«Il primo luglio non chiederemo certo che Saddam ci venga consegnato dagli americani. Ci vorrà tempo. Magari due mesi. Magari di più». Salem Chalabi chiarisce i passi che potrebbe fare il nuovo governo iracheno riguardo a Saddam Hussein. Ne parla da esperto, laureato in legge a Londra, specializzato in diritto internazionale negli Stati Uniti, è da alcuni mesi direttore esecutivo del tribunale speciale incaricato di processare i pezzi grossi dell'ex dittatura. Nipote di quell’Ahmed Chalabi caduto in disgrazia poche settimane fa, dopo essere stato l'uomo della diaspora irachena in Usa più vicino all'amministrazione Bush, Salem Chalabi ci tiene a sottolineare la sua indipendenza. E non si tira indietro nel criticare la politica americana in Iraq.

Quando chiederete che vi venga consegnato Saddam?
Quando saremo pronti, con una cella adeguata e un corpo di polizia ben addestrato. Potrebbero trascorrere alcuni mesi, due o forse più. Per ora stiamo lavorando sul mandato di arresto. In ogni caso gli americani ce lo hanno promesso. Lo ha confermato ancora due giorni fa anche Bush.

Quando il processo?
Inizieremo con i personaggi meno importanti della dittatura. Non posso prevedere quando sarà il turno di Saddam. Certo non quest'anno.

Chi sono i ricercati eccellenti?
Oltre ai 55 super ricercati dagli americani al tempo della guerra, ci saranno altri, più di un centinaio. Uomini che rappresentarono il motore prima della dittatura.

Quali sono i capi di accusa principali contro Saddam?
Genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di guerra, violazione delle leggi irachene da parte dell'ex regime. Ma sono solo alcuni punti. Ce ne saranno molti altri.

Si dice che lei fonderà le sue accuse sul massacro dei curdi negli anni Ottanta, quello degli sciiti dopo le rivolte seguite alla guerra del 1991 e anche sulle persecuzioni contro gli abitanti delle paludi sul delta del Tigri e dell'Eufrate. E' corretto?
Non voglio essere troppo specifico. Ma è possibile. Si considereranno i crimini della dittatura Baath dal 1968 all'aprile 2003.

Come sarà strutturato il tribunale?
Penso a una cinquantina di giudici che potranno operare contemporaneamente in 10 stanze di tribunale diverse. Sopra di loro vi sarà un corpo di altri 9 giudici che funzioneranno da supervisori.

Pensa alla pena di morte per Saddam?
Lo deciderà il nostro governo. La pena capitale era contemplata dal vecchio codice. Il governatore Usa, Paul Bremer, l'aveva sospesa dal luglio scorso. Ora se il nostro parlamento la restaurasse, Saddam potrebbe venire giustiziato.

Quali sono secondo lei gli errori maggiori compiuti dagli americani in questa fase del passaggio dei poteri al nuovo governo iracheno?
Diversi. Per esempio l'aver negato spazio politico al leader radicale sciita Moqtada Al Sadr. L'anno scorso era una pedina minore, poteva venire assorbito nella nuova democrazia. Invece è diventato il novello paladino delle forze antiamericane.
Un altro errore è stato dare troppo ascolto all'inviato dell'Onu Lakhdar Brahimi, il quale a sua volta privilegia i sunniti a scapito degli sciiti. Anche la fine della persecuzione agli ex baatisti mi sembra una follia. Abbiamo provato a fermare le loro liberazioni. Ma non siamo stati ascoltati.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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