La cessione del 10% di Autostrade agli investitori istituzionali e l'inchiesta della magistratura milanese sull'autostrada Milano-Mare fanno riflettere su come in Italia si fanno le privatizzazioni. E su come gli enti locali, pur favoriti dal pregiudizio positivo del federalismo, siano talvolta meno trasparenti del vituperato Stato centrale. Nel marzo del 2000, la partecipazione del Tesoro in Autostrade era stata in parte data al pubblico e in parte, il 30%, assegnata al miglior offerente, al termine di una gara ben chiara nelle premesse, ancorché poco partecipata. Nel febbraio 2003, i Benetton e i loro alleati, riuniti in Schemaventotto, hanno acquisito il controllo assoluto attraverso un' offerta pubblica d'acquisto interamente finanziata dalle banche. Il debito acceso per l'Opa è stato poi scaricato sull'azienda. Un levereged buy out che ha fatto capire a tutti, suscitando critiche tra i politici e invidia tra gli uomini d'affari, quale grande affare avessero fatto i Benetton. Ma, a dire il vero, altre operazioni simili, per esempio nel settore delle telecomunicazioni, sono state effettuate senza che nessun governante se ne preoccupasse. Adesso, dopo aver sistemato i rapporti con la pubblica amministrazione e aver rifinanziato il debito bancario di Autostrade con un' emissione obbligazionaria, Schemaventotto vende la quota eccedente il controllo per un miliardo di euro e ripulisce così da ogni debito il proprio bilancio. Oggi l'affare si vede ancor meglio. La Fondazione Crt, alleata dei Benetton, aveva investito 180 milioni di euro in Schemaventotto e ora si ritrova un capitale rivalutato a 650 milioni in grado di dare, a regime, un dividendo di 27 milioni. E l'affare non è ancora finito se è vero che Schemaventotto ha incontrato richieste triple rispetto all'offerta del 10%. La Milano-Mare, invece, è formalmente in mano agli enti locali, ma ha un socio privato, il gruppo di Marcellino Gavio, che in pochi anni è passato dal 12 al 26% e vanta un'antica amicizia con il presidente della società, Giancarlo Elia Valori. La magistratura sta controllando quali fossero i rapporti tra lo stesso Gavio e l'ex presidente della Provincia, Ombretta Colli. E come funzioni l'assegnazione diretta dei lavori alla Valdata (80% Milano-Mare, 20% Gavio) e se ci siano poi subappalti alle imprese del costruttore tortonese. Ma più che sulle materie di interesse giudiziario l'attenzione della politica dovrebbe concentrarsi sulla privatizzazione strisciante, e poco remunerativa, della Milano-Mare, fatta fin qui a colpi di relazioni privilegiate e di prelazioni trascurate da tutti tranne Gavio. Se Comune e Provincia di Milano vogliono vendere, lo facciano tutti assieme al prezzo di mercato (che è alto e comprende il premio di maggioranza) e alla luce del sole (con una pubblica gara) facendo tesoro della lezione del Tesoro.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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