loro. La capacità di rispettare le opinioni politiche altrui: si racconta, ad esempio, che chiamasse affettuosamente Livio «il mio repubblicano». Continua a piacermi, Augusto. Tutto sommato, anche quello O' Toole.
Eva Cantarella

Eva Cantarella

Eva Cantarella ha insegnato Diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano ed è global visiting professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo: Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco (Milano, 1979), Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Milano, 1987; 2006; In Ue Feltrinelli, con nuova prefazione dell'autrice, 2016), Il ritorno della vendetta. Pena di morte: giustizia o assassinio? (Milano, 2007), I comandamenti. Non commettere adulterio (con Paolo Ricca; Bologna, 2010), “Sopporta, cuore...”. La scelta di Ulisse (Roma-Bari, 2010). Per Feltrinelli ha pubblicato Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia (1996), Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto (2002, premi Bagutta e Forte Village), L’amore è un dio. Il sesso e la polis (2007, premio Città di Padova per la saggistica; “Audiolibri-Emons Feltrinelli”, 2011), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma (2009), L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana (2010), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2011), Pompei è viva (con Luciana Jacobelli; 2013), Perfino Catone scriveva ricette. I greci, i romani e noi (2014), Non sei più mio padre. Il conflitto tra genitori e figli nel mondo antico (2015), L'importante è vincere. Da Olimpia a Rio de Janeiro (con Ettore Miraglia; 2016), Come uccidere il padre. I problemi della famiglia dai romani a noi (2017), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2018), Gli inganni di Pandora. L'origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica (2019) e ha tradotto Le canzoni di Bilitis (2010) di Pierre Louÿs. Nella collana digitale Zoom è uscito L’aspide di Cleopatra (2012). Per Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare (La Nave di Teseo, 2018) e per la sua opera in generale, ha ricevuto recentemente il premio Hemingway e il premio Pescasseroli.

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