Querula, litigiosa, contenziosa, rissosa, la sinistra italiana dimostra di nuovo di sapersi dividere appena l'occasione si presenta. Stavolta l'occasione è il referendum sulla fecondazione assistita, per il quale sono già state raggiunte le firme necessarie, che viene "sgambettato" in maniera plateale dall'on. Amato, uomo di altre stagioni e non nuovo alle sottigliezze degli avvocati di Renzo Tramaglino di manzoniana memoria. Oggi Amato, ieri un altro leader, ieri l'altro un altro leader, e un altro ancora: in questi anni di dominio berlusconiano la sinistra italiana, con i particolarismi appartenenti a ciascuna delle proprie componenti, non ha mancato di fornire, di fronte a prove gravi cui il governo Berlusconi sottopone il paese, di dimostrare la propria inefficienza, pochezza, frammentazione, incoerenza. Se all'on. Berlusconi si rimprovera di affermare qualcosa e di negarlo subito dopo, a lui specularmente opposta è questa sinistra, pronta a smentire se stessa in modo esasperante disorientando il proprio elettorato e contribuendo a fare dell'Italia il paese in cui è valido un principio ma anche il suo contrario. Qualche anno fa alla commemorazione delle vittime della strage alla stazione di Bologna, l'on. Amato ebbe a chiedere scusa ai cittadini, per quella strage, a nome dello stato. Ecco preferiremmo che lasciasse perdere la fecondazione assistita e continuasse il suo discorso, facendo magari i nomi dei responsabili. Sarebbe storicamente più fecondo. Poiché non appartengo a nessun partito, non faccio parte di movimenti, di gruppi, di sette, di consorterie, di fazioni o di combriccole, in quanto cittadino che pensa con la propria testa e che si rende conto della drammatica situazione in cui versa l'Italia e del vicolo cieco in cui la sta conducendo l'attuale maggioranza di governo, a titolo puramente personale dico a questa sinistra: ora basta. Lo dico a titolo personale ma sono certo che milioni di cittadini la pensano come me. E voglio aggiungere che se è stata la litigiosità della sinistra che ha fatto cadere i governi di sinistra e ha consegnato il paese a Berlusconi, per lo stesso motivo l'Italia è destinata a restare nelle sue mani. È bene che i cittadini italiani sappiano che non sarà per merito di Berlusconi, il cui governo fa acqua da tutte le parti, ma per demerito dell'opposizione, se l'Italia resterà nelle sue mani. Questa sinistra si sta assumendo una grave responsabilità, una responsabilità storica che peserà sul futuro del nostro paese e della quale essa pare non rendersi conto. La frivolezza vanesia con cui questa sinistra si comporta, non solo politicamente, ma anche socialmente e antropologicamente, con uno "stile" non dissimile ai modelli berlusconiani; l'avidità di apparire nei programmi di una televisione non più pubblica ma vergognosamente padronale; l'affabilità cameratesca con cui tratta i peggiori esponenti di questo governo; quel dare del tu di fronte a milioni di spettatori a individui di ascendenza fascistoide che vorremmo fossero trattati con la distanza necessaria e che invece ci appaiono come loro compagni di banco, tutto ciò è un atteggiamento insolente e irrispettoso verso l'elettorato italiano progressista, democratico e antifascista.
Gli esponenti di questa sinistra devono sapere che le poltrone non sono eterne e che essi stanno giocando con la sorte degli italiani. Punirli è facile: il momento elettorale esiste per questo, e non sarebbe la prima volta. In tal caso però questa volta non avrebbero più l'opportunità che finora hanno avuto, ma scomparirebbero davvero dalla scena. Solo che per far questo gli italiani dovrebbero consentire a Berlusconi un'altra legislatura. La sinistra pensa che ne valga la pena?
Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi (Pisa, 1943 - Lisbona, 2012) ha pubblicato Piazza d’Italia (Milano, 1975), Il piccolo naviglio (Milano, 1978), Il gioco del rovescio (Milano, 1981), Donna di Porto Pim (Palermo, 1983), Notturno indiano (Palermo, 1984), I volatili del Beato Angelico (Palermo, 1987), Sogni di sogni (Palermo, 1992), Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa (Palermo, 1994), Marconi, se ben mi ricordo (Roma, 1997), La gastrite di Platone (Palermo, 1998), Racconti con figure (Palermo, 2011) e, con Feltrinelli, Piccoli equivoci senza importanza (1985), Il filo dell’orizzonte (1986), I dialoghi mancati (1988; nuova edizione che comprende anche Marconi, se ben mi ricordo, 2019), la nuova edizione de Il gioco del rovescio (1988), Un baule pieno di gente (1990, nuova edizione 2019), L’angelo nero (1991), Requiem (1992), la riedizione di Piazza d’Italia (1993), Sostiene Pereira (1994, premio Viareggio-Rèpaci, premio Campiello, premio Scanno, premio dei Lettori e Prix Européen Jean Monnet), La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997), Gli Zingari e il Rinascimento. Vivere da Rom a Firenze (1999), Si sta facendo sempre più tardi (2001, Prix France Culture 2002), Autobiografie altrui (2003), Tristano muore (2004, miglior libro dell’anno secondo la rivista francese “Lire”), Racconti (2005), L’oca al passo (2006), Il tempo invecchia in fretta (2009), Viaggi e altri viaggi (2010), la riedizione de Il piccolo naviglio (2011), Romanzi (2012), Di tutto resta un poco (2013), Per Isabel (2013). Ha curato l’edizione italiana dell’opera di Fernando Pessoa e ha tradotto le poesie di Carlos Drummond De Andrade (Sentimento del mondo, Torino, 1987). Ha ricevuto il Prix Médicis étranger e il Prix Européen de la Littérature in Francia;

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