Stop alle sevizie per cani e gatti. Per tutte le altre specie, però, i tempi duri continueranno. Si può sintetizzare così il contenuto della legge contro i maltrattamenti degli animali, approvata ieri in via definitiva dalla commissione giustizia del senato, che introduce importanti novità a tutela degli animali da compagnia ma lascia le cose più o meno come stanno in settori come la caccia, l'allevamento e la sperimentazione scientifica. L'innovazione più rilevante, accolta con grande soddisfazione da storiche associazioni per la difesa degli animali come Lav e Enpa, è che il maltrattamento, nelle sue varie forme, diventa un reato a tutti gli effetti. D'ora in avanti sarà punibile anche con il carcere, anziché con una semplice ammenda: si rischierà fino a un anno per l'abbandono di un animale, o per sevizie causate "senza necessità", e fino a un anno e mezzo per l'uccisione motivata da crudeltà. Sanzioni repressive più pesanti colpiranno anche lo sfruttamento a fini ludici delle sofferenze dei non umani, a cominciare da quelle causate dai combattimenti tra animali. Per chi organizza spettacoli di questo genere le pene raggiungono i tre anni di carcere e la multa fino a 160.000 euro, con aggravanti che le inaspriscono ulteriormente in caso di scommesse clandestine o coinvolgimento di minori. Chi scommette sulle lotte tra cani o tra galli rischia invece fino a due anni di prigione e fino a 30.000 euro di multa. Il doping diventa inoltre un reato a sé, punibile fino a un anno. Sanzioni anche per gli spettacoli che comportino sofferenze per gli animali, ma non (in base a un emendamento introdotto alla camera) se si tratta di manifestazioni storiche autorizzate dalle regioni. Un altro punto qualificante del provvedimento è il superamento del concetto "patrimoniale" secondo il quale l'uccisione di animali sarebbe punibile solo se causa un danno al loro proprietario umano. Altre norme mirano a combattere la commercializzazione di pellicce di cane e gatto. La legge, infine, riconosce le attività di tutela svolte dalle associazioni animaliste e ne prevede anche (con una decisione che farà discutere) il finanziamento attraverso le entrate derivanti dall'applicazione delle sanzioni.
Tutto questo fa dire alla Lega antivivisezione (Lav) che "da oggi gli animali italiani sono finalmente entrati in Europa e sono stati promossi nella serie A della considerazione giuridica", anche se l'associazione precisa che non siamo di fronte alla migliore delle leggi possibili, ma solo a un buon risultato rispetto alle premesse esistenti. Altri gruppi, però, puntano il dito sulle vistose carenze del provvedimento. Un commento sottoscritto da varie sigle (Lida, Comitato europeo difesa animali, Animalisti italiani, Movimento Una, Wwf, Lipu, Progetto Gaia) parla di "un inaccettabile arretramento culturale e legislativo per il nostro paese" e di "un vero e proprio favore reso agli interessi economici legati allo sfruttamento degli animali". La nuova legge, spiegano infatti queste associazioni, limita "l'applicazione delle norme per i reati più gravi ai soli animali d'affezione, escludendo esplicitamente ogni applicazione delle sanzioni previste in materia di caccia, pesca, allevamento, trasporto macellazione, sperimentazione scientifica, attività circense, giardini zoologici e in tutti i casi previsti dalle leggi speciali sugli animali. Non possiamo accettare che la maggiore tutela per i maltrattamenti `privati', cioè quelli in massima parte verso gli animali da affezione, giunga a scapito di un peggioramento per tutti gli altri animali". Analoghe le considerazioni del capogruppo dei Verdi in senato Stefano Boco, che "pur apprezzando le norme relative al combattimento di animali, alle pellicce di cane e di gatto e all'inasprimento delle sanzioni per l'abbandono e il maltrattamento" ha giustificato così il voto contrario del suo partito: "Noi Verdi non potevamo certo avallare delle norme così feroci verso gli altri animali".
Più sfumata la posizione dei Ds, che nel voto di ieri hanno deciso per l'astensione e considerano la legge soddisfacente per i suoi aspetti positivi e migliorabile in almeno parte di quelli che non sono piaciuti agli animalisti. Soddisfatti più o meno su tutta la linea sono invece diversi esponenti della maggioranza di governo, che inneggiano senza riserve al balzo di civiltà o alla "svolta copernicana", esaltando anche in questo caso, come su qualsiasi argomento di rilevanza sociale, il valore taumaturgico "in sé" della repressione.
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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