Il ministro degli Esteri Frattini è partito per la sua missione più difficile: salvare Simona Pari e Simona Torretta, le due volontarie sequestrate a Baghdad da uno squadrone misterioso che finora non si è identificato.
Lo seguono i volti ansiosi di tutti gli italiani, mai uniti come in questi giorni nel volere, a qualunque costo, il ritorno delle due Simone. Suscita angoscia che vi siano fascisti italiani, evidentemente vicini al terrorismo, che hanno imbrattato con i loro segni di morte la tenda dei pacifisti davanti alla casa di Simona Torretta.
È un buon segno che il governo italiano abbia accolto subito uno spunto di richiesta, forse dei rapitori, contenuta in un messaggio diffuso in rete, e abbia avviato una trattativa per liberare donne irachene incolpevoli dal carcere di Abu Ghraib. Dimostra che con i gesti di pace (solo con i gesti di pace) si può fare qualcosa di utile. Nessuno, speriamo, vorrà accusare il ministro Frattini, di avere compromesso il piglio bellicoso, l’inno alla guerra di civiltà che si usa esibire in questi tristi giorni italiani, anche presso la presidenza del Senato. Nessuno dirà che, cercando un passaggio di salvezza per le due coraggiose italiane, il governo ha fatto un passo presso il terrorismo. È incoraggiante un altro segnale: ci viene detto che il ministro degli Esteri italiano sta lavorando insieme con quello francese. Il proposito evidente è unire le forze, le fonti, i contatti, i legami, le esperienze per rendere meno impossibili le rispettive missioni, liberare i quattro ostaggi italiani (le due Simone, i due iracheni di ‟Un ponte per...”) e i due francesi (i giornalisti Georges Malbrounot e Christian Chesnot).
Poiché a Baghdad (dove si suppone che siano le italiane) ci sono violenti scontri, e si combatte anche con raid aerei e molte vittime civili, in molte altre città dell’Iraq, il legame creato adesso tra Italia e Francia appare un segno di pace che dovrebbe giovare alla missione di Frattini. Il suo andare per capitali arabe e contatti informali, sulle orme del collega francese Michel Barnier, sarà come un camminare su aree ignote e pericolose in cui l’Italia al momento non ha rapporti. Ogni nuovo legame sarà prezioso, ogni ricostruzione di percorsi sarà importante. È un delicatissimo gioco al buio che ha il sostegno di un intero Paese.
È una porta stretta, resa così stretta da tante ragioni che adesso prendiamo solo come un dato di fatto, una grandissima difficoltà del momento, senza giudizi e senza riferimenti alla politica estera italiana di questi anni. Scommettiamo insieme a Frattini, insieme al governo, sulla possibilità di sormontare una ad una, come in certe fiabe esemplari, le prove difficili della porta stretta, perché vogliamo, in questa circostanza, partecipare al successo di un ministro e di un governo di cui non condividiamo e non abbiamo condiviso nulla.
Oggi condividiamo volontà, impegno, strategia, percorso di questo tentativo di liberazione. Uniamo le nostre speranze e il nostro augurio, in attesa. E anche se sul momento il ministro Frattini tornerà dopo aver avuto soltanto rapporti interlocutori e rassicurazioni parziali, gli saremo grati per avere provato e lo incoraggeremo a provare ancora e ancora. Sono incredibili i miracoli che possono accadere per chi va con spirito di pace.
Furio Colombo

Furio Colombo

Furio Colombo (19319, giornalista e autore di molti libri sulla vita americana, ha insegnato alla Columbia University, fino alla sua elezione in Parlamento nell’aprile del 1996. Oltre che negli Stati Uniti, ha viaggiato a lungo in Asia e in America Latina. Ha scritto per molti giornali, da ‟Il Mondo” a ‟La Stampa”, a ‟The New York Review of Books” e ha realizzato decine di documentari e servizi giornalistici per la Rai. Ha diretto l’Istituto italiano di cultura di New York dal 1991 al 1994 e inoltre ‟L’Unità” fino all’inizio del 2005. È stato più volte deputato. Tra i suoi numerosi libri: America e libertà. Da Alexis de Tocqueville a George W. Bush (Baldini Castoldi Dalai, 2005), L America di Kennedy (Baldini Castoldi Dalai 2004), Manuale di giornalismo internazionale. Ultime notizie sul giornalismo (Laterza, 1999), insieme a Romano Prodi, Ci sarà unItalia. Dialogo sulle elezioni più importanti per la democrazia italiana (2006), La paga. Il destino del lavoro e altri destini (2009), Marco Alloni dialoga con Furio Colombo. Il diritto di non tacere (2011) e Contro la Lega (2012). Con Feltrinelli ha pubblicato La città profonda. Saggi immaginari su New York (1994).

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