Soltanto nel mese di febbraio, viaggiando al fianco di suo padre nelle elezioni primarie, Cate ricevette una trentina circa, adesso non ricorda la cifra esatta, proposte di matrimonio da sconosciuti e certamente il fatto che sia una bella ragazza slanciata e dai lunghi capelli castani dovette avere il suo peso nello scatenare l´ardore dei cittadini del New Hampshire, nel gelo dell´inverno. Ma qualche parte, nell´ammirazione che questa giovane donna di 21 anni fresca di laurea in economia politica a Princeton seppe suscitare, devono avere giocato anche il cognome, e le brillanti prospettive della sua famiglia, essendo la corteggiatissima Cate la primogenita del senatore John Edwards. L´uomo che questa sera riceverà l´investitura ufficiale di candidato alla vice presidenza degli Stati Uniti.
Toccherà a lei presentare al pubblico del congresso democratico e della tv il padre, nell´inevitabile presepe di famiglia che ormai la politica presidenziale impone a coniugi, figli e figlie, da quando John F. Kennedy inaugurò la stucchevole moda del ritratto famigliare esponendo Jacqueline, John John e Caroline all´adorazione del pubblico votante. Da allora, tutti i figli e soprattutto le figlie, anche se riottose come Amy Carter o entusiaste, come le gemelle di Bush, Jenna e Barbara, costrette a visitare mutilati e invalidi mandati negli ospedali militari dal loro papà, devono sottoporsi al rito del "quanto è bravo il mio babbo" e quanto farebbe bene la nazione a votare per lui. Se femmine cresciute, devono anche subire l´umiliante giochetto di chi sia la più "hot", la più appetitosa (Cate è in vantaggio sulle gemelle nei sondaggi informali tra i blog di Internet dove le lauree contano meno delle gambe).
Da lei, e dai suoi fratellini piccoli, Emma Claire di cinque anni e Jack di tre (un quarto fratello se ne andò bambino) che saranno trascinati sul palcoscenico per fare corona a "daddy", non ci si attendono dichiarazioni politiche o programmatiche, nonostante l´importante titolo di studio. I registi dello show le hanno affidato soltanto allusioni edificanti da sillabario a quel meraviglioso padre che, mentre scaricava casse in fabbrica e puliva le ciminiere per pagarsi gli studi, prendeva due lauree, faceva miliardi querelando per danni le compagnie di assicurazioni e vinceva un seggio nel Senato, trovava anche il tempo, ci dirà Cate Edwards, di uscire in barca con lei, insegnarle a veleggiare, di allenare le squadre di softball, di basket e di calcio per le quali lei giocava da ragazzina, di darle lezioni di surfing tra le onde del North Carolina e così riuscire nel doppio intento di rendere la bambina felice e far sentire un verme ogni altro padre nell´Universo.
"Credo onestamente che mio padre sia il miglior padre dell´universo" disse Cate a un giornalista del New Hampshire che la intervistava senza chiederle di sposarla e questo concetto sarà ripetuto questa sera davanti a delegati, elettori, milioni di telespettatori e telespettatrici, nella speranza che questa superpotenza ipermuscolare, ma ancora con il cuore di bambina, decida di farsi adottare da lui.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi (1944-2019), giornalista e scrittore, è stato condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove ha condotto TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” di Milano, ha lavorato per “La Stampa” e il “Corriere della Sera” come corrispondente, tra gli altri, in Giappone, Belgio, Russia, Francia e Stati Uniti. Dal 1985 si è trasferito a Washington. Ha pubblicato vari libri, tra i quali: Il Giappone tra noi (Garzanti, 1986), Si fa presto a dire America (Mondadori, 1988), Parola di giornalista (Rizzoli, 1990), Gli spiriti non dimenticano (Mondadori, 1996), George (Feltrinelli, 2004), Il caratteraccio (Mondadori, 2010) e Il lato fresco del cuscino. Alla ricerca delle cose perdute (Feltrinelli, 2018).

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