La destra colombiana dell’autoritario presidente Álvaro Uribe è stata seccamente umiliata. Al referendum e alle elezioni del 26 ottobre ha vinto una sinistra democratica alla ricerca di spazi tra la violenza dei gruppi armati e l’arroganza di un governo che non accetta critiche né opinioni diverse dalle proprie. I cittadini si sono stancati più rapidamente del previsto e hanno usato le urne per frenare la concentrazione di potere e il desiderio di rielezione di chi non ha mantenuto le promesse che l’hanno portato al vertice. Uribe era talmente deciso a imporre il referendum che non ha esitato a promuoverlo partecipando al Grande fratello, a programmi di televendite e comparendo su riviste scandalistiche. Ma ormai è evidente che dopo tanti inganni e sofferenze i colombiani non mandano giù tutto.
La reazione inattesa e intelligente del popolo colombiano è stata confermata dall’elezione del primo sindaco di sinistra della storia di Bogotá: Luis Eduardo Garzón, che tutti in Colombia chiamiamo "Lucho". È un ex sindacalista di umili origini che da bambino per aiutare la famiglia lavorava come caddie nell’esclusivo Country Club (dove oggi giocano a golf molti dei potenti uomini politici che ha appena sconfitto).

Aspirare al vertice dello stato
Anche in altre regioni le elezioni sono state vinte dalla sinistra e da organizzazioni indipendenti, che ora obbligheranno il governo a cambiare atteggiamento e ad avviare il dialogo che il paese desidera. La volontà del popolo colombiano dovrebbe essere un segnale per la comunità internazionale, che a volte confonde il paese con il suo presidente. Probabilmente dall’esterno è difficile capire fino in fondo l’importanza di quello che è successo. È un messaggio diretto anche ai gruppi armati: si possono ottenere dei risultati senza ricorrere alle armi ed è ora di prendere decisioni a favore dei poveri che dite di rappresentare e che sono le principali vittime della guerra.
La campagna di Lucho Garzón è stata appoggiata dal Polo democratico, una coalizione di movimenti di sinistra il cui esponente principale è il senatore Antonio Navarro, un ex guerrigliero dell’M-19 che molti oggi ritengono un ottimo candidato alla guida del paese. Ipotizzare che un ex guerrigliero possa diventare presidente della Colombia è di per sé una conquista. Alcuni di loro, come lo stesso Navarro, una volta reintegrati nella società hanno occupato le cariche di sindaco, governatore e ministro, ma nessuno pensava che potessero aspirare alla massima carica dello stato. Oltre a Bogotá, la sinistra ha conquistato municipi e governatorati in varie zone del paese. A Cali è diventato sindaco Apolinar Salcedo, un avvocato non vedente: i colombiani non avevano mai eletto un disabile a una carica tanto importante. Apolinar, che ha uno straordinario senso dell’umorismo, ha detto che governerà gli abitanti di Cali "con grande tatto".

Alla prova del governo
Quello che è successo non è un caso, rientra nell’ormai innegabile svolta a sinistra dell’intero continente. Il leader naturale di questa svolta è il brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva che il nostro Lucho Garzón considera un idolo. Ma nel caso della Colombia si tratta anche di una risposta che fa parte della lotta di classe di un intero popolo pronto a voltare le spalle ai politici tradizionali e ai loro eredi, che hanno perso ogni credibilità di fronte a un paese in cui oltre il 78 per cento della popolazione è soffocato dalla miseria, mentre la maggior parte della ricchezza è controllata da un pugno di famiglie. A questa casta politica aristocratica che ha dominato i nostri destini non resta che riconoscere con dignità la propria sconfitta e farsi da parte, perché nuove forze possano dimostrare di saper costruire una società più giusta ed egualitaria. È ovvio che non sarà facile: se c’è qualcosa che è mancato ai politici colombiani nel corso dei secoli è la dignità. Accettare di essere trattati alla pari e di sentirsi cantare alcune verità da una persona modesta che un tempo raccattava le loro palle da golf sarà molto duro. Lucho Garzón è già stato, direttamente o velatamente, minacciato.
Conquistare la seconda carica del paese è solo un passo nella sua carriera, la vera sfida è mantenere la trasparenza che ha promesso nel suo discorso e tener conto delle critiche di tutti. Bogotá ha avuto una positiva trasformazione negli ultimi anni con l’amministrazione di sindaci indipendenti come Enrique Peñalosa e Antanas Mockus. Ora tocca a Lucho Garzón, che ha promesso di concentrare gli sforzi sulle zone più povere della città. Lucho ha festeggiato la sua vittoria dicendo: "Ormai siamo riusciti ad arrivare, perciò non potremo dare la colpa ad altri se non saremo capaci di fare il bene del popolo e di consolidare le possibilità della sinistra democratica". Se le cose andranno bene, la sinistra riuscirà ad avvicinarsi alla presidenza della repubblica. E la società colombiana potrebbe togliere gli ultimi argomenti a chi si ostina a fare la guerra.

Traduzione di Maria Giuseppina Cavallo
Efraim Medina Reyes

Efraim Medina Reyes

Efraim Medina Reyes è nato nel 1967 a Cartagena e vive tra la Colombia e l’Italia. Nel 1995 ha vinto il Premio nazionale per il racconto con la raccolta Cinema Albero (Fusi orari). Ha diretto tre film e scrive per il teatro. È uno dei tre membri della 7 Torpes Band.
Con Feltrinelli ha pubblicato: C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo (2002), Tecniche di masturbazione tra Batman e Robin (2004) e La sessualità della Pantera rosa (2006) e Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio (2013).

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