È difficile prevedere che cosa succederà alla nave Cap Anamur, con il suo carico di profughi sudanesi, se, come sembra, verrà rifiutato l'accesso alle acque territoriali italiane. È probabile che il nostro governo - che in queste materie alterna truculenza programmatica e incompetenza pratica - si cacci in un vespaio, soprattutto se cercherà di scaricare la grana su Malta, da poco entrata nell'Ue. Ma una cosa è certa: questo arrivo smaschera la realtà della fortezza Europa e il ruolo che in essa svolge il nostro paese. Cerchiamo di comprendere le poste in gioco. Come il presidente dell'associazione tedesca Cap Anamur ha segnalato in un'intervista, il Mediterraneo è un lago monitorato, ipercontrollato, militarizzato. Alle marine dei paesi europei rivieraschi si aggiungono le forze Nato, oggi impegnate nel blocco di profughi e migranti, anche in nome della "sicurezza". Recenti prese di posizione di esponenti del Polo indicano che la destra vuole mettere nello stesso sacco la lotta all'immigrazione "clandestina", le misure anti-terrorismo e quelle contro la criminalità organizzata. Circola così la straordinaria bufala di un'alleanza tra mafia e Osama bin Laden per importare "clandestini islamici" da usare contro l'occidente. Non c'è bisogno di essere geni strategici per comprendere come le mafie mediterranee praticano traffici ben più redditizi (armi, droga, denaro) dell'importazione di qualche centinaio di sventurati, e che qualsiasi rete terroristica è interessata a specialisti e non a profughi o poveri migranti.
La banale verità è che l'Europa non ha, né vuole avere, una politica dell'asilo e dell'accoglienza degli stranieri, e che in questo panorama di chiusura l'Italia si segnala per durezza e miopia. Nello stesso momento in cui Colin Powell visita il Darfur - probabilmente per preparare il passaggio del Sudan tra i paesi dell'"asse del bene" - l'Italia vuol rimandare i sudanesi al mittente. Ma quale mittente? Fantomatiche organizzazioni destabilizzatrici - o non piuttosto le condizioni di povertà e di sfascio letterale in cui vivono gli abitanti dei paesi che circondano la nostra isola felice, mediterranea, europea o occidentale che sia?
Dalla Nigeria al Sudan, dall'Iraq alla Palestina, dal Kurdistan al Pakistan, dal Maghreb ai Balcani, mezzo mondo che ci circonda è terreno di scontro tra costellazioni imperiali e rivolte o resistenze locali, strategie globali e opposizioni neo-nazionaliste. A farne le spese, come sempre, l'umanità minuta e pre-politica, contadini impoveriti, masse urbane, gente in fuga dalla morte o dalla fame. A tutti costoro l'Europa non è in grado di dire una parola o dare un segno di solidarietà. Sul tema del diritto d'asilo la Costituzione europea glissa, cioè non offre nulla. L'elezione a presidente della Commissione europea - con benedizione unanime - di Barroso, uomo di destra, amico di Aznar, Bush e Berlusconi la dice lunga sulla piega che prenderà la politica europea in materia di accoglienza e di rapporti con i paesi poveri (non che in questo campo la presidenza Prodi si sia segnalata per particolare ampiezza di vedute ...).
L'iniziativa di Cap Anamur mette il dito su una piaga europea e non solo italiana. Il fatto che l'associazione tedesca sia apolitica, come Amnesty International, è in un certo senso ancora più clamoroso perché inchioda l'Europa - e il nostro paese, così zelante nella guardia del suo limes meridionale - alle sue responsabilità primordiali. Ma a bordo della nave tedesca ci sono degli esseri umani, e di questi in primo luogo dobbiamo prenderci cura. Avanguardia di un'umanità anonima, essi non sarebbero certamente i primi a essere sacrificati in nome del realismo dei paesi ricchi.
È necessario quindi mobilitarci perché la Cap Anamur sia accolta in Italia e i profughi sudanesi salvati. Un primo gesto reale per pacificare davvero il Mediterraneo.
Alessandro Dal Lago

Alessandro Dal Lago

Alessandro Dal Lago (Roma, 1947) ha insegnato e svolto attività di ricerca nelle Università di Genova, Pavia, Milano, Bologna e Philadelphia. Si è occupato di teoria sociale e politica, sociologia della devianza e dello sport, migrazioni internazionali ed etnografia urbana. Con Feltrinelli, La produzione della devianza (1981); Elogio del pudore (con Pier Aldo Rovatti; 1990); Non-persone (1999); La città e le ombre. Crimini, criminali, cittadini (con E. Quadrelli; 2003). Inoltre ha curato Carteggio 1926-1969 (di Karl Jaspers e Hannah Arendt; 1989); Archivio Foucault 2. Interventi, colloqui, interviste. 1971-1977 (1997; 2017); ha tradotto Aby Warburg (con Pier Aldo Rovatti; 2003) e ha scritto inoltre dei contributi a I signori delle mosche di Peter Warren Singer (2006) e a La solitudine del cittadino globale di  Zygmunt Bauman (2008).

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