Il pensiero di tornare nel liceo in Sud Carolina aveva tenuta sveglia Sandra per giorni. Per più di vent'anni, da quando ne era uscita con il suo bravo diplomino, aveva respinto ogni invito degli ex compagni per quelle riunioni di classe che dovrebbero celebrare la dolcezza delle nostalgie e finiscono in tragici duelli di rughe, celluliti, acciacchi, calvizie, divorzi, pancette crescenti e sogni calanti. Ma non era stato quello a tenerla sempre lontana dalla Metro High School di Charlotte. C'era qualche cosa di più importante. L' ultimo giorno dell'anno accademico 1981-82, in un ripostiglio di attrezzi accanto alla mensa, Sandra Young era stata violentata. Non aveva mai denunciato il fatto semplicemente perché in una città del Sud, in quegli anni, nessuno le avrebbe creduto. Sandra era molto carina e aveva la fama di una che "ci stava". Il suo violentatore era il capitano della squadra di football, il batticuore di tutte le altre ragazze. La sua popolarità era immensa. Mai, il team della Metro High aveva vinto quanto lui aveva saputo vincere. Sandra sapeva che lui sarebbe stato presente alla "class reunion", perché amava intingere la sua vanità nell'adorazione residua degli ex compagni e compagne, ma questa volta Sandra Young decise di essere più forte dell'incubo. La vecchia scuola era stata condannata alla demolizione e sarebbe stata l'ultima occasione. Si fece molto coraggio, ritrovò le cose che aveva conservato e constatò, tra ansia e orgoglio, che a quarant'anni ancora entrava dignitosamente nella minigonna e nel top attillato che aveva indossato allora. Anche lui indossava lo stesso giubbotto blu e oro, con il nome della scuola cucito in corsivo sulla schiena, che portava in quella notte, e anche il sorriso da bullo non era cambiato. La salutò con grande cordialità, come due vecchi amici. Aggiunse i complimenti sulla sua figura ancora da teenager che la fecero rabbrividire. Ma Sandra aveva deciso di giocare la partita fino in fondo e rispose a tono, come se anche lei volesse un po' civettare. Poi arrivarono le bottiglie per un'ultima sbornia, come quella sera, quando avevano contrabbandato il liquore a scuola. Tutti vollero rivedere per un addio le vecchie aule, le palestre, le latrine, le mense. E gli sgabuzzini. A Sandra tremavano un po' le gambe, quando, vagando per i corridoi, le scale, i locali ormai vuoti, si trovò nel ripostiglio di quella notte. Si fece forza. Aveva deciso che quella sarebbe stata la sua terapia, la catarsi, l'incontro con l'incubo per esorcizzarlo prima che le ruspe lo portassero via. Entrò nella stanzetta buia che ancora puzzava di disinfettanti, di detersivi e di umido, odori che la riportarono, come sempre fanno gli odori, a quel momento. Sentì la voce alle sue spalle e se l'aspettava. "Lo sapevo che ti avrei ritrovata qui", disse lui. "In fondo ti era piaciuto". Per niente, si ascoltò lei rispondere. "Ma dai, ma dai, come on, come on, non fare la schizzinosa", rise la voce dall'alto della sua statura, mettendole le mani attorno alla vita, "facciamolo un'ultima volta qui, come allora, per i vecchi tempi". No, disse lei spingendo via le mani, no adesso, no come allora, non toccarmi. Gli anni non avevano ridotto la sproporzione di forze con Sandra. La spinse facilmente sullo stesso mucchio di stracci dove l'aveva buttata allora. Lei tentò di opporsi, sapendo che non avrebbe potuto. Continuò meccanicamente, fermamente, a dirgli di no, non farlo, non voglio, se continui è uno stupro, ma lui rideva, ruttava, frugava, spingeva. Si fermò soltanto quando la lampadina appesa si accese sui loro corpi a terra e un uomo uscì dall'ombra dei materiali accatastati. "Nel nome della legge, la dichiaro in arresto per stupro in flagrante. È mio dovere avvertirla che tutto quanto dirà...". Prima ancora che riuscisse a sollevarsi i calzoni, il sergente Jeff Young della polizia di Charlotte, il marito di Sandra che lei aveva fatto appostare in quella stanza nella certezza che il suo tormentatore non avrebbe resistito al ritorno sul luogo del delitto, gli aveva chiuso le manette ai polsi. Quando aveva progettato la trappola, lei lo aveva chiesto esplicitamente al marito poliziotto, di lasciargli le brache ai piedi, per umiliarlo. L'ultima riunione degli studenti invecchiati finì con la processione del violentatore che trascinava i piedi impigliati nei calzoni e nelle mutande alle caviglie, lungo il corridoio, tra le ali degli ex compagni con gli occhi sgranati, verso l'auto della polizia. Ci fu anche qualche applauso, ma stavolta per Sandra. Perché l'ultima partita, la finale, l'aveva vinta lei.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi (1944-2019), giornalista e scrittore, è stato condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove ha condotto TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” di Milano, ha lavorato per “La Stampa” e il “Corriere della Sera” come corrispondente, tra gli altri, in Giappone, Belgio, Russia, Francia e Stati Uniti. Dal 1985 si è trasferito a Washington. Ha pubblicato vari libri, tra i quali: Il Giappone tra noi (Garzanti, 1986), Si fa presto a dire America (Mondadori, 1988), Parola di giornalista (Rizzoli, 1990), Gli spiriti non dimenticano (Mondadori, 1996), George (Feltrinelli, 2004), Il caratteraccio (Mondadori, 2010) e Il lato fresco del cuscino. Alla ricerca delle cose perdute (Feltrinelli, 2018).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>