Incertezza e timori si riaccendono per la sorte dei due ostaggi francesi in Iraq. Sembrava dovessero venire liberati già l'altro ieri. Ma ora da Parigi si dice che potrebbero essere necessari "altri giorni". Secondo alcune fonti, i rapitori avrebbero chiesto consiglio persino a Osama Bin Laden. E la nuova ondata di gravi attentati delle ultime 24 ore rilancia forti dubbi sulla possibilità che si possano davvero tenere le elezioni entro 5 mesi. Ieri un'autobomba è esplosa di fronte a un'accademia della polizia a Kirkuk causando la morte di almeno 25 persone. In seguito, duri scontri fra truppe Usa e guerriglieri nella vicina città di Mosul hanno provocato altri 13 morti (tra cui gli equipaggi di due elicotteri americani), in maggioranza civili. Più a sud un blitz della polizia irachena a Latifiya, la zona dove venne rapito Enzo Baldoni, ha portato alla morte di 13 agenti. La vicenda del rapimento il 20 agosto sulla strada per Najaf dei collaboratori del ‟Figaro”, Georges Malbrunot, e ‟Radio France”, Christian Chesnot, dimostra quanto il Paese sia sempre più dominato dal caos. Tanto che anche gli sforzi a tutto campo del governo francese per liberare i due reporter paiono al momento intrappolati nella palude di gruppi e organizzazioni che terrorizzano la regione. Ieri le agenzie di stampa riprendevano la notizia pubblicata dal giornale egiziano ‟Al-Hayat”, per cui i rapitori si sarebbero rivolti via Internet direttamente a Osama Bin Laden. Scrivono: "Vorremmo una fatwa (un decreto religioso, ndr) dal signore dell'Islam su come comportarci con i due ostaggi". Venerdì la direzione del ‟Figaro” e gli stessi funzionari dell'ambasciata francese a Bagdad parlavano di liberazione "entro poche ore". Rivelavano che Malbrunot e Chesnot erano stati consegnati dai fondamentalisti dell'"Esercito islamico dell'Iraq" a un gruppo moderato incaricato di condurli all'aeroporto. Gli esponenti della folta delegazione di musulmani francesi venuta con l'aereo messo a disposizione dall'Eliseo si erano incontrati con il consiglio degli Ulema, il massimo organismo spirituale sunnita a Bagdad, e avevano affermato che i due erano "fuori pericolo". Ma alle parole non sono seguiti i fatti. E ieri sono tornate a crescere le apprensioni. Il ministro degli Esteri francese, Michel Barnier, è rientrato in serata a Parigi da Amman, da dove aveva coordinato gli sforzi diplomatici. "Sono pronto a tornare ad Amman in ogni momento. Secondo le nostre informazioni i due giornalisti stanno bene e sono trattati in modo corretto", ha chiarito. Ma la fidanzata di Malbrunot dalla Francia dice che si dovrà "attendere alcuni giorni". Quanti? Nessuno può dirlo. Sembra che tra i nodi da sciogliere vi sia anche la richiesta dei mediatori di un congruo compenso. Ma non è da escludere che i rapitori, con la loro insistenza sul problema dell'insicurezza provocata delle azioni militari americane, cerchino di strumentalizzare la questione ostaggi per riaccendere le tensioni tra Washington e Parigi.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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