Sono gli spazzini del cielo. Se non fosse per i ghiacciai tutto attorno e le tende delle spedizioni, a prima vista il loro campo base sembrerebbe un deposito di ferrivecchi. Vestiti ammuffiti, brandelli di corde, zaini squarciati, buste di cibo liofilizzato scolorite dal sole, persino bombole dell'ossigeno di 40 anni fa, sono affastellati sulla morena. Li ha raccolti sullo Sperone degli Abruzzi la spedizione sud-coreana "Pulizia K2". Un lavoro improbo. "Ci siamo spinti sino a 7.500 metri d'altezza, oltre l'attuale campo tre sulla via della vetta. E abbiamo ripulito la montagna da tutto ciò che avevano abbandonato gli alpinisti in decenni di salite" dice Han Wang-Yung, il 38 enne capo spedizione, che appartiene, tra l'altro, al ristrettissimo gruppo di conquistatori dei 14 ottomila della terra. In tutto il mondo sono solo 12 (il primo fu l'italiano Reinhold Messner, che iniziò la serie nel 1970 e la completò a 42 anni nel 1986). Un problema grave quello della sporcizia e l'inquinamento ambientale causato da chi sale le grandi vette. Una volta nessuno se ne preoccupava. Ma anche adesso, con la crescita della sensibilità ecologica, capita spesso che il maltempo, o il sorgere di difficoltà, spinga gli alpinisti a ritirate improvvise, lasciando sulla parete tutto il materiale non strettamente necessario. Per il K2, montagna difficile per eccellenza, il problema è centuplicato. "Abbiamo trovato un vero immondezzaio sulla celebre via aperta dagli italiani 50 anni fa" spiega Wang-Yung. Lui è qui con 3 compagni di Seul, un collega alpinista pakistano e 10 portatori d'alta quota. Dal 20 giugno i risultati sono notevoli. "Abbiamo portato giù oltre 2.000 chili di immondizie e materiali vari. Tra questi, una decina di bombole dell'ossigeno ancora piene, brandelli di tende, pezzi di materassini, scatolette piene e vuote, oltre 1.500 metri di corde" continua. Proprio le vecchie corde fisse rappresentano un pericolo per chi sale. Piccola nota di cronaca a proposito di infortuni. Ieri un elicottero dell'esercito pakistano è venuto per portare a valle Corrado Pesci (figlio di Virna Lisi, si era comprato da solo il permesso di salita ed era qui con una spedizione internazionale), che è inciampato nei ramponi infortunandosi gravemente una caviglia in discesa dal campo uno. Praticamente ogni anno qualcuno si fa male (e non mancano le cadute mortali) perché si spezza una corda o salta un ancoraggio. Gelo, vento e sole corrodono i materiali con una velocità impressionante. I sud-coreani hanno compiuto il massimo dello sforzo nel rimuovere corde, vecchi chiodi e scalette nei due punti chiave dello Sperone: la ventina di metri del "camino Bill", tra il primo e secondo campo a circa 6.650 metri e i 200 metri della "piramide nera", prima del terzo campo tra i 6.800 e 7.000 metri. Arriveranno a pulire anche la cima? "Non serve. Lassù giungono in pochi, pochissimi. E oltre gli 8.000 i pendii sono talmente ripidi che tutto scivola a valle. In vetta al K2 ci sono solo ghiaccio e vento".
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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