"La cima è solo metà dell'opera. Manca la discesa", dice Kurt Diemberger, 74 anni, decano degli himalaysti. Ieri al K2 ne erano tutti consapevoli. Al grido di vittoria, è subito seguita la preoccupazione per il sole che stava calando, il freddo crescente, l'incognita del ritorno al campo 4 al buio. E Kurt alla tenda continuava a chiedere: "Stanno andando piano? Bisogna dirgli di risparmiare le forze. Il difficile comincia adesso. Potete avvisarli?". Verissimo. Chi conosce il K2 sa che il 30% di quanti hanno tentato la cima sono morti, la maggioranza in discesa. Dal '54 i salitori sono stati circa 200 (quelli dell'Everest quasi 2.000). Ieri i 5 italiani sono tornati al campo 4 entro le nove di sera. Ma restavano in alto 3 dei 4 spagnoli che erano con loro sulla cima. L'unico giunto alle tende, Miguel Zabarza, era troppo stanco per dar loro una mano. Il fortissimo Juanito Oiarzabal (21 volte su un ottomila) è stato ritrovato proprio dagli italiani a notte fonda. La 30enne Edurne Pasaban (al settimo ottomila) subirà gravi congelamenti ai piedi. Gli italiani Silvio Mondinelli e Walter Nones si erano attardati a dar loro aiuto. Ma poi erano scesi per timore, a loro volta, di congelarsi. Le incognite della discesa sono già oltre 8.000 metri, al "collo di bottiglia" e al traverso di ghiaccio sotto il seracco sommitale. "Là io e la mia compagna Julie Tullis siamo scivolati per 150 metri. Ci siamo fermati poco prima di un salto di 3.000 metri", ricorda Diemberger parlando della tragedia del 1986. Allora morirono in 13, tra cui Julie. Nel '96 il lecchese Lorenzo Mazzoleni cadde al traverso. Scivolò mentre stava agganciando il moschettone alla corda fissa. Ieri gli italiani, previdenti, hanno fissato le corde per la discesa mentre salivano. È stato Unterkircher ad attardarsi per il lavoro. Ma anche giunti alle tende, oggi si dovrà stare attenti.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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