Ci possono essere solo due motivi per il rapimento di Ajad Anwar Walid: "I suoi legami con l'Italia, oppure l'estorsione a fine di lucro. Una delle decine che avvengono quotidianamente in Iraq dalla fine della guerra". Lo sostengono gli Abdullah. I vicini di casa nel quartiere residenziale di Zaiuna, che hanno assistito al rapimento in diretta. Una famiglia benestante. Mukhlis Abdullah è proprietario dello Saji Al-Reef, un popolare ristorante-pizzeria nel centro. "Walid coinvolto in un traffico di materiali nucleari? Ma stiamo scherzando?", reagiscono all'informazione rilanciata da Roma per cui nella casa e nell'auto del rapito sarebbero stati ritrovati documenti relativi a "formule nucleari". Assurdo, replica Mukhlis. "Sono stato io ad aprire l'abitazione ai poliziotti e a indicare loro l'auto di Walid ancora parcheggiata di fronte alla casa. L'auto era vuota. E in casa c'era solo una valigetta. Non l'ho aperta. La polizia l'ha portata via chiusa. Ma mi sembrava fosse piena di vestiti. Per il resto non c'era sul pavimento o altrove alcun foglio di formule. E non ho trovato alcun passaporto", specifica. Però concorda nel ritenere che il rapimento alle 4 del pomeriggio, martedì scorso, è stato compiuto da professionisti. "I quattro sequestratori erano ben vestiti, educati. Agivano secondo un piano preciso. Inoltre non cercavano denaro. Non hanno preso la cassa del ristorante. E l'appartamento di Walid è intatto". Dunque cosa volevano? "Molto probabilmente volevano solo Walid. Era arrivato a Bagdad dall'Italia tra la fine di marzo e aprile. Un uomo d'affari, si occupava tra l'altro dell'import di vestiti italiani. Soprattutto era molto visibile. I banditi potrebbero persino essere in contatto con qualche suo cliente e ora chiedere il riscatto alla famiglia". Ma c'è un'ipotesi più inquietante: "Potrebbe anche trattarsi di un rapimento politico. Per colpire gli interessi italiani in Iraq". Ieri un'altra notizia preoccupante. Due grossi colpi di mortaio sono scoppiati in prossimità di due organizzazioni umanitarie non governative (Intersos e Un ponte per...) senza causare vittime. Quasi certamente non erano loro l'obiettivo. Ma la paura resta.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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