Nuovi dettagli sulla vicenda degli ostaggi italiani liberati più di due settimane fa. "La nostra convinzione è che al momento della loro liberazione fossero tenuti sotto il controllo di un gruppo di banditi comuni", ha detto ieri in un'intervista alla tv satellitare araba Al Jazira il portavoce militare americano, generale Mark Kimmitt. Ma ha anche aggiunto che molti indizi lasciano credere che i banditi fossero pura manovalanza al servizio di un gruppo molto più politicizzato che ha controllato la sorte di Salvatore Stefio, Maurizio Agliana e Umberto Cupertino sin dall'inizio e per tutti i 56 della loro detenzione. In effetti parrebbe che i rapitori "politici" avessero "sub-appaltato" gli ostaggi italiani ai criminali comuni, che avevano solo il compito di fungere da guardie. Le informazioni sarebbero giunte dagli interrogatori di almeno cinque persone in mano agli americani e considerate coinvolte nella vicenda ostaggi. Quattro di loro sarebbero state catturate al momento del blitz che ha consentito la liberazione degli italiani. Un quinto è stato preso la settimana scorsa assieme ad altre due persone, che però non è chiaro quale ruolo abbiano avuto. Gli ostaggi, come è noto, si trovavano in uno stabile alla periferia della città di Mahmudiya, circa 40 km a sud di Bagdad. In Italia ci sono state numerose polemiche sulle modalità del blitz Usa. Alcuni hanno sostenuto che l'operazione sembrava concordata con i rapitori. Gino Strada, di Emergency, ha accusato l'Italia di aver pagato un ingente riscatto. Ma il commissario straordinario della Croce Rossa, Maurizio Scelli, ha smentito seccamente. Ieri, però, Kimmitt è tornato a confermare la versione del blitz. Ieri, intanto, l'ex ostaggio Maurizio Agliana ha festeggiato in una discoteca di Scarlino, vicino a Grosseto, il suo ritorno al lavoro come addetto alla sicurezza del locale.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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