Da ieri non c'è più immunità neppure per i francesi in Iraq. Neppure per chi si era opposto alla guerra nel 2003 e oggi critica la presenza delle truppe Usa e dei loro alleati. Lo prova l'ennesimo minaccioso video trasmesso in serata da Al Jazira con due giornalisti francesi presi in ostaggio, Georges Malbrunot di ‟Le Figaro” e Christian Chesnot di ‟Radio France”. "Avete 48 ore di tempo per revocare la legge contro il velo islamico" annunciano i terroristi, minacciando direttamente la politica del governo di Parigi. La firma: "Esercito islamico in Iraq". Lo stesso che ha rapito e assassinato Enzo Baldoni. E infatti il video con i due francesi è molto simile a quello dove appariva l'italiano. Il gruppo, che appare legato ad Al Qaeda, comparve per la prima volta il 31 marzo, rivendicando il linciaggio di 4 guardie private americane nella cittadina sunnita di Falluja. Da allora la strategia del rapimento è diventata una realtà quotidiana. Ogni straniero vive nell'incubo di venire catturato e decapitato davanti alla cinepresa dei fondamentalisti. E il lavoro dei giornalisti è pesantemente condizionato. Si pensava però che i francesi potessero in qualche modo venire risparmiati. Uno di loro, l'operatore televisivo Alex Jordanov, era stato rapito lo scorso aprile e rilasciato dopo pochi giorni nell'enclave sunnita di Falluja. Un precedente che era considerato un lasciapassare. Più volte chi tra i reporter masticava un poco di francese si era presentato ai miliziani armati come inviato parigino. Lo stesso Malbrunot si è sempre sentito forte per la politica del suo Paese in Iraq. Esperto del Medio Oriente. Ha frequentato a lungo Gerusalemme, la Cisgiordania e Gaza. Tra i palestinesi e nel mondo arabo è molto apprezzata la sua storia dell'Hezbollah, che cerca di spiegare la strategia dei kamikaze contro l'immobilismo dell'Olp e le ingiustizie dell'occupazione israeliana. Assieme a Chesnot in gennaio avevano pubblicato un libro sull'Iraq di Saddam Hussein in toni tutt'altro che critici. Tutto inutile. "Per gli estremisti iracheni non conta ciò che fai, ma quello che rappresenti" ripetono gli esperti. Ieri i due francesi sono apparsi in pochi fotogrammi trasmessi dalla tv del Qatar. Dietro di loro, su uno sfondo nero, lo striscione con il nome del movimento dei rapitori. La stessa scenografia apparsa nel video del povero Baldoni. Chesnot annuncia in arabo malcerto che sono prigionieri. E aggiunge: "Vorrei dire alla mia famiglia che va tutto bene". Malbrunot parla in francese. Un video che ora appare terrificante. Anche se c'è chi osserva che l'ultimatum non sembra del tutto perentorio. Dei due reporter si sono perse le tracce venerdì scorso, lo stesso giorno dell'attacco al convoglio della Croce Rossa dove si trovava Baldoni. Quella mattina i due francesi erano partiti per Najaf. "Sarò irreperibile per almeno 4 ore" aveva telefonato Chesnot in redazione. Poi il giornale aveva cercato di contattare Malbrunot. Ma inutilmente: il satellitare ha suonato a vuoto per tutta la giornata. Verso sera venivano dichiarati dispersi in una ridda di informazioni contraddittorie. C'era chi diceva che erano stati catturati in un hotel alla periferia della città santa sciita. E chi invece ripeteva che erano stati catturati tra Mahmudyia e Latifya, la stessa "strada della morte" dove è stato preso l'italiano e sono cadute tante vittime da un anno a oggi. Ieri sera il Comitato degli ulema sunniti ha lanciato un appello per la liberazione dei due giornalisti.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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