Il cadavere è impolverato, semicoperto da un vecchio sacco a pelo. "L'abbiamo decapitato, assieme ad altri tre americani. E la stessa fine faranno i 30 ostaggi nelle nostre mani", gridano i guerriglieri sunniti che combattono a Falluja. Il video della loro danza macabra - l' immancabile keffiah attorno al volto, il kalashnikov brandito come una clava - è stato trasmesso ieri dalla televisione araba Al-Arabiya. Una terribile minaccia per le truppe della coalizione. "Abbiamo prigionieri giapponesi, bulgari, americani, israeliani, spagnoli, coreani. Faranno tutti la fine dei cani americani la settimana scorsa a Falluja", rincarano sventolando un paio di pantaloni dell' esercito Usa intrisi di sangue. Così si rilancia la minaccia della presa di ostaggi in Iraq. Il gruppo del video è apparso solo di recente, ma è già tristemente noto. Si fanno chiamare "Brigate Ahmed Yassin", in nome del leader di Hamas assassinato dagli israeliani tre settimane fa. Il loro nome era comparso sui muri di Falluja la settimana scorsa per esaltare l' orribile morte di quattro guardie del corpo private Usa linciate dalla folla e decapitate. Ma ora la loro dichiarazione di possedere 30 ostaggi li rende molto più pericolosi. Le condizioni per il rilascio? "Gli americani e i loro alleati devono abbandonare il Paese e prima di tutto porre fine all' assedio di Falluja". Non dicono esplicitamente di avere nelle loro mani cittadini italiani. Però poi aggiungono: "Taglieremo le teste se non rispetterete i nostri ultimatum. Lo faremo anche a spagnoli e italiani". E la strategia dei rapimenti si allarga. Ieri il ministero degli Esteri a Berlino ha ammesso la possibilità che due guardie dell' ambasciata a Bagdad siano state sequestrate. Secondo la tv tedesca forse sarebbero già state assassinate sulla strada tra Amman e la capitale irachena. Hanno 28 e 35 anni, teste di cuoio del GSG-9. E sempre ieri sono stati trasmessi due video, uno dalla tv australiana Abc, l' altro da Al Jazira, in cui si vedeva un uomo presumibilmente americano, che dice di chiamarsi Thomas Hamill, a bordo di un' auto, prigioniero, e poi legato sotto la bandiera irachena con una voce che lancia un ultimatum: "Dodici ore dalle 18 di sabato entro cui liberare Falluja o l' uomo sarà trattato peggio di quelli già uccisi in quella città". Ma non è bastato. In realtà gran parte delle strade del Paese sono ora off limits per gli occidentali. A Bagdad giungono cronache confuse di imboscate sulle provinciali che vanno verso le città sante per gli sciiti di Karbala e Najaf. A Kut sembra che le brigate dell' estremista islamico Moqtada al-Sadr blocchino il traffico con check point volanti. L' autostrada verso Amman è chiusa. Ma c' è anche una notizia positiva. Ieri pomeriggio le "Brigate dei Mujaheddin", ancora sunniti nell' area di Falluja, si sono dette pronte a rilasciare i tre ostaggi giapponesi nelle prossime 24 ore. "Siamo stati convinti dagli appelli delle associazioni islamiche irachene e dai pacifisti giapponesi", spiegano in un comunicato. Due giorni fa avevano diffuso un video sulla tv araba Al-Jazira dove minacciavano di "bruciare vivi" i giapponesi se i 550 uomini del contingente del loro Paese in Iraq non fossero tornati in patria immediatamente.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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