A Est di Milano, sulla Cassanese, bisogna percorrere una decina di chilometri d'afa appiccicosa per raggiungere il luogo del desiderio. Una costruzione in orizzontale, l'Acquario Shopping Center, che promette di materializzare l'unico miraggio nel giorno più caldo dell'anno: un po' di fresco. Non importa se siamo a Vignate, affondati nella pianura commerciale per eccellenza, lungo un'arteria pullulante di camion e auto. Non importa che tutto sia maxi- e iper: maxicorridoi, maxipadiglioni, iperscalemobili, ipermercati da trenta-quaranta casse. Non importa. Qui fa fresco. Qualcuno può permettersi persino di girare in giacca senza perdere una goccia di sudore. I miracoli della democrazia commerciale, che elargisce aria condizionata per tutti e regala panchine, luoghi di ristoro, video, musiche a getto continuo e persino duemilaseicento parcheggi, senza chiederti in cambio nulla. Neanche un euro di spesa, se non vuoi berti neppure un caffè. Sei comunque un cliente potenziale, e prima o poi sarai cliente e basta. Mario e Ciro lo sapevano ben prima che il ministro Sirchia glielo dicesse. Sapevano bene che uno dei pochi luoghi in cui vincere, a basso costo, anzi a costo zero, la calura soffocante di luglio e d'agosto è questo: il centro commerciale. Se aggiungi che questo è anche uno dei rari spazi in cui vincere la solitudine, il gioco è fatto. Non per niente Mario e Ciro, che sono due operai in pensione e non possono permettersi le vacanze al mare o in montagna, hanno già previsto che passeranno qui le mattine e i pomeriggi d'estate. E poi, visto che l'inverno ormai arriva subito, hanno deciso, per non sbagliare, che passeranno qui, al calduccio, anche gli altri mesi. "Tanto, a casa che ci vado a fare?", dice Mario, 62 anni, occhiali a specchio, piedi nudi dentro ciabatte di plastica, stampella ad aiutare una gamba un po' malconcia. "La mattina vengo a prendere il pane - dice il suo amico Ciro -, poi trovo gli amici, mi fermo, si fa qualche chiacchiera, ci beviamo qualcosettina, il tempo passa... e lo stesso il pomeriggio, sto qui seduto, mi bevo una bella granita. Poi magari la sera vado lì al Brek con la moglie a mangiarmi una pizza e stiamo benone, al fresco". Ogni giorno, se non ci sono imprevisti. Ma gli imprevisti non ci sono. "Questa, più o meno, è l'andatura di tutti...". Andatura o no, l'Acquario Shopping Center è una specie di nido che protegge da tutto: intemperie, violenza, solitudine. Lo dice Ciro: "Questa è la mia casa". Trentaduemila metri quadri. È vero, manca un po' quell'intimità che si richiederebbe a una casa propriamente detta, ma non si può avere tutto. Del resto, a due passi da qui, il Media World ogni tanto propone visioni gratuite di film, con apparecchi da dimostrazione: "L'altro giorno abbiamo visto Titanic", sorride Mario. "Qui si respira, in casa muori di soffoco anche se hai il ventilatore acceso da mattina a sera", dice Rosina, di ottant'anni, anche lei habituée dell'Acquario da un paio d'anni. Prima andava a cercare ristoro all'Esselunga di Pioltello, "ma bisognava sempre comperare qualcosina". E poi qui ci sono i giochi per la nipotina: il più gettonato è una specie di elicottero luminoso che si muove a mezz'aria. Mario, ex tranviere e poi tecnico di laboratorio, e il suo cognato Vincenzo, venuto in vacanza dal Belgio, dove abita, ingaggiano una bella discussione tra il politico e il filosofico, mentre intorno vanno e vengono folle di ragazzi con panini, lattine, pizze: America sì, America no, consumismo sì, consumismo no, la guerra, il capitalismo, il sistema che ci inghiotte, la necessità di una rivoluzione della mente e non solo. "Mandar via tutta quella gentaglia dei politici". L'Acquario nel giorno più caldo è anche un talk-reality-show. "Quasi quasi vado a farmi un tuffo in piscina", sussurra all'amica una ragazza in pausa pranzo. L'Acquario ha tre piscine con programmi (gratis: qui è tutto gratuito, prima di spendere) da villaggio turistico, dopo le dieci di sera: "coccoparty", balli latino-americani, karaoke, danze di gruppo. Lucia ha 19 anni e una figlia, Alessia, di due alle prese con un ex hamburger sbriciolato sul tavolino del McDonald's. Ha lavorato fino a ieri in una pizzeria e si è licenziata perché, dice, "sono tutti maiali, ti vedono giovane e ti mettono le mani addosso". Il pomeriggio fa una passeggiata qui con la sua amica Valentina, ogni tanto Alessia le chiede di andare sullo scivolo: "Mi piace perché passi il tempo in qualche modo". Contenta lei... Contenta anche una signora trentenne, che trascorre qui i pomeriggi in attesa delle vacanze (in Sicilia), con due figlie che trangugiano patatine. "Amo l'Acquario - dice - perché se avessi un po' di soldi li potrei spendere bene, però non ce li ho". Giro logico un po' contorto, ma pazienza. Contenta anche Matilde, 38 anni, di Rivolta d'Adda, che incontra al bar suo figlio Giordano, sedicenne biancovestito con occhiali a specchio e vistosa visiera sulle sopracciglia: "Giriamo, ci facciamo un cappuccino, la spesa, la sarta, poi magari lui se ne va con gli amici e io vado a farmi una lampada, perché qualcosa da fare si trova sempre". Intanto, il giorno più caldo è passato.
Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano, nato ad Avola (Siracusa) nel 1956, giornalista e scrittore, già responsabile della pagina culturale del “Corriere della Sera”, dove attualmente è inviato speciale, ha lavorato anche per “la Repubblica” e per la casa editrice Einaudi come editor. Ha insegnato Cultura giornalistica alla facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano. Tra le sue opere ricordiamo: la raccolta di poesie Minuti contati (Scheiwiller, 1990), l’intervista con Giulio Einaudi, Tutti i nostri mercoledì (Casagrande, 2001), il romanzo Nel cuore che ti cerca (Rizzoli, 2008), La catastròfa (Sellerio, 2011, premio Volponi), sulla tragedia di Marcinelle; Giallo d'Avola (Sellerio, 2013), Ogni altra vita (il Saggiatore, 2015), I pesci devono nuotare (Rizzoli, 2016), La parrucchiera di Pizzuto (con il nome di Nino Motta, Bompiani, 2017), Respirano i muri (con il fotografo Massimo Siragusa, Contrasto 2018) e il romanzo per ragazzi Sekù non ha paura (Solferino, 2018). Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Baci da non ripetere (1994, premio Comisso per la narrativa), Azzurro, troppo azzurro (1996), Tutti contenti (2003, premi super Flaiano, super Vittorini, Chianti, finalista premio Città di Bari), Aiutami tu (2005, premio Mondello 2006), e il reportage La famiglia in bilico (2001), oltre a l’introduzione a La mite (1997) di Dostoevskij per i “Classici”.

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