L'etnocidio del popolo palestinese non sarà certo fermato da un verdetto internazionale privo di valore vincolante. Il parere consultivo della corte di giustizia dell'Aja non fermerà l'oltranzismo sionista di Ariel Sharon e del suo governo. Sotto il pretesto della sua sicurezza, lo stato d'Israele continuerà l'espropriazione anche di quell'esiguo 10% della Palestina mandataria che è rimasto al suo popolo. Non verrà arrestata la distruzione dei villaggi e l'abbattimento delle case: sinora quasi 400 villaggi palestinesi sono stati distrutti e almeno 25mila case abbattute. Milioni di alberi sradicati, decine di migliaia di persone separate con la forza dai loro campi, dai loro posti di lavoro, dalle loro famiglie, dalle loro scuole e dai loro ospedali. E quasi ogni giorno, nei territori occupati e in Israele, scorre il sangue di persone innocenti, in larghissima parte palestinesi. La barriera di centinaia di chilometri è l'ultimo sigillo di una volontà di isolare nella povertà, nella paura e nell'odio quello che resta di un popolo oppresso e innocente. Dunque, la giustizia internazionale è priva di ogni efficacia di fronte a una così estesa ed evidente violazione del diritto? Il verdetto della corte dell'Aja è del tutto irrilevante? Lo è non diversamente dalla sentenza della Corte suprema israeliana che dieci giorni fa ha denunciato come contrario ai diritti dei palestinesi un lungo tratto del muro? Di fronte a quella sentenza il premier Abu Ala ebbe parole molto severe, ispirate al pessimismo. Oggi, Mustafa Barghouti esprime invece notevole ottimismo: si tratta di una "vittoria grandissima", di un "successo storico". Se non è ancora la fine dell'occupazione israeliana, è però l'inizio della sua fine. L'apartheid in Palestina non ci sarà, come non c'è più in Sudafrica e in Namibia.
Come non condividere queste speranze? Ma perché queste aspettative si possano avverare, devono essere soddisfatte alcune cruciali condizioni strategiche. Certo, è ormai fuori discussione il consenso della comunità internazionale per il ripristino della legalità in Palestina. Sintomatico è quel "14 a 1" con cui si sono quasi sempre concluse le votazioni della corte dell'Aja: 14 giudici favorevoli alla causa palestinese contro il solo giudice statunitense, Thomas Buergenthal.
È un'importante vittoria simbolica. Ma i 14 dovrebbero acquistare la capacità di bilanciare e sconfiggere il potere di quell'uno - gli Usa - nei rapporti di forza internazionali. Assai poco ci si può attendere a questo fine da un Consiglio di sicurezza Onu paralizzato dal potere di veto Usa. E a ben poco servirà il consenso dell'Assemblea generale, priva di potere decisionale. Occorrerebbe piuttosto riflettere sulla possibilità che venga contrastata la prospettiva strategica del ‟Broader Middle East”, messa a punto dagli Usa, sostenuta dalla Nato ed entusiasticamente approvata dal ministro degli esteri italiano. È l'idea di cancellare il problema palestinese in una prospettiva generale di democratizzazione forzata del mondo islamico, in nome della lotta al terrorismo. Questa prospettiva ha come obiettivo non secondario l'esclusione di ogni influenza europea dall'area mediterranea e dal Medioriente. Ed è in questo contesto euro-mediterraneo che si giocheranno, insieme, la sorte del popolo palestinese e la capacità dell'Europa di svolgere un ruolo di vero soggetto della politica internazionale, non subordinato alla volontà delle potenze atlantiche.
Danilo Zolo

Danilo Zolo

Danilo Zolo ha insegnato Filosofia del diritto e Filosofia del diritto internazionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze. È stato Visiting Fellow in numerose università inglesi e statunitensi e nel 1993 gli è stata assegnata la Jemolo Fellowship presso il Nuffield College di Oxford. Ha tenuto corsi di lezioni in Argentina, Brasile, Messico e Colombia. Nel 2001 ha fondato la rivista elettronica internazionale “Jura Gentium”. Fra i suoi scritti: Reflexive Epistemology (Kluwer, 1989); Democracy and Complexity (Polity Press, 1992); I signori della pace (Carocci, 1998); Invoking Humanity: War, Law and Global Order (Continuum, 2002); Globalizzazione. Una mappa dei problemi (Laterza,); La giustizia dei vincitori (Laterza, 2006). Per Feltrinelli ha pubblicato: Scienza e politica in Otto Neurath (1986); Il principato democratico (1992); Cosmopolis (1995); Lo Stato di diritto (con Pietro Costa; 2002); L’alternativa mediterranea (con Franco Cassano; 2007); L’alito della libertà. Su Bobbio (2008) e Sulla paura (2011).

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