È un baathista della prima ora Abdel Amir al Rekaby. Uno dei padri fondatori del partito che per oltre un trentennio ha guidato le sorti dell' Iraq in nome del panarabismo socialista e dell'antimperialismo. Ma, come tanti compagni di partito della sua generazione, nei primi anni 80 entrò in rotta di collisione con il leader Saddam Hussein, che dalla sua nomina a presidente nel 1979 aveva imposto il culto della personalità e mutato il regime in dittatura. Fu allora che al Rekaby partì per l' esilio a Parigi, assieme a tanti altri baathisti, comunisti, ma anche religiosi sciiti e militanti curdi. La sua opposizione al regime di Saddam non ha mai vacillato sino al 2002, quando venne invitato con tutti gli onori a Bagdad. "Erano i mesi precedenti la guerra. Saddam Hussein cercava il massimo sostegno possibile, tanto da aprire agli ex compagni di strada: voleva alleati, ne aveva disperatamente bisogno. E al Rekabi poteva essere reclutato per la causa antiamericana", raccontano oggi i giornalisti iracheni. Così per oltre un mese al Rekaby fu ospite a spese del regime all' hotel Rasheed (oggi requisito dall' amministrazione americana). L'ex esiliato venne ricevuto dallo stesso Tareq Aziz, il grande tessitore della diplomazia di Saddam, ben pronto a fare compromessi per cercare di impedire la guerra. Ma non rimase per troppo tempo a Bagdad. Se ne tornò a Parigi, senza più intervenire nel dopoguerra. Il suo movimento, la "Corrente nazionale democratica irachena", è praticamente sconosciuto nel Paese. Come anche la figura di Abdel Salem al Kubaisi, che si dice molto vicino ad al Rekaby. Nota in Italia alla fine di aprile, quando venne menzionato dai pacifisti italiani (specie dal gruppo antimperialista") come possibile mediatore per il rilascio degli ostaggi. Alcune fonti indicano tra l'altro che al Rekaby si sarebbe offerto come intermediario anche nella liberazione degli ostaggi giapponesi oltre un mese fa.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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