Dittatura, caos e letteratura. È rivelatrice del buio del trentennio di Saddam, ma anche delle difficoltà nel dopoguerra, la condizione della Biblioteca nazionale nel cuore di Bagdad. "Gli uomini del vecchio regime hanno trattato meglio i libri proibiti che non i grandi classici della letteratura araba", lamenta il nuovo direttore, Saad Eskander, un ex appartenente alle fila delle resistenza curda, che oggi cerca faticosamente di ridare alla capitale uno dei centri della sua vita intellettuale grazie anche a un contributo italiano. La tradizione locale non manca. "Gli egiziani scrivono, i libanesi commerciano i libri, ma è a Bagdad che vengono letti" racconta un vecchio detto mediorientale. E a ragione. Almeno sino a quando Saddam Hussein impose la censura. Eskander lo ha scoperto cercando di fare l'inventario delle opere distrutte, bruciate o rubate prima e durante il gigantesco sacco della capitale seguito l'arrivo dei marines il 9 aprile dell'anno scorso. La biblioteca non venne risparmiata. I saccheggiatori la devastarono, quindi fu bruciata. Paradossalmente, tra le sale dove non arrivarono le fiamme o i ladri c'è quella dove si trovano le opere messe all'indice dalla dittatura: gli scritti di Gheddafi, la storia della guerra civile in Libano, i classici del marxismo, tutto ciò che tratta di Israele senza sposare il peggio della propaganda antisionista, la letteratura sciita, quella curda. E ovviamente gli scritti della dissidenza irachena anti-Baath. "Purtroppo abbiamo perduto gli schedari. Ma sappiamo che tra i libri spariti ci sono pubblicazioni vecchie oltre mezzo millennio dei libri di Averroè, i trattati di Avicenna, edizioni uniche delle Mille e una notte. Poco prima dello scoppio della guerra, le autorità avevano nascosto da 3.000 a 5.000 tra i volumi più preziosi, su circa un milione di testi che si trovavano nella biblioteca, nei sotterranei del ministero del Turismo. Fu un errore madornale. Lo stabile venne assaltato dalla folla di saccheggiatori. A ciò si aggiunse l'inondazione dei liquami dalle fognature colpite dai bombardamenti. Io personalmente ho potuto trarre in salvo solo 150 libri, per lo più trattati religiosi dell'Ottocento. In tutto ci sono rimasti circa 750.000 volumi e il 40 per cento degli oltre 7 milioni di documenti relativi al periodo 1921-1978" dice mostrando una pila di libri polverosi negli armadi del suo ufficio. Ma le sue accuse sono più dure. "Non si trattò solo di incuria. In effetti, i vecchi dirigenti del Baath sono stati tra i ladri dei libri più rari. Sono convinto che furono loro a fare distruggere anche gli archivi più delicati, quelli che riguardavano le nefandezze e la corruzione della dittatura dal momento del colpo di Stato baathista nel 1968" aggiunge. Come provarlo? "Basterebbe interrogare l'ex direttore della Biblioteca Nazionale, Raad Bandar, che è fuggito in Siria assieme a tanti altri fedelissimi di Saddam". Oggi alla ricostruzione della biblioteca collabora l'organizzazione non governativa italiana "Un ponte per...". "Stiamo cercando di raccogliere circa 300.000 euro, anche grazie a un importante contributo giunto dalla Regione Lombardia. Ci proponiamo di organizzare la schedatura computerizzata di libri e documenti, predisporre un corso di informatica per i bibliotecari più qualificati e aiutare la ristrutturazione dell'edificio", afferma la coordinatrice, Simona Torretta. Un contributo non piccolo se si pensa che al momento il budget per la biblioteca e i suoi 108 dipendenti (il direttore ne vorrebbe almeno altri 100) è pari a circa 82.000 euro.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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