"La battaglia legale del sindaco di Drezzo è evidentemente incostituzionale". E anche la proposta della Lega a Milano sul divieto di indossare il velo rischia di esserlo. Michele Ainis, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico all'Università di Teramo, non ha dubbi: "Sono certo che il ricorso alla Corte Costituzionale darà ragione alla signora che vuole indossare il velo".

Come mai tanta certezza?
Il sindaco fa appello al testo unico sulle norme della sicurezza del 1931, il più fascista dei decreti del ventennio fascista. La Corte Costituzionale lo ha già smontato ogni volta che ne ha avuto l'occasione. La sentenza della Consulta, la prima in assoluto nel 1956, fu quella che dichiarò incostituzionale l'articolo 68 del decreto: vietava le feste da ballo non autorizzate dal questore.

Il sindaco fa appello all'articolo 85 di questo regio decreto. È stato dichiarato incostituzionale anche questo?
Non mi risulta che l'articolo 85 sia mai finito sul tavolo della Corte. Ma ripeto: sono certo che la prima volta che ci finisse farebbe la stessa fine degli altri.

Perché?
Perché quell'articolo dice: è vietato comparire mascherati in un luogo pubblico. È irragionevole. Cosa facciamo, dunque: a carnevale arrestiamo tutti? Ma non è finita qui.

E cosa altro?
L'articolo 85 dice che non si può andare in giro mascherati, non parla nello specifico di mascherare il volto. E allora se andiamo a punire chi indossa il burqa perché non anche chi indossa una tonaca come fanno le suore?.

Il sindaco di Drezzo, però, per la sua battaglia contro il burqa non si sta basando soltanto sul regio decreto del 1931, ma anche su una legge di pubblica sicurezza che è stata varata nel 1975...
Che però va usata con criterio, oltre che con buon senso. Perché, altrimenti, in virtù di questa stessa legge del 1975 non potrebbe esistere la norma che in nome della sicurezza stradale impone di indossare il casco a chi va sulla moto o sul motorino. È ovvio che, poi, alla base di questa assurda querelle c'è un problema fondamentale dei diritti costituzionali.

Ovvero la libertà di religione?
Ovvero la libertà di religione che è la prima forza costituzionale. Di più: direi che la libertà di religione è l'architrave di tutta l'esperienza costituzionale degli ultimi due secoli.

E nella nostra Costituzione come è tutelata?
C'è l'articolo 19 che esprime il principio della libertà religiosa. E dice che tu puoi esercitare il tuo culto anche in forma individuale purché non si tratti di riti contrari al buon costume. E direi che non è certo questo il caso: quando ti copri non offendi certo il buon costume.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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