Tu, ingenuamente, credi che la crisi energetica dipenda anche dal tuo televisore sempre acceso (e nessuno lo guarda) e che la crisi idrica dipenda anche dalla tua lattuga lavata con due ettolitri d'acqua corrente (e nessuno la mangia). Ti giudichi scialacquatore, e quando entri in ansia ti domandi come andrà a finire quando tutti i cinesi avranno la Vaporella, tutte le africane la piastra per stirare i capelli, tutti gli indiani il frullatore. E siccome tu hai (da sempre) la Vaporella, la piastra per stirare i capelli e il frullatore, ti senti pure uno stronzo razzista, che vorrebbe negare alle moltitudini in fibrillante ascesa sociale le nostre stesse, porche comodità.
Poi arriva l'esperto, che ride dei tuoi sensi di colpa e ti spiega che il problema è un altro. I consumi domestici sono robetta in confronto al fabbisogno industriale. La tua doccia è una goccia nel mare, il problema è irrigare il mais, il tuo tostapane neppure esiste in confronto al consumo di una fabbrica. Tu ragioni micro, loro pensano macro, loro gestiscono sistemi complessi, mica i tuoi miserabili scrupoli. E i macrosistemi generano macropensieri, macroambizioni, macroprogetti, macropolitiche.
Ma soprattutto, i sistemi complessi generano esclusione: l'omino col suo tostapane, la donnina col suo stiracapelli, niente possono sapere del flusso glorioso dei megawatt, che li sovrasta di molti zeri. Quando l'uomo si fabbricava da sé gli attrezzi, conosceva bene l'energia necessaria a produrli: il loro vero prezzo. Adesso, ascolta il ministro Marzano in tv.
Allora ti ritrovi lì, con i tuoi pulciosi calcoletti, e pensi che spegnere o accendere il tuo tostapane, averlo o non averlo, usarlo poco o usarlo tanto, usarlo bene o usarlo male, è del tutto ininfluente. Il ministro e lo scienziato, in tv, hanno appena spiegato che il vero problema è quello degli impianti industriali. Le fabbriche.
Mentre li intervistano al telegiornale, passano immagini di repertorio, tra le quali riconosci la fabbrica del tuo tostapane. Allora, folgorato dal pensiero che tutta l'immane architettura della produzione mondiale poggia sul tuo tostapane, interrompi il tuo status di frustrato-escluso e capisci che il vero 'sistema complesso', quello da governare e riformare, sei tu.
Alla voce: elettrodomestici, scopri che quelli che NON usi, e languono nei cassetti (per esempio lo stronzissimo, rumorosissimo aspira-briciole: con una spugnetta umida si fa prima, e gratis), consumano tantissimo. Più di tutti gli altri. Consumano, infatti, tutta l'energia che è stata necessaria a fabbricarli inutilmente. I nostri cassetti sono stipati di megawatt abortiti.
Alla voce: campi da irrigare, apri il secondo sportello a destra a scopri i soliti due sacchetti da un chilo di farina di mais scaduta. Butti nella pattumiera anche l'acqua e l'elettricità necessarie per produrre quel cibo che non nutrirà nessuno.
Alla voce: metabolismo, che poi sarebbe il fabbisogno energetico individuale, riconosci in te stesso il riassunto parodistico del 'sistema complesso'. Calcoli di avere speso troppo per grassi e proteine, con conseguenti spese mediche per esami del sangue, con conseguenti spese di farmaci e palestra per abbassare il colesterolo. Avessi speso meno per mangiare il giusto, avresti risparmiato. Da uno spreco ne consegue obbligatoriamente un altro, al troppo si può rimediare solo con lo stroppio... ecco la regola del 'sistema complesso'... Buttando via il vecchio tostapane (non mi piace più il colore verdino, fa terribilmente anni Ottanta, ne voglio uno bianchino) penso: non è esattamente questa la catena che ci tira verso i prossimi black-out?
Il ministro, in televisione, parla di nuove urgentissime centrali elettriche. Giusto: devo urgentissimamente cambiare il tostapane.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

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