Chi è ancora vivo lo tiene fisso in fondo agli occhi il ricordo di quel giorno di sessant' anni fa: 12 agosto 1944, le Ss massacrano 560 abitanti di un paesino arroccato tra le vette delle Alpi Apuane, in Versilia. Bambini, anziani e donne per la maggior parte, gente senz' armi, arresa in partenza, terrorizzata, strappata via dalle case, ammassata all' aperto, macellata senza pietà. In Italia il nome di Sant' Anna di Stazzema è legato alla strage nazista, una delle tanti rimaste senza colpevoli. Fino a ieri, fino alla decisione del giudice per le udienze preliminari del tribunale militare di La Spezia Roberto Rivello di rinviare a giudizio tre ex ufficiali del II Battaglione Panzergrenadier, divisione Riechsfuhrer Ss. Due di loro hanno 83 anni, il terzo 80, si chiamano Gerhard Sommer, Alfred Schonenberg e Ludwig Sonntag. I loro nomi sono saltati fuori appena qualche mese fa, dopo l' apertura dei cosiddetti «armadi della vergogna» che per decenni hanno nascosto al mondo le atrocità compiute dai tedeschi in ritirata, impedendo a testimoni e sopravvissuti di chiedere giustizia per familiari e amici uccisi e gettati nelle fosse comuni. Erano sei e non solo tre i presunti colpevoli. Per due di loro (Werner Bruss e Georg Rauch) è stato pronunciato il non luogo a procedere e per l' ultimo, Heinrich Schendel di 82 anni, Rivello ha rinviato gli atti al pubblico ministero dandogli 5 mesi di tempo per fare altre indagini. Il processo inizia il 20 aprile, Sant' Anna in aula ci sarà, il Comune si è costituito parte civile insieme all' Associazione dei martiri, alla Provincia di Lucca, alla Regione Toscana e - da ieri - anche al governo italiano, che parla attraverso l' avvocato di Stato Gian Mario Rocchitta: «I crimini nazifascisti sulle popolazioni inermi hanno assunto il significato di simbolo di tutto ciò che è contro il diritto e la dignità dell' uomo». Assenti gli imputati, che non si erano presentati neppure alla prima udienza preliminare del 2 dicembre scorso, a cui assistevano invece gli abitanti di Sant' Anna Enio Mancini, ora direttore del museo della Resistenza, ed Enrico Pieri, che quel 12 agosto perse tutta la sua famiglia. «In questi anni - spiegavano - abbiamo sofferto anche per il fatto che nessuno ha pagato per questa strage, né i tedeschi né gli italiani che fecero da guida ai nazisti». Una parte di verità adesso sta emergendo e la lista degli indagati sembra destinata ad allungarsi. Il pubblico ministero della procura militare di La Spezia Marco De Paolis - che per accelerare le ricerche sulle stragi un anno fa ha creato un gruppo investigativo bilingue composto da carabinieri e Guardia di finanza - ha aperto un secondo procedimento per il reato di strage a carico di altre ex Ss ancora viventi. Tra queste Mathias Alfred Concina, 85 anni, italo-tedesco, residente in Germania in una casa di cura per anziani. Era stato sentito come persona informata dei fatti ma il suo status è cambiato durante l' interrogatorio: avrebbe fatto parte dello stesso battaglione comandato da Sommer che, insieme ad altri quattro reparti, sterminò 560 civili indifesi. La tesi della «rappresaglia» non sta in piedi. «Quella di Sant' Anna è stata una strage pianificata», sostiene De Paolis, «e chi l' ha diretta sapeva di eseguire ordini manifestamente criminali». Per decidere il rinvio a giudizio sono bastati 100 minuti di camera di consiglio.

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