Il governo pakistano ha aumentato del 7% la spesa militare nel prossimo anno fiscale: lo ha annunciato ieri il ministro delle finanze Shaukat Aziz presentando la legge finanziaria. Il bilancio della difesa passa a quasi 194 miliardi di rupie, 3,37 miliardi di dollari, da 180 miliardi di quest'anno, nonostante l'intenzione di ridurre l'organico dell'esercito di 50mila persone (su poco più di mezzo milione). L'aumento è necessario, dicono i militari, per far fronte alle operazioni contro la guerriglia islamica al confine con l'Afghanistan mantenendo la capacità di difesa sulla frontiera con l'India. Sul fronte indiano però c'è un processo di dialogo, mentre sul fronte afghano la tensione sale. In effetti è una guerra quella proseguita ieri, per il quarto giorno, in una zona montagnosa del distretto ("agenzia") tribale del sud Waziristan, a ridosso del confine afghano. L'operazione coinvolge per la prima volta anche aerei caccia, oltre agli elicotteri mitraglieri. Obiettivo dei bombardamenti è una zona di quattro o cinque chilometri di raggio con tre complessi: un piccolo poligono di tiro, una foresteria e l'abitazione in cui - dice l'esercito pakistano - alloggiava Abd al-Hadi al-Iraqi, definito un tesoriere di al Qaeda (che però secondo alcune informazioni è stato catturato nel gennaio 2002). Il bilancio è ormai di una sessantina morti, di cui una quindicina di militari. L'esercito si prepara ora a mandare 12mila uomini a setacciare la zona (1.600 case e una popolazione civile), per "ripulirla" dai guerriglieri ceceni, uzbeki e arabi definiti "di al Qaeda". Sono ospiti di un sottoclan locale, quello guidato da tale Naik Mohammad della tribù wazira degli Ahmedzai - è lui che compariva in un Dvd per il reclutamento di combattenti islamici circolato in marzo.
Da marzo l'esercito pakistano tenta di prendere quelle valli nel Waziristan. Ma ogni intervento dell'esercito pakistano nei territori tribali semi-autonomi è sentito come un'occupazione straniera. Così, per non far esplodere una polveriera, dopo la prima (vana) operazione militare il governo ha cercato la mediazione dei capi tribali. I "vecchi" hanno convinto il 27enne Naik Mohammad ad arrendersi; il 24 aprile un accordo di pace era stato ripagato con l'amnistia per Naik e i suoi. Pochi minuti dopo lo stesso Naik dichiarava ai giornalisti: "la jihad continua". Due mesi dopo, nessuno degli stranieri della zona è andato a registrarsi dalle autorità, come richiesto. Naik, che era diventato un "patriota", è tornato a essere un "criminale da strapazzo". È circolato un nuovo Dvd di reclutamento jihadi: mostra sempre Naik e include sequenze dei combattimenti di marzo filmati dal lato dei guerriglieri (riferiscono corrispondenti locali del ‟New York Times”).
Il governo pakistano farebbe volentieri a meno della guerra al confine afghano: ma non può tirarsi indietro, le autorità Usa a Kabul "guardano con interesse" gli eventi. È di ieri l'annuncio di un nuovo rinvio, il secondo, delle elezioni generali afghane che si dovevano tenere in settembre. Per motivi burocratici, ha detto la commissione elettorale. Ma la situazione di tensione è un elemento decisivo. Nel tentativo di pacificare l'Afghanistan e tenere le elezioni, le forze Usa hanno lanciato analoghe operazioni contro i guerriglieri Taleban e al Qaeda sul lato afghano della frontiera e sarebbero pronte a sconfinare: ma Islamabad non lo può permettere, lo pagherebbe caro all'interno. L'intervento dell'esercito nei territori tribali si è già ritorto contro il Pakistan: l'islamismo militante minaccia rappresaglie; la capitale della provincia della Frontiera, Peshawar, sembra in stato di guerra, riferisce il corrispondente del settimanale ‟The Friday Times”. Anche il fallito attentato contro il comandante militare della regione meridionale pakistana, due giorni fa a Karachi, è una probabile risposta all'intervento in Waziristan. Tutto mette in difficoltà Musharraf, che da un lato ha intensificato la caccia agli islamisti dopo i falliti attentati di dicembre contro di lui, dall'altro il suo governo ha bisogno dell'appoggio dei partiti islamici - conniventi con quel che resta dei Taleban. Di nuovo il Pakistan paga le guerre afghane.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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