"No. Decisamente no. Non esiste alcuno spazio per la rappacificazione", risponde Walter Bonatti per telefono dalla sua abitazione a Dubino, in Valtellina. "Ho letto le aperture nei miei confronti di Lino Lacedelli nell'intervista che ha dato al ‟Corriere” il 12 luglio, vicino al campo base. E ho visto il suo libro appena pubblicato. Ma non serve. Arriva troppo tardi". Il fatto che lo si chiami via satellitare dalla base della montagna che ha segnato tutta la sua esistenza aiuta probabilmente a fargli dire più di quanto lui stesso voglia. "Mi saluti il K2. Mi saluti quelle montagne", esclama allegro. Ma non dimentica quella terribile notte passata all'addiaccio a oltre 8.000 metri sotto la cima, tra il 30 e 31 luglio 1954. La sua accusa di essere stato abbandonato da Compagnoni e Lacedelli resta la stessa, come restano invariate le accuse ai due di avere mentito su numerosi particolari di quell'ultimo giorno di ascesa alla vetta. "Ognuno se la veda con la propria coscienza, certe cose non si possono cancellare con una stretta di mano", aggiunge. Chiusura totale. E i contatti avviati da Lacedelli per la rappacificazione? "Inutili - risponde Bonatti -. Non c'è spazio. La nostra rottura è insanabile, irrisolvibile, definitiva"
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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