Un cercatore solitario e meditativo di parole e di senso. Uno scrittore solista, laico, che si definisce non credente ma disvela con pacatezza la sua spiccata, vibratile sensibilità inevitabilmente sedotta dalle voci, dalla lingua originaria e dalle storie delle Sacre Scritture che sono la sua "intimità mattutina" e sulle quali si sveglia e si ferma lentamente, tutti i giorni. Dall’altro lato, un uomo di chiesa impegnato nel sociale, un docente e teologo pastorale attento ai segni dei tempi ma anche un fine saggista, che da quelle Scritture parte per andare oltre gli orizzonti del Vecchio Testamento, e farsi provocare dalla "sfida attualissima" di quella Buona Novella del Cristo che cambiò il corso della Storia, spingendo gli uomini ad affrontare senza più paura il mare come ponte tra i popoli, e non barriera di divisioni. Erri De Luca e Gennaro Matino sono amici da molti anni e hanno, ciascuno, moltissimi amici. Di tutte le età, formazioni e provenienze. Ieri sera i loro innumerevoli amici ed estimatori sono confluiti davvero in tanti, a centinaia, per ascoltarli dialogare, nella basilica di Santa Chiara dove De Luca e padre Matino hanno presentato, in anteprima nazionale, una loro nuova opera a quattro mani, dall’eloquente titolo Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Un incontro denso - anticipo delle catechesi di Santa Chiara alla città - organizzato dall’Associazione Alfredo Guida amici del libro e dal Centro francescano di cultura Oltre il Chiostro diretto da padre Giuseppe Reale che è stato preceduto, mezz’ora prima, da un affettuoso assedio ai due autori per la richiesta di autografi e dediche. Tra i tantissimi, il filosofo Aldo Masullo, i fotografi Mimmo Jodice con la moglie Angela e Luciano Ferrara, editori (Diego Guida e Raimondo Di Maio), il produttore cinematografico e ingegnere Sergio Scapagnini che ha lasciato il set del suo nuovo film a Procida per non mancare all’appuntamento, e poi professionisti, giovani studenti, anziani parrocchiani, membri dell’associazionismo e del volontariato. Una grande, corale manifestazione d’affetto (oltre che di attenzione a un tema non certo di moda) seguita da un dialogo tra diversi che nutrono un grande rispetto l’uno per l’altro: un bell’esempio, in controtendenza rispetto ai conflitti attuali di ogni segno e alla costruzione di sempre nuovi muri. "Gennaro è una locomotiva, usa la scrittura sacra per buttarla dentro la fornace che fa muovere il suo convoglio, ma come il roveto ardente della Bibbia il suo combustibile arde senza mai consumarsi", scherza Erri De Luca che paragona invece se stesso a Ronzinante, il cavallo di Don Chisciotte che "è il più grande libro di tutte le letterature". Ma quando nella chiesa si fa silenzio totale, e il loro confronto inizia, ti accorgi che ad accomunare, quasi apparentare il traduttore autodidatta dall’ebraico antico del Vecchio Testamento, scenario di pastori solitari, e l’esegeta del Nuovo Testamento, orizzonte di avventurosi pescatori d’uomini, è proprio il loro empatico rapporto - affettuoso e assiduo - con il Libro dei Libri. Un testo dove - nella suggestiva, trasversale rilettura a due voci di De Luca e Matino - il sacro è parola piena, che interpella chiunque. E pretende attento ascolto, oltre il fragore della vita. Una parola che da percorsi diversi conduce così gli uomini e le donne, di ieri come di oggi, alla stessa meta, citata da entrambi gli autori e troppo spesso disattesa: l’amore. Di sé, degli altri, della vita. Ed è allora la tenerezza di un Dio diverso, quasi una nostalgia di cielo ad aleggiare nella chiesa monumentale, dove si conferma per tutti, credenti e non credenti, il valore del simbolo nella sua etimologia greca (symballein): legare, collegare. Le persone, le latitudini, il tempo.

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