La Lombardia conferma l'inversione di tendenza in atto nell'industria italiana. Ma la Banca d'Italia, sulla base di un'accurata analisi del 2003 e del primo trimestre 2004, avverte che la prima regione d'Italia, crocevia tra il Nord-Ovest, basato sulla grande industria, e il Nord-Est, terra di piccole imprese, fatica più del resto del Paese. Il 2003 è stato un anno duro per tutti. Anche la Lombardia ha perso colpi. E ancora nel primo trimestre del 2004 si leggono le ferite della crisi. Secondo l'Istat, nel primo trimestre dell'anno la produzione industriale cala dello 0,4%, che è la somma algebrica di un gennaio ancora brutto, di un febbraio decente e di un buon marzo. Come abbiamo visto l'altro ieri, aprile e maggio accentuano la svolta con tassi d'incremento tra il 7 e l'8% del fatturato industriale. Secondo la rilevazione regionale della Banca d'Italia, invece, in Lombardia la produzione industriale perde ancora il 4,5%. Questo genere di paragoni sono sempre un po' azzardati. Le metodologie delle rilevazioni non sono sempre le stesse. Ma la non irrilevanza dello scostamento induce a ritenere che qualche problema in più la Lombardia lo debba ancora risolvere. D'altra parte, il 2003 sarebbe stato ancora peggiore se non vi fosse stato un incremento del 35% delle opere pubbliche che hanno funzionato come il più tipico dei salvagente keynesiani. Un altro segno dell'affanno dell'economia lombarda é l'incremento dei prestiti bancari alle famiglie, che aumentano sempre al 14%, e la stazionarietà (più 0,2%) dei finanziamenti richiesti dalle imprese industriali. E però qualcosa si muove. Le 318 imprese del campione Bankitalia prevedono per quest'anno un incremento degli investimenti del 12,9%, che recupera ampiamente il calo del 5% avvenuto negli ultimi due anni. Questo è il dato più importante: vuol dire che c'è una nuova fiducia. Che va al di là dei ritorni immediati se è vero che le stesse imprese stimano in un 2,3% e non di più l'incremento del fatturato quest'anno. Secondo l'indagine, questa svolta non procurerà ancora posti di lavoro. Anzi si pensa di perdere ancora uno 0,5% degli organici. Nelle prime fasi della ripresa è la regola. Anche negli Usa è stato così a lungo. Ma a questo punto l'altro interrogativo interessante è quale genere di imprese sia meglio preparato a correre. La risposta di Bankitalia è netta: nel primo trimestre dell'anno, in Lombardia c'è una categoria di imprese che continua a soffrire e un'altra che va già bene. Si collocano alle estremità della piramide: alla base, le piccole imprese da 20 a 49 dipendenti perdono commesse in casa senza un adeguato compenso all'estero e perdono ancor più produzione; al vertice, le imprese con oltre 500 addetti migliorano sia il portafoglio ordini che la produzione, anche se la loro rinascita (più 26,8%) non riesce a cambiare il segno all'intero settore. Ma forse questi dati trimestrali sono già vecchi.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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