L'agenda occupa parecchie pagine web: una lista lunghissima di conferenze, esposizioni, proiezioni di film, in tutta la Spagna. Incontri con un rappresentante dell'Alleanza patriottica irachena, esposizioni di foto sui "crimini di guerra, attacchi contro la popolazione civile di Baghdad", raccolte di firme per il ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq. Basta consultare il sito di Nodo50, agenzia di "controinformazione in rete" fondata una decina d'anni fa da un gruppetto di persone decise a dare una voce di collegamento ai movimenti, per avere un'idea di una mobilitazione crescente. L'appuntamento è per il 20 marzo, manifestazione internazionale contro l'occupazione in Iraq. E' una manifestazione programmata già da tempo, il risultato di una convocazione globalizzata: un po' come era successo poco più di un anno fa, quando manifestazioni contro la guerra in Iraq allora imminente avevano portato nelle strade milioni di persone dal Giappone agli Stati uniti passando per le maggiori città europee. In Spagna, in particolare, le mobilitazioni erano state importanti. Del resto gli spagnoli si erano espressi in modo schiacciante contro quella guerra, con le manifestazioni di piazza come nei sondaggi d'opinione. Aveva fatto infuriare molti spagnoli la foto di José Maria Aznar che sorrideva insieme a George W. Bush e a Tony Blair, alle isole Azzorre, in quel grottesco vertice che esattamente un anno fa (era il 16 marzo) aveva annunciato l'inizio delle ostilità nelle quarantott'ore seguenti. Un quotidiano come El Pais aveva criticato in modo duro la politica estera subalterna del capo del governo. Il fatto è che la macchina della guerra era già avviata, il 15 febbraio dell'anno scorso, e quella manifestazione mondiale non era riuscita a impedire la guerra - anche se aveva spinto il New York Times a dichiarare che era nata "la seconda superpotenza mondiale", i cittadini nelle strade.
Le cose adesso sono un po' cambiate. In Spagna, se non altro: perché qui tre giorni fa ha vinto le elezioni un partito che era contro la guerra e ora promette di ritirare le truppe spagnole dall'Iraq. Così, i movimenti pacifisti e contro la guerra qui hanno trovato una nuova sponda. Il futuro capo del governo, il leader del Psoe, ha detto e ripetuto che le truppe spagnole torneranno a casa a meno che le Nazioni unite non entrino ad assumere la piena responsabilità sul processo di transizione in Iraq. E la guerra in Iraq è tra i motivi principali della sconfitta elettorale del partito di Aznar.
Dunque: dopo la precipitazione dell'ultima settimana, le bombe sui treni, la strage, il tentativo del governo Aznar di manipolare l'informazione, "il movimento contro la guerra sta riprendendo forza", commenta Gustavo Roig di Nodo50. Lui lo dice come un dato di fatto, dal suo punto d'osservazione di "server internet del movimento": a ieri sera, dice, 791 organizzazioni erano parte della piattaforma, e nuove freccette indicano nuove adesioni. A manifestare sotto la sede del Pp, venerdì notte, c'era anche il regista Pedro Almodovar, che ieri a Madrid, durante la presentazione del suo ultimo film "La mala educacion", ha detto, scatenando una bufera politica, che circolano "voci" secondo le quali sabato scorso il Pp "è stato sul punto" di tramare un colpo di stato. "Se fosse confermata quella che finora è solo una voce, anche se piuttosto consistente, allora conosceremmo qualcosa di orribile che il partito al potere ha tramato a mezzanotte di sabato", ha detto, riportando il contenuto di una e-mail anonima che sta circolando in Spagna.

Chi aderisce alla manifestazione
A promuovere la manifestazione del 20 è una sigla in particolare, il Comitato di solidarietà con la causa araba (nell'agenda di questo gruppo c'è anche la campagna contro il muro in Palestina). Poi c'è la Piattaforma cultura contro la guerra: "cultura" nel senso che sono gente di spettacolo, intellettuali, documentaristi, e sono la coalizione a cui qualcuno ha attribuito l'iniziativa delle manifestazioni di sabato scorso, quando migliaia di spagnoli hanno protestato per il silenzio e le menzogne che il governo andava dicendo sulla strage di Madrid. Poi c'è una miriade di sigle, gruppi, coalizioni. "Il movimento contro la guerra era stato forte e ora la rete si è riattivata", continua Roig.
Secondo il Comitato per la causa araba, la manifestazione del 20 "sarà una manifestazione di giubilo per la sconfitta del partito della guerra, ma dovrà essere anche espressione della nostra solidarietà con le vittime di Madrid e con le vittime della guerra". Sul sito di Nodo50 leggiamo: "Il rifiuto della guerra e dell'occupazione, maggioritario nella nostra società, ha contribuito alla vittoria del Psoe. E Il governo che si costituirà dovrà mantenere la promessa di ritirare le truppe dall'Iraq".
Sabato prossimo, oltre che nella capitale Madrid, si manifesterà in molte città spagnole, da Barcellona a Siviglia, dove negli anni scorsi si erano svolti controvertici e manifestazioni in occasione di summit europei, durante il semestre di presidenza spagnolo. Già allora il movimento spagnolo aveva dimostrato di essere molto forte e vitale, con centinaia di migliaia di persone in piazza "contro l'Europa del capitale" e contro "la fortezza Europa" che chiude le frontiere agli immigrati. Grandi manifestazioni contro le politiche sulla scuola e sull'università del governo Aznar c'erano state invece lo scorso anno. A queste si erano accompagnate le imponenti mobilitazioni pacifiste contro la guerra in Iraq. Che un anno dopo è costata il posto al governo Aznar.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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