"Non sono un maestro, non amo i maestri, non ho mai avuto maestri. Non penso che nessuno abbia la verità in tasca, non trasmetto certezze, né verità". Danilo Zolo inizia così la sua "lezione magistrale" nella sala gremita della Cavallerizza ducale di Sassuolo, davanti ad almeno 500 persone. "La mia non è una posizione condivisa tra l'opinione politica e gli addetti alla filosofia del diritto e della politica - aggiunge - ma credo che esista una contraddizione tra le aspirazione universalistiche di alcuni filosofi che indicano nell'unificazione politica e culturale del mondo la soluzione per la pace e i processi reali che vanno in direzione opposta agli auspici dei filosofi kantiani". Il duello di Zolo con i discepoli del neo-cosmopolitismo kantiano, i western globalists, i globalisti occidentali, continua da molti anni, e molte ed aspre polemiche ha prodotto nel frattempo. Ed è con sapiente ironia che Zolo orchestra una piccola cosmogonia ad uso di tutti i cosmopoliti del mondo. Che credono ad esempio che i "valori" occidentali siano il compasso utile a misurare il diametro dell'unità del mondo; desiderano la pace tra i popoli in nome della religione dell'umanità, ma giustificano come Jürgen Habermas le guerre umanitarie della Nato in Jugoslavia; si rispecchiano nei dilemmi di Michael Walzer che sostiene una politica delle differenze pur difendendo un certo tipo di universalismo occidentale. "Non stiamo andando verso un ordine cosmopolitico retto da un'autorità sovranazionale, mettiamo una Onu riformata - aggiunge - Questi cosmopoliti si illudono che una maggiore concentrazione del potere politico mondiale possa redimere la natura umana dalla sua aggressività, pacificare gli istinti ed arrivare alla pace tra i popoli. Noi stiamo invece andando verso una costituzione imperiale del mondo".
Rispetto alla tesi di Michael Hardt e di Antonio Negri, quella di Zolo sull'impero non è legata allo sviluppo del capitale, ma alle dinamiche egemoniche del potere mondiale. "Per Negri l'impero è una realtà astratta che non si identifica con la struttura economica e militare statunitense". Per Zolo l'impero si definisce invece in tre modi: geopolitico, normativo ed ideologico. Si pone come la fonte di una nuova legge internazionale, anche se non intende minimante rispettarla. Il potere imperiale, per sua definizione, è legibus solutus, al di sopra di ogni legge. "Quando questa potenza dichiara di fare guerra in nome dell'umanità, mente sicuramente perché squalifica l'avversario per giustificare l'uso di strumenti di aggressione e distruzione assolutamente disumani".
Quella di Zolo è una visione realistica dei rapporti internazionali: "Dopo la fine dell'ordine bipolare la guerra è diventata centrale per risoluzione dei conflitti ed è centrale per l'esistenza del potere imperiale". E poi l'attacco: "Gli interventi in Iraq degli anni `90, in Somalia, Ruanda, Haiti, le guerre balcaniche decise dalla Nato in violazione palese della carta Onu e del diritto internazionale generale, sono state sottoscritte in Europa da governi di centro-sinistra, quelli che oggi sono all'opposizione ed appoggiano la richiesta del ritiro delle truppe dall'Iraq".
L'equilibrio dell'impero è altamente instabile, non domina il mondo né riesce a pacificarlo con le sue "guerre per la democrazia". Anzi è il diretto responsabile della crescente instabilità dell'ordine mondiale: "Il terrorismo internazionale - sostiene Zolo - inizia quando la potenza egemonica si installa in medioriente". E risale al 1991, quando Bush padre raccolse il più grande esercito del mondo contro Saddam Hussein fermandosi a due passi da Bagdad. "Dalla fine della guerra fredda, gli americani hanno mostrato una grande intelligenza strategica - continua Zolo - ma è da allora che esiste a mio parere una grande continuità tra democratici e repubblicani. Le due presidenze Clinton sono in continuità assoluta con le linee stabilite da Bush padre. Oggi negli Stati Uniti non esiste alcuna alternativa in politica estera".
Zolo conosce molto bene gli Stati Uniti, gli ricordano dal pubblico. "Certo - risponde lui - ma non posso dire di andarci mai volentieri". Ma esistono delle alternative?, insiste un altro spettatore. "L'unica alternativa è quella di un mondo meno ordinato dal punto di vista geopolitico, ma che trova l'equilibrio nella formazione di grandi spazi capaci di imprimere gradualmente nel sistema un assetto meno squilibrato, promuovendo il pluralismo tra entità sovranazionali regionali". Ad esempio, l'Europa "che potrebbe diventare un grande spazio forse non alternativo agli Stati uniti, ma certamente autonomo, magari riscoprendo il suo rapporto con il mediterraneo". Come questo sia possibile Zolo non lo dice, limitandosi a fare appello al patto euro-mediterraneo firmato a Barcellona nel 1996 che ha dato finora risultati limitati. Ma chissà se basta evocare un'Europa "meno occidentale e più europea" per attutire l'arroganza cosmopolitica e le politiche sicuritarie dilaganti sul continente.
Danilo Zolo

Danilo Zolo

Danilo Zolo ha insegnato Filosofia del diritto e Filosofia del diritto internazionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze. È stato Visiting Fellow in numerose università inglesi e statunitensi e nel 1993 gli è stata assegnata la Jemolo Fellowship presso il Nuffield College di Oxford. Ha tenuto corsi di lezioni in Argentina, Brasile, Messico e Colombia. Nel 2001 ha fondato la rivista elettronica internazionale “Jura Gentium”. Fra i suoi scritti: Reflexive Epistemology (Kluwer, 1989); Democracy and Complexity (Polity Press, 1992); I signori della pace (Carocci, 1998); Invoking Humanity: War, Law and Global Order (Continuum, 2002); Globalizzazione. Una mappa dei problemi (Laterza,); La giustizia dei vincitori (Laterza, 2006). Per Feltrinelli ha pubblicato: Scienza e politica in Otto Neurath (1986); Il principato democratico (1992); Cosmopolis (1995); Lo Stato di diritto (con Pietro Costa; 2002); L’alternativa mediterranea (con Franco Cassano; 2007); L’alito della libertà. Su Bobbio (2008) e Sulla paura (2011).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>