"Megawati? Per l'ambiente il suo governo è stato un disastro, ogni crisi è peggiorata". Longgena Ginting, presidente della coalizione di gruppi ambientalisti indonesiani chiamata ‟Walhi”, non ha mezzi termini. "Con Megawati è continuato tale e quale il paradigma di sfruttamento delle risorse naturali praticato da Suharto: risorse minerarie, foreste, piantagioni. È accelerata la privatizzazione di acqua ed energia. La deforestazione continua, la corruzione dilaga". Walhi è una coalizione nata negli anni ‘80 quando in Indonesia, sotto il regime di Suharto, la libertà d'associazione non era affatto garantita. "Erano tempi difficili, sfidare il potere era una cosa pericolosa ed eravamo in pochi a farlo. Era importante coalizzarsi", ricorda Longgena, mentre beviamo un buon caffè di Sulawesi (Celebes) nel cortiletto della sede di ‟Walhi” a Jakarta: elenca un paio di associazioni di aiuto legale e per i diritti umani. Quanto a sfide, Walhi ne ha lanciate: nel ‘94 aveva addirittura citato in giudizio il presidente Suharto con l'accusa di storno dei fondi ufficialmente destinati alla riforestazione (erano finiti a finanziare le segherie e fabbriche di compensati di un suo socio). Insomma: insieme alle organizzazioni per i diritti umani o l'aiuto legale, Walhi è parte del movimento per la democrazia in Indonesia. Anzi: di un movimento per la giustizia sociale, dice Longgena. "La nostra idea è che bisogna andare alle radici dei problemi ambientali, e in questo senso credo che non siamo un'organizzazione ambientalista, a parlare in modo proprio. Il fatto è che ogni crisi ambientale qui rimanda a corruzione, repressione, e a un modello di sviluppo basato sulla rapina delle risorse. Prendi la deforestazione: le foreste scompaiono e si può vederlo come un problema di gestione forestale. Però è molto di più: è un problema di diritti sociali negati, di popolazioni locali cacciate via dalla terra, traffico illegale praticato da tycoon con protezioni politiche, corruzione. In definitiva è un problema di diritti umani e democrazia. Per questo lavoriamo anche sulla questione del debito, o sull'educazione politica". Walhi ha 25 uffici in altrettante province dell'arcipelago, lavora sia a livello di base per sostenere campagne e battaglie locali, sia anche come gruppo di pressione politica sul governo. "Quando parlano di good governance, trasparenza nelle decisioni politiche, si tratta anche di questo".
Prendi ad esempio gli incendi forestali: siamo nella "stagione della foschia" nel sud-est asiatico, quando migliaia di ettari di piantagioni e boscaglia prendono fuoco e mandano un misto di fumo e smog su ampie zone di Sumatra e Malaysia. "Gli incendi però sono solo il sintomo", dice Longgena: "Dicono quanto grave sia ormai il problema. E il problema è che le foreste in Indonesia scompaiono al tasso di 3,8 milioni di ettari all'anno, 7,2 ettari al minuto. L'80 percento del commercio di legname è illegale, e le casse dello stato perdono 25 miliardi di rupiah al giorno, circa 2,7 milioni di dollari. Ma l'intreccio di interessi è talmente forte che le autorità non fanno nulla. Il fatto è che la pianificazione dell'uso del territorio agricolo e forestale è tutt'altro che trasparente. Per una grande azienda è facile ottenere concessioni per grandi piantagioni, basta pagare: concessioni tra 30 e 60mila ettari, piantagioni gigantesche. Ogni nuova concessione significa alberi tagliati, se per caso c'era ancora foresta, e poi significa fuoco: è il modo più veloce ed economico per ripulire il terreno da piantare. Poi spesso gli incendi sfuggono al controllo e si estendono alle foreste intorno: questo succede solo dove la foresta ha già perso il suo equilibrio ecologico, è degradata". Gli incendi agricoli sono vietati, ma "la legge non è applicata e le grandi aziende continuano a incendiare". Corruzione, leggi non applicate. "Ogni anno, quando cominciano gli incendi, il governo emana altri divieti ma poi non succede nulla. È perché il governo si occupa del sintomo ma non della causa del male: il sistema delle concessioni, l'industria forestale, il commercio illegale".
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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