Nelle intenzioni di chi la progettò la Torre di Babele avrebbe dovuto toccare il cielo, ma si sa come andò a finire: Iddio confuse le lingue dei suoi costruttori che, non riuscendo più a capirsi, se ne andarono come sonnambuli in direzioni diverse, incapaci di riaversi della sorpresa. Di quel ragguardevole avvenimento sono state fornite svariate spiegazioni. Secondo una tradizione araba, fu dopo il crollo che i costruttori, traumatizzati, presero a balbettare in idiomi incomprensibili (come ha osservato J. L. Borges, "non è impossibile che il verbo inglese 'to babble' e il verbo tedesco 'babbeln' , che significano balbettare, derivino da Babele e non dai primi suoni che articolano i neonati"). Un'altra interpretazione attribuisce lo sgretolarsi dell'ipotetica lingua comune alla moltiplicazione dei gerghi che le diverse categorie (carpentieri, muratori, scalpellini...) avevano sviluppato e al conseguente fiorire di quiproquo. Comunque sia andata, è difficile liberarsi dall'impressione che quella di disperdersi in tutte le direzioni sia stata una decisione affrettata. Si capisce che lo sconcerto fosse grande. Immaginate che da un momento all'altro i vostri familiari, o i vostri amici, si mettano a parlare chi in basco, chi in bergamasco, che in tibetano antico. Certo restereste sbalorditi; ma l'esperienza insegna che si può vivere, e bene, anche in un mondo dove si parlano lingue differenti. Quanti milanesi sapevano, prima di aver letto questa pagina, che esisteva il tagalog e che era una delle lingue più parlate nella loro città? Senza dubbio pochi. Questo dimostra che il mite tagalog non ha mai dato fastidio a nessuno; e suggerisce anche che il cantiere di Babele sarebbe potuto restare aperto, come molti cantieri dove brulicano gli immigrati. Più seducente e realistica è l'ipotesi che la causa della prima grande catastrofe tecnologica (l'abbandono e il crollo della Torre) sia stato il fiorire e il moltiplicarsi di linguaggi specializzati. Se non avete competenze finanziarie o informatiche, provatevi a rivolgervi a chi le ha. Nella maggior parte dei casi non capirete niente di quello che vi dice; e mentre chi parla tagalog è pieno di buona volontà e non si stupisce che voi non lo capiate, il consulente finanziario o informatico (ma l'elenco dei detentori di gerghi professionali sarebbe lungo) vi guarderà con compatimento, come se avesse incontrato un demente. Non gli immigrati, ma gli "specialisti" sono i veri protagonisti delle nuove Babeli.
Giovanni Mariotti

Giovanni Mariotti

Giovanni Mariotti, versiliese collabora al Corriere della Sera.

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