Tra l'Adda e il lago di Garda si va formando una Lombardia nuova, sempre meno tributaria di Milano. Di una Milano che torna a guardare a Ovest: a Torino più che a Oriente. Perni di questa conurbazione degli interessi sulle terre che un tempo appartenevano alla Serenissima sono Brescia e Bergamo. Ancorché divise da fiere rivalità sportive, le due città si vanno fiutando da tempo. Il primo approdo unitario risale al 1963, quando al teatro ‟Donizetti” di Bergamo e al ‟Grande” di Brescia si tennero i concerti inaugurali della prima edizione del ‟Festival pianistico internazionale” intitolato ad Arturo Benedetti Michelangeli. Negli anni Ottanta, ci fu la provvisoria alleanza tra i quotidiani minori, "Bresciaoggi" e "Bergamooggi". Nel decennio successivo, è stata la volta dei quotidiani maggiori, il "Giornale di Brescia" e "L'Eco di Bergamo", a mettere assieme le forze nell'attività tipografica con il grande centro stampa di Rovato, vicino all'autostrada. Si tratta, in questo caso, di aziende editoriali capaci di espandersi. L'"Eco" si è già comprato "La Provincia" di Como. Il "Brescia" ci ha provato, ma invano, con la "Libertà" di Piacenza. Unissero le forze e attingessero al mercato finanziario, potrebbero fare molto di più. Dall'industria e dalla finanza, invece, non vengono tensioni unitarie. Il loro orizzonte è sempre più il mondo. La spinta all'intesa viene da quanto, senza per forza essere provinciale, ha radici e futuro nel territorio: la cultura, come abbiamo visto; ma soprattutto le grandi infrastrutture. Le due città hanno aeroporti vicini e, in teoria, integrabili. Ma Orio al Serio ha una storia e un forte legame con la città, mentre lo scalo di Montichiari è in cerca d'autore. Controllato dalla società Valerio Catullo di Verona, propende verso il polo scaligero ma avrebbe interesse a coinvolgere anche il capoluogo. Curiosamente, la cosa risulta al momento impossibile, causa l'opposizione della Provincia, retta dal centro-destra. E così Brescia guarda a Orio. Poi vengono le fiere. Per evitare di rimanere schiacciate tra Milano e Verona, Brescia e Bergamo stanno cominciando a studiare come mettere a fattor comune le loro strutture espositive. Infine, le municipalizzate, che voglion dire: energia e ambiente, ma anche Borsa e capitali a disposizione dei Comuni. Se negli aeroporti la leadership è orobica, qui è bresciana: l'Asm, dopo un corteggiamento di anni, sta stringendo le trattative per incorporare la Bas. Un'operazione non chiusa in se stessa, ma aperta a Milano e all'Emilia, come testimoniano le avances fatte dall'Asm sulla Edison e le proposte delle banche d'affari per fusioni con le ex municipalizzate a sud del Po. A differenza dell'industria culturale, dove la spinta è venuta dall'iniziativa privata, nelle grandi infrastrutture la regia è tutta in mano alla politica. La circostanza che i sindaci di Brescia e Bergamo, Paolo Corsini e Roberto Bruni, siano entrambi eletti dall'Ulivo aiuta, ma la convergenza degli interessi aiuta ancora di più come dimostra il caso della Brebemi, la nuova bretella autostradale che collega le province di Brescia, Bergamo e Milano e che è stata voluta da giunte di ogni colore senza oneri per lo Stato.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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