Doveva essere una normale conferenza stampa sull'intesa appena raggiunta con l'Unione europea circa il programma nucleare iraniano: invece si è trasformata in una mezz'ora di fuoco per il capo negoziatore Hassan Rowhani, presidente del Consiglio di sicurezza nazionale della Repubblica islamica. Una scarica di domande accusatorie: "L'Iran ha ceduto tanto perché la sua squadra di negoziatori è debole?", l'Iran "ha dato una perla in cambio di un leccalecca?". I titoli della stampa ieri non lasciavano dubbi: sui giornali più o meno indipendenti il signor Rowhani è sorridente in prima pagina e dice che l'Iran ha segnato una vittoria; sulle testate conservatrici gli editoriali fanno notare che "questo accordo soddisfa richieste illogiche da parte europea. È illegale" (il quotidiano ‟Jomhuri-ye Eslami”, "Repubblica islamica"), e oltretutto "manca una garanzia circa gli impegni europei" (‟Siyasat-e Rouz”). Altrettanto negativi i commenti di illustri deputati come Ahmad Tavakolli, capofila dello schieramento dei "nuovi" conservatori iraniani, la nuova leva di fedelissimi della Guida suprema che in febbraio ha conquistato il Parlamento con un misto di slogans modernisti e richiami ai principi dell'islam: "Come rappresentante della nazione, esprimo il mio profondo disappunto". E dire che Hassan Rowhani è indicato, nella geografia del potere iraniano, come un uomo vicino alla Guida suprema, massima autorità dello stato: è stato proprio l'ayatollah Ali Khamenei ad affidare a Rowhani il dossier nucleare, esautorando il governo del presidente Mohammat Khatami.
L'accordo tanto criticato dagli oltranzisti di Tehran stipula che l'Iran accetta di sospendere "tutte le attività relative all'arricchimento e riciclaggio dell'uranio; l'assemblaggio, installazione, sperimentazione o operazione di centrifughe di gas, ogni attività relativa alla separazione del plutonio, e ogni test o produzione negli impianti di conversione dell'uranio". L'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) sarà invitata a verificare la sospensione, effettiva dal 22 di novembre, ovvero tre giorni prima che a Vienna si riunisca il direttivo dell'Aiea per valutare il "caso" Iran. In cambio, gli europei hanno offerto cooperazione economica e tecnologica, inclusa la fornitura di combustibile uranio per le centrali elettro-nucleari su cui Tehran ha investito tanti soldi. Gli europei appoggeranno la richiesta iraniana di entrare nell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), a cui qui ambiscono un po' tutti gli schieramenti.
Oggi qualcuno qui si chiede perché l'Iran non sia arrivata a questo esito (accettare ispezioni e sospendere l'arricchimento dell'uranio) un anno e mezzo fa, come era propenso a fare il governo Khatami, invece di trascinare il negoziato lasciando crescere legittimi sospetti sul reale scopo del suo programma nucleare.
Hassan Rowhani l'altra sera ha ribattuto ai critici dicendo che "la Repubblica islamica non ha ceduto sui suoi principi", ovvero sul diritto dell'Iran a possedere tecnologia nucleare compreso il ciclo del combustibile (l'uranio). L'accordo precisa che l'Iran accetta volontariamente di sottoporsi alle ispezioni e che i tre paesi europei "riconoscono che la sospensione è una misura volontaria di costruzione della fiducia e non un'obbligazione legale". Inoltre non è una "sospensione indefinita", ha sottolineato Rowhani. Frasi dirette alla scena interna: da un anno ormai i conservatori qui presentano il programma nucleare come una questione di "orgoglio nazionale".
Su una cosa "siamo d'accordo tutti", commenta Amir Moheb Bian, direttore del giornale ‟Resalat”, la voce più autorevole dei conservatori iraniani. "La tecnologia nucleare è una questione nazionale. Non si tratta solo di energia. È il simbolo della nostra indipendenza". Il Trattato di non proliferazione non vieta ai paesi firmatari di arricchire uranio come combustibile, dunque perché condannare l'Iran? "Abbiamo mostrato tutta la buona volontà. Abbiamo accettato il protocollo aggiuntivo e le ispezioni. Gli europei si preoccupano delle nostre intenzioni, gli americani chiedono l'intervento del Consiglio di sicurezza? Lo facciano. Al Consiglio di sicurezza sarà ancora più difficile per gli Stati uniti far votare sanzioni contro di noi".
Ieri il direttore dell'Aiea Mohammed el Baradei ha fatto circolare tra i 35 paesi membri dell'agenzia una versione confidenziale del suo rapporto: secondo qualche anticipazione afferma che l'Iran non ha condotto attività nucleari illegittime; aggiunge però che non può garantire che non ci siano attività non dichiarate. Si può immaginare dunque che il 25 novembre l'Aiea non denuncerà l'Iran al Consiglio di sicurezza dell'Onu. Ma il dossier resta aperto, in attesa che entri in campo quello che Tehran vede come il vero interlocutore, gli Stati uniti, ancora pronti a dichiarare che l'Iran non ha rispettato i patti.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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