Se lo invitano, lui non si tira indietro. Puntualmente arriva con i suoi sandali, il suo look orientaleggiante, la sua barba bianca e la sua sacca gonfia di tutto. Libri, petizioni, volantini bisunti. Qualche sera fa Padre Alex Zanotelli si è presentato così all’Ambra Jovinelli di Roma, il teatro che fu il tempio dell’avanspettacolo e oggi è il palcoscenico della sinistra pacifista. E lì - tra languidi decori floreali - Padre Alex ha scandito parole fiammeggianti: «Non volevo venire, non volevo lasciare Napoli. Ma ora sono contento, nel vedere i vostri volti uniti e attenti in un momento tanto grave per il nostro Paese. Il popolo della pace chiede una cosa sola: via le truppe italiane dall’Iraq!». Parole che introducono all’irreversibile nettezza dell’appello sottoscritto da Zanotelli, assieme a Gino Strada e a don Ciotti: «Chi non è portatore della richiesta di ritiro delle truppe non appartiene al Movimento per la Pace» e dunque «le forze politiche e i parlamentari che rifiuteranno queste richieste non dovranno mai più contare sul voto di chi si tente tradito». Una scomunica calata il 15 febbraio, proprio alla vigilia del voto del Senato sulle missioni di pace e che ha poi consentito ai tanti capi dei partiti pacifisti (Rifondazione, Pdci, Verdi, Di Pietro-Occhetto) di sventolare maramaldi quell’appello sotto gli occhi incerti dei leader riformisti. Parole che pesano quelle di padre Alex: da quando, due anni fa, è tornato in Italia dall’inferno africano, Zanotelli è diventato il leader del pacifismo italiano assieme a Gino Strada. E da quando è tornato, padre Zanotelli si è messo in testa un’idea: per salvare il mondo, bisogna far politica. In altre parole, bisogna ‟convertire” la sinistra italiana, farla ripartire dal basso. Come dice lui stesso con parole molto esplicite: «I partiti sono troppo impelagati nelle loro dinamiche. Se vogliamo uscire dalla follia della guerra, dobbiamo costituire una società civile organizzata». E il manifesto di padre Alex è già pronto: «Informazione, guerra e pace, ambiente, sviluppo sostenibile». Sessantasei anni, trentino della Val di Non, prete comboniano, Zanotelli oramai è personaggio carismatico grazie ad una esistenza scandita da eventi straordinari. A metà degli anni Ottanta padre Alex è direttore della rivista ‟Negrizia”, protagonista di una tambureggiante campagna sui traffici d’armi e la cooperazione italiana. Nel mirino finiscono Giovanni Spadolini e Giulio Andreotti. Costretto alle dimissioni - si disse allora e lui lo ha poi ripetuto a voce alta - dalle pressioni della Segreteria di Stato vaticana, Zanotelli si trasferisce «in quel sotterraneo della storia» che si chiama Korogocho, la baraccopoli di Nairobi dove la gente va ogni giorno a nutrirsi con i resti ‟commestibili” della discarica. Per dodici anni Zanotelli ha guardato negli occhi malati di Aids, ragazzine prostitute, alcolizzati, e due anni fa è tornato in Italia con l’aureola dell’eroe, del profeta disarmato. Ma il vecchio ‟vizio”, quella passione di misurarsi con la politica, gli è rimasto dentro. E’ da una sua idea che nasce la ‟Rete Lilliput”, il più diffuso network no global. E la sua prima preoccupazione, tornato in Italia, è stata che il movimento no global restasse puro e non si contaminasse con i partiti. E così, Zanotelli si batte perché Rifondazione sia messa ai margini del Social Forum e perché siano emarginati tutti i personaggi con un rapporto ambiguo con la violenza. Memorabile, per un certo mondo, il suo messaggio all’assemblea nazionale del Social Forum di Bologna: «Dopo Genova, tanti compagni di strada si sono allontanati. Spaventati dalla violenza e dalla repressione, ma anche da meccanismi di rappresentanza tanto informali da sembrare poco trasparenti». Zanotelli ce l’ha con Vittorio Agnoletto. Ma padre Alex frequenta, senza amarli, anche i politici di professione. Assai gustoso resta il dibattito, qualche mese fa, tra lui e Massimo D’Alema in un convegno organizzato a Roma dalla Fondazione ItalianiEuropei e moderato da Lucia Annunziata che ancora non si era trasferita a viale Mazzini. Due personaggi agli antipodi, il padre con i sandali e l’ex presidente del Consiglio con le scarpe chic. Quel giorno era come se si fossero incontrati fra Cristoforo e don Rodrigo, con D’Alema che scherzando, dice: «Padre, noi facciamo un altro lavoro. Se ci presentiamo alla Camera vestiti come lei, non ci fanno entrare...». E lui: «D’Alema il tuo problema è che hai separato la politica dall’etica». Con Walter Veltroni il rapporto è buono, a dispetto di una lettera che Zanotelli spedì al sindaco di Roma appena tornato dal viaggio in Africa: «Ma tu Veltroni, vuoi davvero cambiare il mondo?». Si racconta di un buon rapporto con Romano Prodi, anche se nel suo libro ‟Korogocho” un solo politico è esplicitamente gratificato: «Mi piace Rosy Bindi». Schivo, senza telefonino, un’idiosincrasia per le comparsate in tv, ostinato persino nel rifiutarsi di presentare il suo libro, Zanotelli ha visto crescere il suo carisma anche grazie a questa ‟presenza” così diversa da altri personaggi alternativi ma sempre più usurati. Il suo programma politico è molto radicale: un pacifismo integrale ma dominato da un ‟nemico”. A dispetto di una laurea (in Teologia) conseguita negli Stati Uniti, Zanotelli è antiamericano fino al midollo, al punto da definire l’America «l’Impero del male». Dice di lui il senatore ds Giorgio Tonini, otto figli, capofila dei cristiano-sociali: «Partendo da un’esperienza così dura, penetrante, profetica come quella di Korogocho, Zanotelli ha costruito una teoria generale del mondo che finisce per sconfinare in un anti-americanismo ideologico, spirituale e un po’ semplicistico per cui guai all’Europa se si accosta agli Usa e guai a chi usa la forza perché sarà sempre piegata agli interessi del denaro». Una visione molto netta, dichiaratamente manichea ma che lo rende diffidente verso tutti coloro che lo vogliono strumentalizzare. E così, dopo gli appelli iperpacifisti dei giorni scorsi, non è certo un caso che Gino Strada abbia diffuso il suo appello distensivo verso coloro che vogliono partecipare alla marcia del 20 marzo. E che padre Zanotelli abbia disertato l’assemblea di ieri al Capranica dove i politici di professione (Occhetto, Pecoraro Scanio, Diliberto) invocavano la mutazione di Strada e Zanotelli nei «saggi» del pacifismo nazionale.
Alex Zanotelli

Alex Zanotelli

Padre Alex Zanotelli nasce a Livo (Trento) nel 1938, completa i suoi studi a Cincinnati (Usa) e, nel 1964, viene ordinato sacerdote. Parte come missionario comboniano per il Sudan, restandovi dal 1965 al 1978. Dal 1978 al 1987 è direttore della rivista “Nigrizia”. Dal 1994 al 2002 vive a Korogocho, una delle infinite baraccopoli di Nairobi. Dall’aprile 2002 è stabilmente in Italia. Con Feltrinelli ha pubblicato Korogocho. Alla scuola dei poveri nel 2003.

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