"Sai perché Al Jazira non ha trasmesso il video dell' esecuzione di Fabrizio? Non perché fosse troppo cruento come hanno preteso. Palle! Quando fa loro comodo mostrano immagini ben più cruente. Ma ha dato fastidio il modo dignitoso, coraggioso in cui è morto Fabrizio. Se prima di morire avesse pianto, implorato pietà, non avrebbero esitato a spiattellarlo sui teleschermi. Invece l' hanno censurato, una morte scomoda. Bravo Fabrizio". È lo sfogo dei colleghi di Fabrizio Quattrocchi. Davanti a una pizza ieri sera nel baretto semideserto del Cpa, il grande compound dei palazzi presidenziali dove si trova l' amministrazione americana. Parlano, i colleghi di Fabrizio, e raccontano anche una delle teorie che circolano in questi giorni sul rapimento dei quattro italiani: che siano stati venduti ai rapitori dal taxista che li trasportava, per 10 mila dollari a testa. Paolo Simeone, 32 anni, genovese, un passato nella Legione straniera e tra i corpi scelti del battaglione San Marco (12 anni fa anche qualche piccolo guaio con la giustizia). Valeria Castellani, due anni più giovane, di Vicenza, restia a dire di più di se stessa. E i tre colleghi "meno senior". Giovani travolti in un dramma più grande di loro. Questi ultimi vorrebbero lasciare Bagdad il più presto possibile. "Ma non vogliamo partire sino a quando la tragedia del sequestro non sarà risolta", dicono. Paolo dice di avere parlato con la sorella di Fabrizio poco prima: "Le ho promesso che riporteremo a casa il suo corpo. Non lo lasceremo qui". Gli altri annuiscono. Si sentono braccati. "Oltretutto nessuno dei rapiti è assicurato", rivelano. Dicono di non trovare assistenza dalla rappresentanza diplomatica italiana. Tanto che ieri hanno chiesto aiuto a Robert Kelly, assistente del governatore americano Paul Bremer. E per paura di attentati contro di loro hanno abbandonato l' hotel Babil e si sono trasferiti in una villa vicino al compound americano, pattugliata da guardie armate.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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