Lo si vede solo all’ultimo. Un’oretta prima incontri le tende delle spedizioni che tentano il Broad Peak. Una delle tante cimone che si affacciano sulla valle del Baltoro, alto 8.047 metri. Ma di esso quasi non ti accorgi. Perché fin dall’enorme incrocio di tre grandi ghiacciai, circa due ore di cammino più in basso, chiamato Concordia, il paesaggio è dominato dall’immanente piramide del K2. In genere ci si arriva dopo almeno una settimana di lunghe marce. Ora cerchi il campo-base. Un luogo mitico. Lo stesso scelto nel 1909 dal Duca degli Abruzzi, utilizzato dal Duca di Spoleto nel 1929, poi dagli americani nel 1938, 1939 e 1953. Un anno dopo Ardito Desio per oltre tre mesi vi installò il suo quartier generale. E da allora praticamente tutte le spedizioni internazionali per la parete Sud vengono qui.
Per raggiungerlo devi spostarti sulla destra, superare alcuni crepacci coperti di morene e un breve tratto di ghiaccio bianco. Poi passare nei pressi del luogo dove sono sepolti alcuni degli alpinisti caduti sul K2 e si trovano tante lapidi di quelli che non sono mai stati più trovati: in tutto una cinquantina. Infine ecco la morena puntellata di tende colorate. Sono circa duecento. L’urbanistica è organizzata a quartieri.
Uno per ogni spedizione. Al centro il tendone-mensa, circondato da tende più piccole. Sui lati le strutture squadrate in tela delle toilette, qualche volta anche delle docce. Quando ci sono, un vero lusso a oltre 5 mila metri di altezza. Gli sherpa della cucina ti offrono pentolate di acqua calda, tu le versi in una ghirba di tela plasticata da venti o trenta litri, che appendi a un moschettone sul soffitto e da un tubo a soffietto misuri il getto. Chi sale ai campi alti per più giorni la sogna come fosse il massimo del comfort.
Oggi è il nostro primo giorno al campo-base. Ci vuole tempo per comprendere l’organizzazione complessa di una grande spedizione. Ma è subito evidente che per gli alpinisti la giornata è segnata da inevitabili rituali. Riposo e relax per chi è appena tornato dall’alto.
Per gli altri c’è l’ascolto il mattino presto dei bollettini meteo. E le continue riunioni per decidere come far avanzare i campi di quota.
Gli italiani sono organizzatissimi. Agostino Da Polenza ha fatto installare una gigantesca "piramide Italia" munita di pannelli solari, computer e stampanti in grado di collegarsi via satellite con il resto del mondo. Ma per il momento il barometro segna tempesta. La salita alla cima non sarà possibile per almeno un’altra decina di giorni.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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