Tre giorni fa Alaadin Alwan aveva appena lasciato il suo ufficio a capo del ministero della Sanità dopo una lunga riunione che si era protratta più del solito. Percorse poche centinaia di metri dopo il ponte sull'Eufrate, ecco l'attentato. La sua macchina scortata dalla polizia irachena e contractors sudafricani è colpita da una sventagliata di mitra. Lui sfugge per miracolo. Ma restano feriti quasi una decina tra agenti e passanti. Ieri Alwan era presente al ministero per una lunga riunione. "Normale amministrazione. Io stessa da ottobre ho avuto uccisi la mia interprete, una guardia del corpo e un autista", dice Anna Prouse, 33 anni, milanese, che come almeno 200 tra i circa 3.000 dipendenti stranieri della Autorità Provvisoria della Coalizione (Cpa) a Bagdad ha scelto di restare. Gli italiani dovrebbero essere una decina. "Non più in veste di dirigente, come è stato sino al 31 marzo, ma con l'incarico di consigliere temporaneo, forse alla Sanità, forse in un altro ministero e magari anche per la Croce rossa italiana", spiega lei. Sono giorni di epocali cambiamenti in Iraq. E il terrorismo farà di tutto per boicottarli nel sangue. Alwan è stato fortunato. Ma un vice ministro e un alto dirigente al ministero dell'Educazione hanno già perso la vita nelle ultime due settimane, assieme a centinaia di agenti e decine di cittadini comuni. Il 30 giugno finisce ufficialmente il dopoguerra. Si scioglie l'amministrazione della Cpa, instaurata dagli americani e i loro alleati nel maggio 2003, e subentra il nuovo governo iracheno. Il futuro è già cominciato. Almeno una quindicina dei 32 ministeri sono già indipendenti. I nuovi arrivati assumono e licenziano, preparano i regolamenti interni, cercano di razionalizzare i meccanismi amministrativi che i dirigenti del Consiglio provvisorio (l'organo creato dagli americani il 13 luglio 2003) avevano ereditato dall'ex regime senza imporre troppi cambiamenti. E il senso del mutamento lo vedi comparando l'atmosfera di totale smobilitazione all'interno dei Palazzi presidenziali (la sede della Cpa) e l'attività crescente nei ministeri. Nella Cpa decine di americani trascorrono i pomeriggi nelle piscine faraoniche di Saddam. "Mancano macchine corazzate e uomini per le scorte", si lamentano tanti dei funzionari rimasti (circa 1.500). Il 20 giugno un articolo del ‟Washington Post” denunciava i fallimenti clamorosi della Cpa. "Vista da Bagdad, dall'aprile 2003 l'occupazione si è evoluta da cooperazione ottimista tra americani e iracheni in una sorta di forzata coabitazione dominata da frustrazione e risentimento", scrive il giornale. Ma è davvero così? Forse proprio il lavoro del nuovo governo tutto "made in Iraq" in vista delle elezioni nazionali previste entro il 31 gennaio 2005 sarà in grado di modificare un giudizio tanto drastico.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>